OFNEWS AGGREGATOR: La retromarcia di Salvini e Di Maio per arrivare alle europee senza sanzioni

USCITA DI VENERDì 30 NOVEMBRE 2018

COVER STORY
Ofnews
Chi necessita di un conto low cost da gestire principalmente online ha ancora diverse soluzioni per non dover pagare un fee ogni mese. Da un lato ci si può “abbonare” a una banca online: nonostante l’aumento registrato dai loro conti, infatti, le loro offerte restano le più economiche. Ma anche le banche tradizionali propongono oggi i cosiddetti “conti modulari”, che si può comporre in base alle proprie esigenze con la possibilità di abbassare il canone. I moduli nascono proprio per consentire al cliente di scegliere solo i prodotti e i servizi di cui si ha bisogno. Ad esempio, chi ha necessità di effettuare numerosi bonifici può acquistare un “pacchetto” che va ad aumentare il costo mensile del canone, ma che consente di non dover pagare per ogni singola disposizione. Si paga solo quello di cui si ha realmente bisogno e allo stesso tempo si ha accesso a un bouquet più ampio di servizi. Anche questi conti tradizionali non devono essere necessariamente aperti in filiale, ma grazie alle nuove strategie multicanale, possono essere richiesti a distanza via Internet o da app via cellulare. E possono essere gestiti principalmente sui canali diretti, senza quindi mettere in conto le commissioni più elevate applicate alle operazioni allo sportello. Tutti questi conti quindi sono raggruppati sotto il nome “low cost”.

ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
In modo subdolo, sotterraneo e indiretto, sono mille i modi con cui il rincaro dello spread tra BTp e Bund sta facendo danni in Italia. Unicredit in questi giorni ha dato l’ennesima dimostrazione. Il gruppo ha emesso un bond «senior non preferred» come aveva fatto lo scorso gennaio. Il punto è che a gennaio pagò un tasso d’interesse pari a 70 punti base sopra il tasso europeo swap, mentre ora il “premio” è stato di 420 punti base. Questa volta il bond è stato emesso in dollari (i 420 punti base rappresentano però il costo in euro) ed è stato venduto ad un unico investitore (il fondo Pimco). Ma il nodo sta nel costo: la stessa banca per emettere lo stesso tipo di titolo ha dovuto sestuplicare il tasso d’interesse. Non perché UniCredit sia peggiorata da gennaio, ma perché ora il mercato considera un rischio-Italia maggiore. Anche il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis ha ribadito che questo aumento dei tassi per UniCredit è dovuto «alle turbolenze di mercato». E questo allarma i banchieri italiani: «Noi non possiamo permetterci di fare operazioni con tassi così alti», ha detto ieri il ceo di Banco BpmGiuseppe Castagna. Il tasso pagato da UniCredit «è impressionante» ha aggiunto il numero uno in Italia di Credit Agricole, Giampiero Maioli.

Milano Finanza
Unicredit ha emesso un bond da 3 miliardi di dollari, parte del piano strategico del gruppo, che entro fine 2019 la banca deve collocare 6 miliardi di euro di obbligazioni. La prima tranche da 1,5 miliardi di euro è dello scorso gennaio, quando la banca ha raccolto dagli investitori istituzionali adesioni pari al triplo dell’offerta. E questo ha permesso al gruppo guidato dal ceo Jean Pierre Mustier di abbassare il costo dell’operazione da 80 a 70 punti base sopra lo swap a 5 anni. Ma ad inizio anno lo spread viaggiava attorno a 120 punti base e oggi si è assestato attorno a 300 punti. Fatto che ha contribuito a far cambiare strategia alla banca. L’ultima emissione, infatti, è stato un private placement, quindi rivolto ad un solo investitore. La stampa concorda per il colosso Pimco, che gestisce per conto di fondi pensione e anche banche centrali 1.720 miliardi di dollari al 30 settembre scorso. Pimco oggi è parte del gruppo assicurativo Allianz . E il fatto che i tedeschi abbiano dimostrato fiducia nei confronti di Unicredit , che in Germania è la quarta banca per importanza, è un segnale positivo.

