BUON LUNEDI’ 14 GENNAIO 2019 DA OFNEWS AGGREGATOR

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USCITA DI LUNEDì 14 GENNAIO 2019

ECONOMIA & FINANZA
Corriere della Sera
La successione è sempre un passaggio delicato nelle grandi istituzioni. Soprattutto quando si tratta di una realtà che ha definito i suoi contorni, le sue linee di attività, le sue modalità di intervento e di indipendenza, per il lungo lavoro di chi ne è alla guida da più di vent’anni. È la storia della Fondazione Cariplo e dell’avvocato Giuseppe Guzzetti, presidente dal 5 febbraio 1997. Un’eredità impegnativa, dal momento che in questi anni la Fondazione delle Casse di risparmio delle province lombarde, è stata protagonista di un cambiamento profondo. Dalla proprietà della banca-simbolo dell’economia lombarda, di cui deteneva il 100% fino alla sua privatizzazione, alla creazione del primo gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, al nuovo modo di fare welfare in un tempo nel quale lo Stato sta gradualmente arretrando per i vincoli di bilancio. Fino al punto di giocare un ruolo di supplenza e di gestione di vere e proprie politiche sociali. Una specie di lenta rivoluzione che ha cambiato il confine tra attività pubbliche e attività private di interesse pubblico.
Milano Finanza
A sei mesi dalla morte di Sergio Marchionne (25 luglio 2018), l’uomo forte della galassia Agnelli è sempre più John Elkann, che non rappresenta più soltanto il proprietario -in ultima istanza- dell’impero industriale della dinasta torinese, ma che ne è diventato anche il dominus in termini operativi, come ha del resto dimostrato la rivoluzione tecnica avvenuta in settimana alla guida del team di Formula 1 della Ferrari (con la nomina di Mattia Binotto come team principale al posto di Maurizio Arrivabene). Una vicenda in cui proprio Elkann ha avuto l’ultima parola. In questa veste però, e dall’alto di tutte le cariche di vertice del gruppo assommate (presidente di Exor , di Fca , di Ferrari e della cassaforte di famiglia Giovanni Agnelli Bv) il nipote dell’Avvocato Agnelli dovrà guidare tutta la galassia verso il futuro. Soprattutto dovrà traghettare Fca nel risiko del settore auto. Un universo che alla luce dell’emergere delle nuove tecnologie che stanno per invadere il settore e del recente accordo tra Volkswagen e Ford (i cui dettagli saranno svelati in settimana al Salone dell’auto di Detroit) si presenta sempre più complicato per Fca che in un solo colpo ha visto ridursi i due possibili partner una possibile aggregazione. La morte di Marchionne (cui il rampollo era molto legato) ha d’altronde imposto a Elkann un salto importante da un punto di vista qualitativo e non a caso da quei tragici giorni di luglio ogni decisione di una certa rilevanza relativa alle controllate principali dell’impero (e non sono state poche- sinora) porta la firma dell’erede designato. Con il risultato che mai come in questo momento- forse nemmeno ai tempi del nonno Gianni- la galassia Agnelli è governata da un quasi monarca assoluto (tanto più dicono i frequentatori della dinastia che il francese è una lingua molto conosciuta in casa Elkann).
Il Sole 24 Ore
Mentre il caso Carige domina le cronache, dalle retrovie sembra tornare il caso Mps. A riaccendere i riflettori sulla tormentata banca senese è la stessa Banca centrale europea. Che lo scorso 5 dicembre ha inviato all’istituto una lettera contenente le nuove richieste dei requisiti prudenziali da rispettare per il 2019. Ma soprattutto ha indicato i rischi e i punti di debolezza che la banca deve affrontare. Si tratta di un autentico cahier de doléances, in cui si evidenzia la necessità di migliorare la redditività, fino ad oggi «inferiore agli obiettivi di Piano». Ma anche la posizione patrimoniale, «indebolita dall’impossibilità di emettere» nei mesi scorsi dei bond subordinati Tier 2 e su cui hanno pesato gli impatti «diretti e indiretti» della dinamica spread BTp-Bund. Proprio sul tema della raccolta, gli ispettori di Francoforte lanciano l’allarme. E mettono in evidenza le «significative» sfide poste dal piano di ristrutturazione sul lato del funding e sulla capacità di Mps di «attuare con successo la propria strategia di raccolta, viste le turbolenze che si stanno verificando nei mercati italiani».
