📂 INTERVISTA TPI – In Siria hanno combattuto l’Isis, in Italia rischiano la sorveglianza speciale

INTERVISTA TPI
In Siria combattono l’Isis ma in Italia rischiano la sorveglianza speciale

“I nostri politici usano il terrore e la violenza dello Stato islamico per fare campagna elettorale e diffondere la loro propaganda, accusano i migranti e i musulmani di portare il terrore in Europa, ma non muovono un dito per combattere l’Isis sul campo. Noi invece lo abbiamo fatto, ma una volta tornati siamo considerati ‘socialmente pericolosi’”

La scorsa settimana la procura di Torino ha chiesto sorveglianza speciale per Eddy, Jacopo, Davide Jack e Pachino, cinque italiani che negli ultimi anni si sono uniti alle Unità di protezione del popolo curde (YPG) e hanno partecipato direttamente alla lotta contro l’Isis in Siria, alla quale la stessa Italia aderisce in quanto parte della coalizione internazionale che combatte il sedicente Stato islamico in Iraq e Siria.

“È incredibile ed ipocrita che delle persone che sono andate in Siria e che hanno rischiato la loro vita combattendo in prima persona contro l’Isis una volta tornate in Italia siano considerate pericolose” ha detto a TPI Jacopo Bindi, nell’intervista di Futura d’Aprile, spiegando che la richiesta, su cui si pronuncerà il tribunale di Torino il prossimo 23 gennaio, prevede misure come l’allontanamento dalla città di Torino, l’obbligo di rimanere in casa durante gli orari notturni, il ritiro della patente di guida e il divieto di incontrare più di 3 persone alla volta. “In questo modo ci verrebbe impedito di partecipare alla vita politica e pubblica del paese”.

Proprio nelle ultime settimane, la sopravvivenza dei curdi nel nord della Siria è stata messa in seria discussione  dopo il ritiro annunciato dalla Siria delle truppe degli Stati Uniti, alla guida della coalizione che combatte l’Isis, e l’imminente intervento nella regione della Turchia, storico nemico dei combattenti curdi. Nonostante le richieste di garanzie sulla loro sicurezza da parte degli Stati Uniti, la Turchia ha reiterato la promessa che i miliziani curdi saranno presto “sepolti nelle fosse”.

Tuttavia l’Isis continua a rappresentare una minaccia nella Siria nordorientale, dove sono ancora in corso violenti scontri tra i miliziani islamisti e l’alleanza curdo-araba sostenuta dalla coalizione internazionale. La scorsa settimana lo stesso Jacopo Bindi ha dato la notizia della morte avvenuta a dicembre a causa di un incidente di Giovanni Francesco Asperti, volontario italiano originario di Bergamo che combatteva contro l’Isis col nome di «Hiwa Bosco».

“Nella Siria del nord c’è un reale esperimento per la costruzione di una società basata su presupposti differenti come democrazia, pace, libertà ed ecologia che si impegna a combattere, non solo con le armi, contro l’Isis e ci tengo a far parte di questa lotta” ha spiegato Jacopo, raccontando gli ideali della regione autonoma del Rojava, guidata da parità dei generi, rispetto dell’ambiente e tentativi di democrazia diretta.

“Anziché usare la retorica anti-Isis per fare propaganda e prendere voti noi ci impegniamo in prima persona per costruire una società sulla base di quei valori in cui crediamo”.

I link:

 

  • La storia di Rojava, società utopica curda

   

  • L’analisi sulla situazione dei curdi dopo il ritiro annunciato dagli USA – di Futura d’Aprile

 

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📂 INTERVISTA TPI – In Siria hanno combattuto l’Isis, in Italia rischiano la sorveglianza speciale ultima modifica: 2019-01-13T18:50:38+01:00 da TPI

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