Il Sole 24 Ore
Il consiglio di amministrazione di Carige ha approvato questa sera il capital conservation plan e ha definito i termini dell’emissione di un prestito subordinato fino a 400 milioni, definendo le linee guida del piano industriale. Sul tavolo del cda anche la cessione di un portafoglio di sofferenze da circa 850 milioni. Al termine di una lunga seduta cominciata in mattinata e finita nel tardo pomeriggio, il consiglio della banca genovese, a quanto risulta (al momento della chiusura di questo articolo Carige non aveva ancora ufficializzato le decisioni assunte), ha dato «immediata esecuzione» al capital conservation plan (per cui la Bce aveva dato tempo all’istituto fino al 30 novembre) mediante la determinazione dei termini di emissione del prestito subordinato Tier 2 da almeno 320 milioni, che dovrebbe essere in collocamento a partire da domani.

Il Sole 24 Ore
Banco Bpm alza il sipario sul grande riassetto. Ma per la partita degli Npl non c’è ancora un vincitore. Il consiglio di amministrazione della banca guidata da Giuseppe Castagna si è prolungato fino alla tarda serata e alla fine il board avrebbe deciso di dare le deleghe all’amministratore delegato per formalizzare un accordo. Sul tavolo ci sono ancora due offerte contrapposte: quella del consorzio Dobank-Fortress-Illimity e la proposta della cordata Fonspa-Elliott. Entro metà dicembre sarebbero attesi i rilanci e dovrebbe essere individuato un chiaro vincitore. Sembra, al contrario, che sia stata esclusa dalla partita la cordata costituita da Christofferson Robb & Company, Davidson Kempner e Prelios (affiancati da Rothschild e Mediobanca). L’obiettivo della banca è smaltire la quantità maggiore di sofferenze probabilmente utilizzando le Gacs, cioè le garanzie di Stato.

Il Sole 24 Ore
Oltre 170 agenti e inquirenti stanno effettuando una perquisizione nel quartier generale di Deutsche Bank, a Francoforte, e in altre sedi a Eschborn e Gross-Umstadt. Le indagini, partite lo scorso agosto, riguardano l’ipotesi di riciclaggio di denaro, collegato all’inchiesta sui cosiddetti Panama papers nel periodo 2013-2018. I «Panama Papers» sono milioni di di documenti dello studio legale Mossack Fonseca rivelati ai media nell’aprile 2016. Secondo quanto riferisce la Procura in un comunicato, i sospetti si stanno concentrando su due dipendenti di 50 e 46 anni. A quanto riportano le agenzie internazionali, Deutsche Bank avrebbe aiutato i clienti ad aprire conti off-shore, senza riferire all’autorità di casi sospetti di riciclaggio operati attraverso filiali dell’istituto tedesco. La banca ha confermato di essere sotto indagine con un tweet dal suo account ufficiale, dichiarandosi intenzionata a collaborare con le autorità.

Il Sole 24 Ore
Cinque miliardi di investimenti. Quattro nuovi modelli assegnati agli impianti italiani, su un totale di 13 interventi considerando restyling e nuove motorizzazioni, obiettivo piena occupazione al 2022 negli stabilimenti italiani. Sono i cardini del piano industriale di Fca annunciato questa mattina a Mirafiori dall’amministratore Delegato di Fiat Chrysler Automobiles Mike Manley e dal responsabile Emea Pietro Gorlier. Degli 8,7 miliardi di euro destinati all’area Emea, 5 vanno all’Italia confermano i vertici di Fca che inoltre hanno chiarito un aspetto importante sul powertrain. Niente addio al diesel entro il 2021. Anzi. Il gruppo rilancia sui diesel sia a Pratola serra che alla Vm di Cento. In occasione della presentazione del piano industriale 2018-2022, l’allora amministratore delegato Sergio Marchionne aveva detto che diesel avrebbe interrotto la produzione di motori diesel dal 2022. Oggi, invece, nell’annunciare i nuovi modelli prodotti in Italia e il restyling di altri, l’azienda ha comunicato ai sindacati che la scadenza del 2022 non è più valida e il gruppo continuerà a produrre vetture con quella motorizzazione.