Milano Finanza
Nella complicata vicenda Carige adesso entra in scena anche Moody's. L'agenzia di valutazione ha messo osservazione il rating Caa3 della banca ligure indicando però una "direzione incerta". La scelta, come si legge in una nota diramata oggi, recepisce "i recenti eventi di mercato, tra cui le decisioni della Bce e del Governo italiano che probabilmente influenzeranno concretamente il rischio per i crediti senior". I possibili scenari, ricorda l'agenzia di rating, includono "una vendita a un partner più forte, una nazionalizzazione o un intervento del regolatore".Tre opportunità che "potrebbero essere positive o negative per i creditori a seconda di come le transazioni saranno strutturate". Questa decisione di Moody's riflette "il potenziale di questi diversi scenario di avere effetti sui rating sia in senso positivo che negativo". Nel documento viene inoltre ricordato come la Banca Centrale sia intervenuta "con l'obiettivo di consentire all'istituto ligure di perseguire gli obiettivi del piano strategico. Questo potrebbe essere positivo per i creditori senior, ma l'incapacità di raccogliere capitale all'assemblea straordinaria di dicembre per sostituire il bond sottoscritto dallo Schema volontario del Fondo interbancario pone un elemento di tensione concreta sulla redditività della banca".
Il Sole 24 Ore
In vista della presentazione del prossimo piano industriale Bper prova a definire i passaggi chiave di un’operazione da tempo sul tavolo: l’acquisto del 49% del Banco di Sardegna. Quota ancora nel portafoglio della Fondazione Banco di Sardegna ma oggetto di una lunga trattativa. A valle della quale sarebbe stato definito un primo schema di accordo che prevede una duplice modalità di pagamento per liquidare l’ente: azioni Bper e l’emissione di un prestito subordinato. Finanziamento, quest’ultimo, che sarebbe peraltro destinato a venir sottoscritto dalla Fondazione stessa. Più nel dettaglio, stando a quanto si è appreso, l’istituto sarebbe al lavoro proprio per definire taglia e condizioni del subordinato. La Fondazione Banco di Sardegna ha in carico il pacchetto ad un valore di poco superiore ai 350 milioni di euro. Tale valore, come scritto nel bilancio dell’ente, risulta inferiore però al cosiddetto “valore di libro” del Banco di Sardegna, cioè a quello che scaturisce guardando al patrimonio netto. In particolare, quest’ultimo sarebbe pari a 1,2 miliardi di euro complessivi per l’intera banca.
la Repubblica
Sulle nomine, le partite più importanti restano ancora aperte. Dal consiglio dei ministri di ieri sera è arrivato il via libera solo su due caselle minori del grande scacchiere che Lega e 5 Stelle si stanno adoperando per riempire. La prima è quella di Alfredo Mortellaro a capo dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. Per la guida dell'Enit invece, l'ente per la promozione del turismo che il Movimento 5 Stelle definiva lo scorso anno un "carrozzone", ricettacolo di conflitti di interessi, il governo ha scelto il numero uno di Federturismo Giorgio Palmucci. Palmucci, ha ricordato il mese scorso Sergio Rizzo su Affari e Finanza citando anche Lettera43 – oltre ad essere stato capo dell'attuale ministro dell'Agricoltura e del Turismo Centinaio è ora vicepresidente di Th Resort, società che gestisce alcuni villaggi Valtur e partecipato al 46% dalla Cassa depositi e prestiti.

AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Tra i finanziari, giù Ubi Banca (-3,01%), Banco Bpm (-2,97%), Bper (-1,68%) e Intesa Sanpaolo (-0,49%), mentre hanno chiuso sopra la parità Mediobanca (+1,25%) e Unicredit (+0,8%), una delle banche più attive sul dossier Carige in caso di aggregazione dell'istituto ligure. Contrastati i petrolieri con Eni che cede a fine giornata lo 0,51% e Tenaris lo 0,91%. Bene invece Saipem (+0,83% a 3,77 euro) sui PMorgan ha alzato la raccomandazione da neutral a overweight, con prezzo obiettivo che scende da 4,9 a 4,7 euro. In recupero poi Fca (+2,5% a 14,21 euro), che ha accelerato al rialzo in scia alla notizia che General Motors ha alzato la sua guidance di utile 2018 e ha fornito prospettive favorevoli per l'anno appena iniziato. Ottima performance anche per Campari (+2,31% a 7,75) su cui Ubs ha alzato la raccomandazione da sell a neutral, con prezzo obiettivo che passa da 5,1 a 7,7.
Il Sole 24 Ore
«Difficile», «complesso», «intenso». Basta scorrere gli aggettivi con cui i manager delle principali società italiane attive nel risparmio gestito hanno accompagnato i dati sulla raccolta 2018 pubblicati questa settimana per capire come l’anno appena concluso non sia stato una passeggiata per l’intera industria. Se i dati definitivi di Assogestioni lo confermeranno, come è probabile, gli ultimi 12 mesi, pur positivi, faranno segnare il dato peggiore da quando nel 2013 è iniziata la riscossa del settore, mentre il patrimonio gestito potrebbe ridursi per la prima volta dal 2011. A crescere, o quantomeno a non diminuire rispetto al recente passato, sono invece le commissioni caricate sui fondi: una circostanza che non farà certo piacere ai clienti che hanno visto invece erodere i propri risparmi da dodici mesi di magre performance, e che con Mifid 2 saranno ancora più consapevoli dei costi sostenut
Milano Finanza
"I Pir sono stati uno strumento di successo, non solo sul fronte della raccolta ma anche per la realizzazione degli obiettivi per i quali erano stati pensati, ovvero creare un sistema di finanziamento alternativo al canale bancario che raggiungesse le medie e le piccole imprese. Alcuni risultati quindi sono stati centrati, altri molto meno, ecco perché è stato ipotizzato di affiancare ai Pir nuovi strumenti quali gli European Long Term Investments Funds (Eltif)". E' questa l'opinione di Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni e ad di Eurizon Capital, emersa nel corso del convegno "Mifid 2, educazione finanziaria e comportamenti degli investitori" che si tiene presso l'Università Bocconi di Milano. Gli Eltif sono strumenti ancora allo studio delle autorità (è la Legge di Bilancio che regola i Piani individuali di Risparmio di nuova generazione, ma il mercato rimane in attesa dei decreti attuativi) che hanno tra altri obiettivi quello di avvicinare i risparmiatori retail agli investimenti illiquidi e, nello specifico, di incanalare maggiori risorse sulle società di piccolissime dimensioni. Sono infatti destinati a supportare le Pmi con una capitalizzazione sotto i 500mila euro, quotate e non quotate. Si tratta di fondi chiusi con un orizzonte di tempo vincolato. A differenza dei Pir non prevedono un'agevolazione fiscale. Le società stanno attendendo le norme prima di avviarne la distribuzione, Eurizon per esempio prevede di partire entro il primo semestre 2019.
Milano Finanza
Nel 2018 i fondi comuni europei hanno perso il 5,7%, quelli italiani un valore simile, il 5,8%. Ma dietro al dato medio si nascondono dati molto diversi. Infatti gli azionari Italia sono andati particolarmente male sulla scia delle tensioni dello spread che hanno fatto perdere a Piazza Affari oltre il 15%. E i comparti specializzati sulla borsa di Milano, inclusi i fondi Pir, hanno lasciato sul terreno il 12%. Ma lo stesso è avvenuto per gli azionari Paesi emergenti, che hanno chiuso ugualmente con un saldo del -12%. Naturalmente se si guarda al mondo degli obbligazionari il bilancio è meno nero e la perdita media per i fondi obbligazionari a medio lungo termine è stata del 2,2%, nonostante l’annus horribilis vissuto dai Btp, che hanno un peso importante nel bond fund proposti sul mercato italiano. Per chi ha puntato sugli obbligazionari globali governativi il bilancio è addirittura positivo con un +1,6%. Ma di fronte a questa fotografia non stupisce che un nome noto dell’industria come Paolo Basilico, presidente di Kairos, abbia mandato una lettera agli investitori che rappresenta un’analisi senza sconti sulle scelte fatte nel 2018, anno in cui la salvezza si sarebbe trovata mettendosi in difesa fin dal primo picco di volatilità in febbraio e puntando sui Bund o sul dollaro. Facile, col senno di poi. La mossa di Basilico comunque anticipa i nuovi rendiconti voluti dalla Mifid 2 in arrivo nelle prossime settimane ai clienti, che per la prima volta metteranno a confronto i costi pagati in euro (e non più soltanto in percentuale) rispetto ai rendimenti ottenuti. Basilico d’altronde è in buona compagnia e in molte lettere agli investitori mandate dai guru degli hedge fund di Wall Street presentano toni simili.
Milano Finanza
L’emissione in settimana del bond Tim da mezzo miliardo di euro ha riacceso i riflettori su una asset class, quella dei bond corporate italiani, che nel corso del 2018 ha sofferto particolarmente. I problemi erano emersi con l’insediamento del governo gialloverde, che aveva scatenato massicce vendite di emissioni tricolore sia governative che societarie, ma l’allarme è rientrato dopo che l’Italia è riuscita in extremis a evitare la procedura Ue di infrazione per l’eccessivo deficit previsto nella Legge di Bilancio. L’anno appena concluso ha riservato delusioni anche per gli obbligazionisti più conservativi, che soprattutto nella seconda parte del 2018 hanno visto deprezzarsi in modo pressoché costante il controvalore degli investimenti parcheggiati in bond societari italiani, tanto a tasso fisso quanto a tasso variabile. Il fattore trainante del movimento è da ricercarsi nel forte allargamento degli spread pagati dalle emissioni societarie e non nelle oscillazioni avverse nella curve dei rendimenti nonostante la fine del Quantitavie easing programmata da tempo dalla Banca Centrale Europea. L’allargamento, giustificato tanto dal peggioramento del rischio Paese quanto dal sentiment molto negativo che ha interessato nell’ultimo trimestre le asset class rischiose internazionali, come sempre ha impattato sulle performance dei bond corporate e ancor di più su quelli di tipo corporate high yield. Nel 2018 gli indici di riferimento delle obbligazioni societarie in euro ad alto rating hanno lasciato sul terreno l’1,3%, flessione che sale al 3,5% per le emissioni a basso rating, considerando anche le cedole staccate o capitalizzate.