Il Sole 24 Ore
L’ultima volta era successo più di due anni fa. L’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles era Sergio Marchionne, il tema era la piena occupazione negli stabilimenti auto e al tavolo si parlava solo italiano. Nell’incontro di questa mattina alle 11 a Mirafiori è servito anche un interprete, con i sindacati c’erano il ceo Mike Manley e Pietro Gorlier, responsabile dell’area Emea per il Gruppo. Si è parlato degli investimenti sugli impianti italiani, di nuovi modelli e motorizzazioni, di volumi per saturare la capacità produttiva del Gruppo in Italia. Il focus per l’Italia resteranno i brand del lusso, Alfa Romeo e Maserati, con Jeep che potrebbe aumentare il suo peso, mentre le produzioni a marchio Fiat, dunque la Panda di Pomigliano, potrebbe definitivamente migrare verso la Polonia ed essere sostituita da un mini suv a marchio Alfa Romeo. Discorso a parte merita la 500, diventata brand e destinata a rappresentare la frontiera dell’e-mobility per Fiat Chrysler, che sulla elettrificazione dei motori vuole scommettere 9 miliardi, questa almeno la cifra indicata nel piano industriale presentato a Balocco.

Il Sole 24 Ore
Il titolo Luxottica sarà escluso dall’indice Ftse Mib di Piazza Affari e dagli altri indici Ftse Italia (a cominciare dal Ftse All-Share) a partire dalla seduta del 4 dicembre. Così una nota emessa da Ftse Russell. Il delisting di Luxottica Group da piazza Affari avverrà entro il primo trimestre del 2019. Oggi, nel corso dell’assemblea degli azionisti dei soci di Essilor Luxottica, Hilary Harper co-cfo di Essilorluxottica aveva dichiarato, dopo la chiusura dell’ops sul gruppo italiano che ha portato la holding italo francese a raggiungere il 93,3% del capitale di Luxottica, che l’uscita dal listino milanese sarebbe avvenuta entro il primo trimestre 2019. Nel frattempo Leonardo Del Vecchio ha svelato i suoi veri obiettivi sulle Generali: «L’obiettivo è salire al 5%», ha dichiarato a margine dell’assise.

AFFARI PERSONALI
Il Sole 24 Ore
Le Borse europee sfruttano l’effetto Powell e chiudono in leggero rialzo una seduta transitoria per lo più trascorsa con l’attenzione rivolta verso gli Stati Uniti: registrati i toni meno aggressivi del numero uno della Federal Reserve sui tassi di interesse Usa, che erano stati tra i fattori di malumore dell’azionario americano negli ultimi mesi, l’attenzione è andata nel pomeriggio ai deludenti dati su sussidi di disoccupazione e vendita di abitazioni, al caso Cohen e alle dichiarazioni di ottimismo di Trump su accordi in arrivo con la Cina relativi agli scambi commerciali. Pur con Wall Street in correzione, dopo il balzo di ieri, le Borse europee hanno tenuto in terreno positivo mentre l’euro recuperava l’area 1,14 sul dollaro (1,1378 dollari in chiusura da 1,1282 di ieri sera). Piazza Affari è salita dello 0,23% nel FTSE MIB ma le migliori sono state Parigi e Londra con rialzi intorno allo 0,6%. Tra le big del listino protagonista Luxottica Group (+4,3%) dopo l’esito dell’offerta di scambio lanciata da EssilorLuxottica che porterà fuori da Piazza Affari l’azienda veneta degli occhiali. L’ultima seduta sul Ftse Mib sarà quella del 3 dicembre prossimo. Rimonta dell’automotive, ieri penalizzato; deboli i bancari (-1% Unicredit e -0,95% Intesa Sanpaolo) e Telecom Italia(-1%).

Il Sole 24 Ore
Il buon risultato delle aste di giovedì 29 novembre, con i rendimenti che sono tornati a scendere dopo il balzo di ottobre, sono la conseguenza delle attese del mercato per un accordo tra Italia e Europa sulla manovra approvata dal Governo. Lo dicono gli operatori interpellati da Radiocor, secondo i quali la flessione dei rendimenti è stata ampiamente anticipata dai guadagni accumulati dai BTp sul mercato secondario nei giorni scorsi. A sostenere gli acquisti sono stati anche dei fattori tecnici, ad iniziare dal taglio delle aste di fine dicembre (una misura abituale per il Tesoro). Con questo collocamento il Tesoro si avvia quindi a chiudere il 2018 con emissioni nette sul medio-lungo termine pari a 237 miliardi (al netto di eventuali buyback), circa 30 miliardi in meno rispetto al 2017.

Morningstar
Quello che è iniziato come un ruscello a settembre è diventato un torrente a ottobre: gli investitori hanno abbandonato i fondi europei con una convinzione vista l’ultima volta al culmine della crisi dell’Eurozona nell’agosto 2011. I fondi domiciliati nel Vecchio continente hanno subito deflussi netti per 35,3 miliardi di euro (prodotti monetari esclusi). Anche se i fattori idiosincratici relativi ai fondi e alle società hanno avuto un ruolo nel plasmare i flussi, il mese di ottobre è stato, nel complesso, una vera e propria storia di tipo risk-off. Sulla scia della forte correzione dei mercati, i fondi azionari hanno subito un’emorragia di 11,7 miliardi di euro. Riscatti significativi hanno colpito i fondi di tipo growth, compresi i fondi tecnologici, illustrando così un netto cambiamento nell’attitudine degli investitori. I fondi obbligazionari, dal canto loro, hanno perso 11,5 miliardi di euro, con gli investitori in obbligazioni societarie che hanno dovuto affrontare un allargamento degli spread. La fuga dal rischio non ha risparmiato nemmeno i fondi bilanciati e gli alternativi, con rispettivamente oltre sei miliardi di riscatti netti. L’indicazione più chiara del fatto che gli investitori siano passati alla modalità risk-off in ottobre sono stati gli afflussi record assorbiti dai fondi del mercato monetario, pari a ben 52,8 miliardi di euro.

Morningstar
Chi investe nei mercati emergenti non si sta annoiando. La categoria Morningstar riservata ai fondi specializzati sui paesi in via di sviluppo nelle ultime quattro settimane (fino al 28 novembre e calcolata in euro) ha guadagnato quasi il 5%. Certo, il risultato non è sufficiente a recuperare il -6,17% fatto segnare nel mese di ottobre, ma indica comunque una ripresa dopo una fase di stanca. In questo scenario, l’indice Morningstar dedicato agli emerging market in quattro settimane ha guadadgnato il 6,7% (-6,2% a ottobre), portando a -6,5% la perfomance da inizio anno (in linea con la categoria).

Morningstar
La maggior parte dei risparmiatori italiani valuta importanti i temi ambientali, sociali e di governance (ESG) nel mondo della finanza, ammette di aver sentito parlare di investimenti sostenibili, ma non sa esattamente di cosa si tratti e lamenta che la propria banca o consulente non glieli abbia mai proposti. E’ quanto emerge da uno studio di Doxa e del Forum per la Finanza sostenibile, realizzato su un campione di mille italiani tra il 25 e i 64 anni, che hanno investito nell’ultimo anno risparmi per almeno mille euro. Nel dettaglio, il 73% degli intervistati riconosce la rilevanza di tali temi nella finanza; il 47% ha sentito parlare di prodotti socialmente responsabili, ma non è in grado di spiegare cosa siano, e il 50% sarebbe stato interessato ad avere una proposta di questo tipo dalla banca. La percentuale di coloro che hanno investito in strumenti sostenibili è inferiore al 30%, ma chi lo ha fatto vi ha destinato, nella maggior parte dei casi tra il 10 e il 30% del totale. Chi non lo ha mai fatto considera la mancanza di proposte e di informazioni come i motivi principali.