Morningstar
Il 31 dicembre 2018 è terminato il programma di acquisto di attività finanziarie, prevalentemente titoli obbligazionari, da parte della Banca centrale europea (Bce). I tassi di interesse nell’Eurozona, tuttavia, sembrano destinati a rimanere bassi ancora per molti mesi, almeno fino alla fine del 2019 secondo molti analisti. Per gli investitori a caccia di cedole, dunque, continueranno i tempi duri. Nell’ultimo decennio, le principali banche centrali hanno intrapreso politiche monetarie ultra-espansive per sostenere il sistema economico e finanziario, con conseguente calo dei rendimenti (yield) dei titoli di Stato, che in alcuni casi sono finiti in territorio negativo. Prima del 2008-09, il relativamente poco rischioso Bund tedesco a 10 anni aveva un tasso di interesse tipicamente del 4% o più; a fine ottobre 2018 eravamo intorno a un magro 0,4%. I fondi multi-asset income. In risposta a un contesto di bassi tassi di interesse dei titoli di Stato, gli investitori e le società di gestione hanno indirizzato la loro attenzione verso i fondi multi-asset income, ossia strumenti bilanciati che si pongono l’obiettivo di distribuire una cedola prefissata, in termini assoluti o percentuali, o variabile all’interno di un determinato intervallo, oppure flessibile a fronte di dividendi o coupon realizzati.
Morningstar
L’Europa fa fatica a riprendersi. Ma, dicono i gestori di Morningstar Investment Management (MIM), in questa situazione offre alcune opportunità. L’indice Morningstar dedicato al Vecchio continente in un mese (fino al 9 gennaio e calcolato in euro) ha guadagnato lo 0,74%. E’ ancora presto, tuttavia, per dire se riuscirà a far dimenticare il 2018 chiuso in ribasso del 10,9%. Per quanto riguarda le categorie Morningstar in cui sono raccolti i fondi che investono nel Vecchio continente, nei segmenti dedicati alle Large cap l’universo di quelli che puntano su strategie blend in quattro settimane ha segnato -0,10% (-12,8% nel 2018), quello specializzato sui growth ha guadagnato lo 0,04% (-11,32%) e quello dei value ha segnato +0,35% (-14,4%). Gi strumenti dedicati alle Mid cap hanno registrato +1,44% (-15,82%) e quelli dedicati alle Small cap +1,36% (-18,8%).
Morningstar
Qualcosa è cambiato nei mercati emergenti. Almeno nei fondi che investono in questo asset. Se nel 2017 a farla da padrone erano stati gli strumenti con uno stile chiaramente growth, l’anno scorso l’orientamento (complici un minore appetito per il rischio e la cattiva performance dei mercati globali), è stato decisamente più value. L’indice Morningstar dedicato ai paesi emergenti nel 2018 ha perso il 12,5% (in euro) contro il +19% dei 12 mesi precedenti. “I mercati emergenti non sono andati bene quest’anno, nemmeno rispetto alle medie storiche”, spiega Daniela Sotiroff, analista di Morningstar. “Per questo gli investitori hanno preferito non prendere rischi. Chi è rimasto sugli emergenti si è spostato su asset meno pericolosi e volatili dei growth”.
Il Sole 24 Ore
Entro la fine di febbraio i consulenti finanziari dovranno comunicare ai clienti quanto incassano in termini di commissioni, secondo quanto previsto dalla Mifid II. Sciorinare dettagli sulle spese sostenute – dalle commissioni di ingresso a quelle di gestione – non sarà semplice per i consulenti finanziari, viste le performance delle Borse nel 2018, in gran parte negative. Quello che si prepara in queste settimane è una tempesta perfetta per l’industria finanziaria: perdite, almeno di periodo, a fronte di spese in taluni casi rilevanti. Certo, si obietta giustamente che chi gestisce il denaro dei risparmiatori lo fa per lavoro e non può essere remunerato solo se c’è una plusvalenza: tra le varie controindicazioni, ciò porterebbe i gestori ad assumere rischi superiori a quelli coerenti con la natura dei fondi comuni in questioni, che sono appunto diversificati in base al profilo di rischio.