Milano Finanza
La crescita economica globale rallenterà ma resterà sopra al 3%, con un’inflazione che rimarrà contenuta nonostante una serie di rischi. Al centro dell’attenzione saranno gli asset che beneficiano dei fattori di estensione del ciclo economico. Sono le principali evidenze dell’outlook per il 2019 appena pubblicato dal Credit Suisse al termine di un anno che, a differenza delle premesse, non è stato affatto facile per i mercati azionari e obbligazionari, stretti tra timori per le politiche commerciali e i rialzi dei tassi. Non a caso in questa fine 2018 le case di investimento sono caute e non sono poi così tante quelle che hanno fornito le proprie previsioni sui prossimi mesi, rispetto a quanto avveniva gli anni scorsi. I tassi d’interesse Usa sono saliti, ponendo sotto pressione soprattutto gli asset dei mercati emergenti, mentre le azioni dei mercati sviluppati si sono adeguate alle aspettative di un’evoluzione più piatta per gli utili. Una serie di rischi di carattere politico ha messo inoltre a dura prova alcuni mercati. Secondo le previsioni della banca svizzera nel 2019 ci potrebbe essere una lieve flessione nella crescita del pil globale dal 3,3% del 2018 al 3,1% atteso a causa di ridotti stimoli fiscali negli Usa e una politica più restrittiva nei mercati emergenti, Cina esclusa.

SPECIALI
Milano Finanza
Non si ferma l’iter dell’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia, per la violazione della regola sul debito. I governi dell’Unione europea hanno accolto la richiesta della Commissione che ha accompagnato la bocciatura del documento programmatico di bilancio presentato dal governo giallo-verde. Ieri il comitato economico e finanziario, nel quale siedono i direttori del Tesoro degli Stati membri, ha dato il via libera alla procedura, considerando un fattore aggravante della posizione italiana i mancati adeguamenti alle richieste di Bruxelles di correggere la manovra. Una scelta attesa, circolava infatti da giorni una bozza di documento che giudicava giustificata la decisione della Commissione.

Il Sole 24 Ore
Di certo c’è solo che la legge di bilancio 2019 sarà in Aula alla Camera da lunedì 3 dicembre, con probabile voto di fiducia su maxiemendamento già alla fine della discussione generale. Restano invece da capire i numeri che faranno da architrave della manovra: nel finesettimana, di pari passo ai lavori della commissione Bilancio di Montecitorio, proseguirà infatti il braccio di ferro a distanza sui conti tra Roma e Bruxelles, tra prove di dialogo e accelerazioni. La linea del premier Giuseppe Conte è ancora una volta quella della mediazione, giocando di sponda con il Colle. Conte: d’accordo con Mattarella, tenere conti in ordine. «Sono d’accordo con il presidente Mattarella, dobbiamo tenere i conti in ordine per la stabilità della finanza pubblica, lavoriamo per l’interesse degli italiani, non per compromettere l’interesse degli italiani», ha spiegato parlando con la stampa a Buenos Aires dove partecipa al G20. «Stiamo lavorando per realizzare la manovra in un clima di fiducia con i mercati e con gli investitori», ha sottolineato Conte, gettando acqua sul fuoco anche per gli allarmi di Fmi e Bce. Perché, ha rassicurato il premier, «l’Italia non è un rischio per nessuno». E dall’Italia, più o meno contemporaneamente, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha sottolineato che «il 2,4% non è nei dieci comandamenti».

Il Sole 24 Ore
Tanto tuonò che piovve. Alla fine, complice uno spread che fino alla settimana scorsa non accennava a scendere sotto i 300 punti base, i due bellicosi leader della maggioranza hanno dovuto scendere a patti con la realtà e decidere di cambiare d’abito alla manovra: troppo costoso andare allo scontro con l’Ue, urgente sventare sanzioni prima delle elezioni europee di maggio. Che il clima fosse cambiato era già chiaro sabato, quando il premier Giuseppe Conte si era presentato alla cena con Jean-Claude Juncker con la promessa che la legge di bilancio sarebbe stata rivista: meno spese assistenziali, più investimenti, tante riforme per onorare le raccomandazioni arrivate dall’Europa lo scorso luglio. Il calcolo di massima era già stato effettuato: soltanto ritardando l’avvio di quota 100 e reddito di cittadinanza si potrebbe recuperare circa lo 0,2% di deficit-Pil sul famoso (e contestato) tetto del 2,4% nel 2019. Almeno 3 miliardi, da dirottare agli investimenti, che potrebbero salire a 4 con qualche accorto ritocco alle regole d’ingaggio, specie per la riforma delle pensioni.

Il Sole 24 Ore
Uno socialista, l’altro di centrodestra. Pierre Moscovici(commissario Ue per gli affari economici e monetari) e Valdis Dombrovskis (vicepresidente della commissione Ue) sono i “guardiani dei conti” di Bruxelles. Sono loro i responsabili economici e gli interlocutori principali del governo italiano nel braccio di ferro sulla manovra, caratterizzata secondo la Commissione Ue da una deviazione «senza precedenti nella storia del Patto di stabilità». I firmatari delle lettere all’Italia. Sono loro i firmatari delle lettere con le quali l’Italia è stata richiamata al rispetto dei vincoli europei in tema di stabilità finanziaria e rigore nei conti. Ed è nelle loro mani l’avvio della procedura di infrazione per debito eccessivo. Uno sbocco inevitabile, quest’ultimo, a meno che le parti al tavolo non trovino una strada da percorrere insieme, che non scontenti nessuno e che faccia rientrare i conti pubblici italiani in binari più rassicuranti per l’Europa.

INCHIESTE
Il Sole 24 Ore
«Bank of England, Threadneedle St, London All’attenzione del Governatore Mark Carney Con la presente, il Banco Central de Venezuela, per conto del Governo della Repubblica del Venezuela, chiede la restituzione di 14 tonnellate di lingotti d’oro custoditi presso la vostra pregiata istituzione. La richiesta ha carattere d’urgenza». Era fine agosto 2018. A tre mesi di distanza, un’eternità sul mercato dell’oro, nè la banca centrale di Caracas, nè il dittatore venezuelano Antonio Maduro, hanno riportato in patria un solo grammo delle 1,4 tonnellate di cui chiedevano «la riconsegna urgente». Ben sigillati nelle loro casse di legno, i 112 lingotti da 12,4 chili ciascuno resteranno a Londra finchè la Bank of England non deciderà altrimenti. In pratica, il 10% delle riserve auree venezuelane è sotto sequestro inglese senza alcuna ragione apparente. E senza alcuna base legale. Salvo una, davvero sorprendente: sul contratto di custodia dell’oro, la Banca d’Inghilterra ha scritto in piccoli caratteri una clausola che parla da sé: «La Bank of England si riserva il diritto di non restituire l’oro sovrano in custodia e di impedirne anche la visione».

Il Sole 24 Ore
In un rapporto pubblicato questa settimana, la Commissione europea ha svelato cifre e dati alla mano quanto siano forti i legami commerciali tra i paesi membri dell’Unione attraverso una straordinaria catena di valore fra imprese ed economie. Tra le altre cose, la relazione dovrebbe indurre a ripensare molti dei pregiudizi che accusano la Germania di coltivare un pericoloso attivo delle partite correnti che per molti rifletterebbe un palese egoismo nazionale. Cominciamo dalle cifre più generali. Tra il 2000 e il 2017, il numero di posti di lavoro che dipendono dall’export europeo verso il resto del mondo è salito del 66% per toccare i 36 milioni. Attualmente, nell’Unione europea, un posto di lavoro su sette dipende direttamente o indirettamente dall’export, grazie a una moneta unica che per via anche della sua ormai radicata presenza internazionale ha dato nuovo valore alle esportazioni nazionali.