La Voce
Se si guarda di sfuggita il crollo nella quotazione dei Bitcoin e delle altre criptovalute avvenuta nell’ultimo anno è difficile dare ragione a chi spera nel loro utilizzo a breve termine come mezzo di scambio alternativo rispetto alle monete tradizionali. Tanto per intenderci: rispetto a un picco di quasi 17mila dollari per un Bitcoin – raggiunto nel dicembre del 2017 – in questi giorni la valutazione si aggira attorno ai 3.600 dollari, cioè quasi l’80 percento in meno. La scelta di detenere Bitcoin per acquistare qualcosa o per estinguere un debito di altro tipo si scontra dunque con livelli estremi di volatilità, ovvero i Bitcoin non riescono a funzionare come riserva di valore nel tempo. Il nesso tra riserva di valore e mezzo di scambio potrebbe peraltro funzionare nella direzione opposta: è il fatto che il Bitcoin non sia (ancora) un mezzo di pagamento standard che ne rende così volatile la quotazione, dato che gli manca un’utilità intrinseca come mezzo di scambio che in qualche modo faccia da “ancoraggio” al suo valore. A questo punto, i Bitcoin non svolgono nemmeno la terza funzione che definisce essenzialmente una moneta, cioè quella di unità di conto per misurare “quanto costano le cose”. Detto in soldoni: un’automobile di categoria medio/bassa costava un bitcoin a dicembre 2017, ma ora ne costa quasi cinque.
la Repubblica
Il mattone italiano non riprende quota, nonostante i segnali di rilancio dell'attività di compravendita. Secondo i dati preliminari dell'Istat, infatti, i prezzi delle abitazioni sono tornati in calo nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, con una diminuzione dello 0,8%, e un'analoga contrazione su base annua, la settima consecutiva. Soffre il comparto dell'usato. Con questa ultima rilevazione, ipotizzando che non ci siano variazioni nell'ultimo periodo dell'anno, il 2018 si chiuderebbe a -0,5%. Rispetto alla media del 2010, i prezzi sono diminuiti del 16,7%, a causa delle abitazioni esistenti i cui prezzi sono calati del 22,9% (quelle nuove hanno segnato invece +0,2%). "Anche nel terzo trimestre, la flessione tendenziale dei prezzi è da attribuire unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, che registrano una variazione negativa pari a -1,3% (era -0,8% nel trimestre precedente). I prezzi delle abitazioni nuove, invece, accelerano su base tendenziale passando dal +1,2% del secondo trimestre del 2018 al +1,4% del terzo trimestre", dice l'Istat. Invece su base congiunturale la diminuzione è dovuta a entrambe le tipologie (-1% per le abitazioni esistenti e -0,2% per quelle nuove).
La Voce
Nel 1903 l’economista Amilcare Puviani pubblicò un libro dal titolo Teoria dell’illusione finanziaria. Nel volume l’autore argomenta come lo stato sfrutti la mancanza di trasparenza delle proprie azioni finanziarie per realizzare surrettiziamente i suoi obiettivi, senza che i cittadini siano coscienti degli oneri che ne derivano. Le modifiche alle regole di indicizzazione delle pensioni del governo giallo-verde sembrano essere un esempio di questa tesi. Partiamo dai numeri. Secondo la relazione tecnica di accompagnamento al maxi emendamento alla legge di bilancio, la modifica alle regole relative all’indicizzazione delle pensioni porterà allo stato un flusso di risorse pari a 415 milioni di euro nel 2019 e, rispettivamente, a 1.222 e 2.014 milioni nel 2020 e 2021. I risparmi crescono negli anni poiché gli effetti della mancata indicizzazione si cumulano nel tempo. Il numero dei soggetti interessati è poco sopra i 5 milioni, molto maggiore dei 24 mila pensionati d’oro che nello stesso periodo garantiranno un risparmio di 138, 144 e 151 milioni di euro.

INCHIESTE
la Repubblica
E’ la sigla del nostro tempo: WWW. E sta, non per World Wide Web, ma per il Wild Wild West del capitalismo. Ossessionato dagli immigrati, il 99 per cento di occidentali meno fortunato economicamente non si rende conto, infatti, che, da qualche decennio, il grande capitale gli mette le mani nelle tasche. Anzi, negli ultimi 5-6 anni le mega corporations sono diventate sempre più voraci e questa avidità, oltre ad inasprire le ineguaglianze, compromette anche le prospettive di futuro sviluppo dell’economia. No, non è un volantino di “Potere al popolo”. Sono i risultati appena sfornati dagli economisti che lavorano in quel tempio dell’ortodossia economica che è il Fondo monetario internazionale. Cosa dicono, infatti, gli ultimi studi Fmi? In sostanza, non solo che nella divisione dei guadagni delle imprese, la quota che va ai profitti continua ad aumentare drammaticamente rispetto a quella che va ai lavoratori, ma che le stesse imprese prendono sempre più per il collo anche i consumatori in genere. A questo punto, al riparo del potere di mercato così conquistato, si guardano bene dall’innovare ed investire, compromettendo lo sviluppo futuro.
la Repubblica
Crolla la produzione industriale anche se il premier Conte parla di "dato atteso come in Europa". Secondo l'Istat a novembre 2018 l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce dell’1,6% rispetto a ottobre. Nella media del trimestre settembre–novembre 2018 il livello della produzione registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo nel comparto dell’energia (+1,0%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-2,4%), i beni strumentali (-1,7%) e i beni di consumo (-0,9%).
Corriere della Sera — Milena Gabanelli e Rita Querzè
Cinque milioni di poveri in Italia non si possono ignorare, ed è giusto dare loro un assegno di sussistenza. Ma i soldi vanno spesi bene perché a pagare l’Irpef sono sempre i soliti 41 milioni di italiani. E anche tra loro non tutti se la passano benissimo. Troppe risorse nelle tasche sbagliate. Ogni anno l’Inps spende 53 miliardi per aiutare chi sta peggio. In gran parte vanno in assegni sociali e integrazioni al minimo. In teoria può fare domanda solo chi è sotto a un certo reddito (per la pensione sociale non bisogna superare i 5.954 euro l’anno, per esempio). Nella realtà oltre un terzo di questi soldi (ovvero 18,5 miliardi) va alle famiglie con redditi superiori alla media. Lo stesso meccanismo vale per i 18 miliardi di spesa generale per la lotta alla povertà. Oltre un terzo – 6,5 miliardi – va al 50% di italiani con redditi superiori alla media. La legge che ha istituito il Reddito di inclusione (Rei) prevedeva un riordino della spesa sociale. Non è mai stato fatto. I cittadini quando vanno a votare non premiano chi gli toglie qualcosa. E i partiti lo sanno. (video e testo)
Milano Finanza
Tokyo chiusa oggi per festività, mentre l'Asia apre la settimana in netto rosso. Alle ore 7:30 italiane l'Hang Seng cede l'1,53%, mentre Shanghai perde lo 0,68%. Oro in aumento dello 0,16% a 1.291,5 dollari l'oncia, petrolio Wti americano in flessione dell'1,16% a 50,99. Euro stabile sulla chiusura di venerdì delle borse americane a 1,1475 e yen in aumento dello 0,41% a 108,09 sul dollaro. Domani il Nikkei non si sveglierà molto bene con la valuta così forte. Intanto i futures su Wall Street aumentano il rosso, l'S&P500 perde lo 0,8% e Il Nasdaq l'1,07%. I dati di import ed export della Cina registrati a dicembre hanno mandato a gambe all'aria l'Asia, perché sono stati letti come un segnale concreto di che cosa significa l'implementazione a regime delle nuove tariffe doganali imposte dagli Usa su Pechino e la guerra tecnologica (si veda il caso Huawei, ancora bloccato in Canada e con la complicazione della Polonia).

COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Isabella Bufacchi
Più trasparenza e dunque pieno accesso a «qualsiasi documento» sulla vigilanza bancaria europea ritenuto necessario: è quanto torna a chiedere la Corte dei conti europea nei confronti della Banca centrale europea in qualità di istituzione competente in via esclusiva per la vigilanza sulle grandi banche degli Stati membri della zona euro: la Bce opera infatti attraverso il Meccanismo di vigilanza unico (Mvu) costituito nel 2014 come pilastro dell’Unione bancaria mentre la Bce non ha responsabilità sul Single resolution board, il meccanismo di risoluzione unico. Cosa chiede la Corte dei conti europea. La Corte dei conti europea (Eca European court of auditors), custode delle finanze dell’Ue, ha fatto sapere lunedì 14 gennaio con un duro comunicato di aver «chiesto ai legislatori dell’Unione di intervenire affinché la Bce conceda pieno accesso ai documenti per l’espletamento di audit sulla vigilanza bancaria»: lo ha fatto inviando una lettera al Parlamento europeo. E con l’ennesimo appello al Consiglio della Ue. La vigilanza bancaria «comporta rischi significativi per le finanze pubbliche», secondo la Corte la quale sostiene di non poter svolgere audit adeguati su tali attività «a meno che la Bce non modifichi la propria politica in materia di diritti di accesso».
Il Fatto Quotidiano — Enrico Grazzini
Al di là delle strumentali polemiche politiche sul caso Carige, il vice-presidente del Consiglio Luigi Di Maio ha perfettamente regione su un punto fondamentale: in Italia abbiamo bisogno come l’acqua di una banca pubblica di sviluppo, ovvero di una banca la cui attività creditizia sia indirizzata non solo al profitto ma al finanziamento di progetti infrastrutturali e produttivi di carattere strategico e di particolare importanza per lo sviluppo economico e sociale. Nessuno Stato ha mai superato la crisi, e in particolare le crisi bancarie, senza un intervento pubblico. La banca pubblica o semi-pubblica avrebbe un ruolo indispensabile per lo sviluppo, che non può mai essere assicurato esclusivamente dalle banche private. Queste per loro natura mirano innanzitutto al profitto di breve termine. Le banche private non hanno strutturalmente l’obiettivo di servire l’interesse nazionale, ma hanno come scopo quello di “creare valore” per i padroni della banca, ovvero per gli azionisti. Alle banche commerciali si può solo chiedere e imporre che rispettino le leggi e che tutelino pienamente le persone che gli affidano i risparmi.

INTERNAZIONALE
Financial Times
Open banking is yet to provide a flood of innovation but its architects are sticking at it When British banks were forced to open up their customer data to rival lenders and digital upstarts a year ago, would-be innovators promised a flood of new products that would herald the biggest shake-up in retail banking for decades. Twelve months on, and even those behind the new regime acknowledge the predicted deluge has so far been more of a trickle. Yet after a year of laying the technical foundations, the architects of the regulation say that 2019 will be a “big year” for customers as the prepare to extent the rules’ reach to help them meet early expectations. Open Banking builds on European regulations that require banks to share data by forcing the UK’s largest providers to meet specific standards, in theory allowing financial technology, or fintech, innovators to make products that can connect to every bank and be used by any customer.
Financial Times
Tim Sloan thinks that Wells Fargo is “the best bank in the world”. After more than two years as chief executive of the scandal-riven lender, he is quick to provide evidence — deposit growth, loan growth, returns — to show that while the bank has been wounded by controversy, it is now returning to its feet. The view from the outside the group, however, is very different. In interviews with the Financial Times, dozens of investors, academics, competitors and employees and describe a damaged brand, a workforce held back by fear of repeating past mistakes, and the immense difficulty of drawing a line under one of the ugliest banking scandals in an era full of them. A cut-throat sales culture in the retail division, where perverse incentives led employees to open millions of false accounts and mis-sell other products, was ignored or brushed aside by the board and senior management until the story went public in 2016. Wells’ first response when the problems emerged was mass firings of lower-level employees. More than 5,000 were forced out. 
Bloomberg
The People’s Bank of China declined to acknowledge Visa and Mastercard’s applications to process renminbi payments, the Financial Times reports, citing unidentified people familiar with the application process. Applications submitted to central bank more than a year ago, people say Procedure for applications published in 2017 says PBOC must decide on applications within 90 days of acknowledging receipt The PBOC, Visa and Mastercard did not respond to requests for comment
Financial Times
Lloyds Banking Group has been accused of “gaming the system” by making its overdrafts more expensive and complicated for most of its customers, just months before the fee structure it uses is set to be banned. The UK bank on Monday will begin moving customers across its brands to a new tariff that will increase fees for anyone borrowing less than about £4,100. It will also introduce a tiered charging system that critics say make it harder for customers to work out how much they will have to pay when borrowing larger amounts. Its move comes as the Financial Conduct Authority, the UK markets regulator, prepares to crackdown on overdraft fees, with proposals to stop banks from charging more for unarranged overdrafts, and forcing them to use less complex pricing and clearer advertising.
Forbes
BSERVATIONS FROM THE FINTECH SNARK TANK Claims regarding the impact of artificial intelligence (AI) on banking are getting out of control. Claim #1: [Financial] institutions will turn AI-enabled back-office operations into external services, both accelerating the rate at which these capabilities improve and necessitating others to become consumers of those capabilities to avoid falling behind." (Source: World Economic Forum) No they won't. Establishing external services requires marketing and customer service. And it takes someone who knows how to manage a profit-center to run the show–which doesn't usually describe the folks running those departments today. You really think a lot of institutions are going to make the investments required to turn some AI-infused back-office operation into its own line of business? Here's a better bet: Amazon, Zillow, or Credit Karma will evolve their platforms to the point that it makes sense for them to provide "back-office operations" as a service. My money is on those three firms investing in AI faster than the majority of financial institutions. And I hereby trademark the BOOaaS acronym.

TECNOLOGIA
Il Sole 24 Ore
Amazon ha lanciato un nuovo servizio video in streaming interamente sostenuto dalla pubblicità e quindi senza alcuna necessità di abbonamento. Per il colosso dell’e-commerce e di Internet si tratta della prima offerta del genere e dell’ultimo sforzo per espandere la sua attività, questa volta con l’obiettivo di catturare una porzione crescente della preziosa raccolta pubblicitaria sia Tv che digitale, oggi dominata da Google di Alphabet e da Facebook. Il servizio, battezzato IMDb Freedive, ha iniziato a essere disponibile ieri sera e offre un catalogo di spettacoli televisivi e di lungometraggi accessibili dal sito IMDb, una divisione del gruppo di Jeff Bezos ormai dal 1998, come pure dai devices di Amazon Fire Tv. Tra i titoli disponibili ci sono recenti show da piccolo schermo quali The Bachelor e Duck Dinasty ma anche classici del calibro di Dallas e Gilligan's Island. I film vanno da Dracula a A Few Good Men.
Il Sole 24 Ore
Campioncini gratuiti a casa dei clienti, a seconda dei loro gusti – o almeno, a seconda dei gusti che traspaiono dalle proprie ricerche l’online. L’ultima trovata di Amazon, il gigante statunitense dell’e-commerce, abbatte una nuova frontiera del rapporto fra pubblicità fisica e digitale: inviare ai propri utenti confezioni di prova di prodotti conosciuti alla clientela Usa, come il caffè Folgers o il mascara Maybelline, in base al profilo “catturato” dagli algoritmi della piattaforma. Lo scrive il portale statunitense Axios, tracciando un profilo di una tecnica pubblicitaria che potrebbe rinsaldare il peso di Amazon – anche -nell’industria dell’advertising. A differenza dei concorrenti del calibro di Facebook e Google, la piattaforma può infatti contare sia su un’enorme mole di dati sia una rete logistica che permette di raggiungere fisicamente la clientela. Il risultato è una combinazione fra pubblicità online e fisica che «non può essere raggiunta» da concorrenti strutturati solo per il flusso di informazioni su smartphone e computer dei propri clienti.
Il Sole 24 Ore
Prima il profit warning di Apple e il crollo del titolo a Wall Street, poi quello di Samsung, infine il taglio dei piani di produzione dei nuovi iPhone del 10% riportato da Nikkei Asian Review. In mezzo una notizia rilevante arrivata dal Ces di Las Vegas: Apple che porta sui tv di Samsung ed Lg i suoi film con iTunes, aprendosi un’ulteriore strada nei servizi a pochi mesi dall’annuncio del proprio servizio di video streaming. Sono capitoli molto ravvicinati di una storia piuttosto prevedibile, quantomeno in termini industriali. Lo squarcio nel mercato degli smartphone è arrivato un anno fa, quando Gartner per la prima volta ha certificato il primo calo delle vendite di smartphone a livello mondiale. La saturazione del mercato Quella corsa pazzesca iniziata esattamente 12 anni fa, il 9 gennaio 2007, con il lancio del primo iPhone a San Francisco ha iniziato a rallentare. Innovazione sempre meno percepibile. Ciclo di vita del prodotto che si allunga. I problemi di Apple e Samsung «sono sicuramente legati alle difficoltà negli smartphone e non dovrebbero arrivare come una sorpresa per nessuno – spiega Carolina Milanesi, analista di Creative Strategies -. I mercati maturi sono saturi da un po’ e i mercati emergenti che hanno visto una crescita forte negli ultimi anni stanno rallentando perché le condizioni socio economiche sono ben diverse dai mercati maturi e quindi non vedranno mai una penetrazione del 90%. Gia l'anno scorso abbiamo visto Samsung faticare con l’upgrade cycle per il suo Galaxy, si diceva perché fosse troppo simile al precedente. Apple non aveva sentito il problema perché l'iPhone X era molto diverso dai precedenti modelli».
Il Sole 24 Ore
Si sente molto parlare di 5G in questi giorni e nell'immaginario collettivo si tratta di un altro potenziamento per la rete mobile che ci permetterà di scaricare video, documenti e musica più velocemente sui nuovi smartphone. Ma non è così. Il 5G non serve agli smartphone. Certo, verrà usata anche come infrastruttura per la comunicazione mobile al posto del 3G e in parte del 4G, ma il vero punto della questione è altrove. Mentre il 3G e il 4G sono le tecnologie che hanno portato Internet nei nostri smartphone, connettendo gli uomini alla Rete in qualsiasi momento, il 5G è pensato per le macchine. Con il 5G, la rete mobile avrà la potenza per gestire milioni di piccoli dispositivi sempre connessi che genereranno una mole di dati incredibile da trasferire a centrali di analisi in cloud. Non è un caso che le sperimentazioni attualmente in progetto siano proprio improntati nel rendere hi-tech attività industriali molto complesse. La città di Bari, per esempio, ha in progetto la trasformazione del proprio porto in un “porto 4.0” ovvero funzionante grazie a tecnologie all'avanguardia basate sul 5G implementato da Fastweb, Huawei e Tim.
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BUON LUNEDI’ 14 GENNAIO 2019 DA OFNEWS AGGREGATOR ultima modifica: 2019-01-14T09:01:24+02:00 da OFNews
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