Milano Finanza
Italia e Cina vogliono rafforzare la cooperazione in ambito finanziario. In questa direzione va il memorandum d’intesa siglato a Buenos Aires dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e dall’omologo cinese Liu Kun. L’intesa poggia sui risultati dell’ultima missione del titolare del Mef nella Repubblica popolare a fine agosto, quando Tria scelse la Cina per il suo primo viaggio ufficiale fuori dall’Europa. Con il documento firmato in Argentina, Roma e Pechino intendono promuovere un Dialogo periodico sui temi finanziari ed economici, così da agevolare parteniariati per gli investimenti e la collaborazione nell’ambito della Belt & Road Initiative, il maxi progetto infrastrutturale e commerciale lanciato dal presidente Xi Jinping nel 2013. Un capitol del memorandum è dedicato alla governance economica globale per “promuovere un’econoia mondiale aperta e lo sviluppo sostenibile”, facendo affidamento sulle istituzioni multilaterali tradizionali e su quelle appena nate come la Banca asiatica per gli investimenti e lo sviluppo, anche questa promossa da Pechino e della quale l’Italia fa parte.

Il Sole 24 Ore
I ricercatori italiani sono dei fuoriclasse. Dopo i tedeschi sono quelli che hanno conquistato più «consolidator grant», le ambitissime borse del Consiglio europeo della ricerca che ha appena distribuito ben 573 milioni a 291 ricercatori scegliendo i progetti migliori e i profili degli scienziati ben affermati in carriera. I fondi – ogni borsa può valere fino a 2,5 milioni – andranno però in buona parte all’estero, perché solo 13 dei 35 italiani premiati farà la ricerca nel nostro Paese. Mentre solo due ricercatori stranieri – questa forse la vera anomalia – hanno scelto laboratori italiani, a riprova della bassa attrattività del nostro sistema. I 291 vincitori di 40 Paesi porteranno avanti i progetti in università e centri di ricerca di 21 Paesi europei, soprattutto Gran Bretagna, la metà più scelta dai cervelli top con 55 progetti , Germania con 38, Francia con 32, e Svizzera con 29. Meglio di noi come attrattività anche Israele (che partecipa come Paese associato) con 23, l’Olanda con 19 e la Spagna con 16. I progetti in Italia saranno in tutto 15, di cui solo due di stranieri che andranno al San Raffaele di Milano e all’Istituto europeo di Fiesole. Per quanto riguarda la nazionalità i tedeschi sono in assoluto i più premiati, con 49 borse. Seguiti dagli italiani (35), dai francesi (34), dagli inglesi (27), dagli israeliani (21) e dagli spagnoli (17).

Corriere della Sera
Li guardavamo nei film americani e ci facevano sentire terribilmente retrò. Già nel 1976, all’epoca di «Tutti gli uomini del presidente», Dustin Hoffman e Robert Redford lavoravano così: in uno spazio unico, tutti insieme, con il ticchettio delle macchine per scrivere che rimbombava nello stanzone. Al massimo, a dividere una scrivania dall’altra, c’erano dei piccoli divisori usati come quadri, bacheche dove appendere post-it, cornici per le foto dei figli. In Italia no, gli open space non erano ancora arrivati e non sarebbero arrivati ancora per tanto tempo. E ora? Ora, anche da noi, non ci sono che open space. Ovunque. «In futuro gli archeologi si divertiranno a capire cosa conta per noi oggi. Gli Egizi avevano le loro piramidi, i Romani avevano gli acquedotti, i Vittoriani le loro ferrovie — scrisse una volta Lucy Kellaway, penna del Financial Times —. Noi abbiamo gli open space». «Un luogo senza porte e barriere» ci dicevano. «In cui i dipendenti lavorano insieme e migliorano le capacità reciproche di comunicazione e cooperazione» ribadivano. Ma i «contro» sono diventati, per alcuni, più costosi dei risparmi ottenuti tagliando le metrature e i muri. Secondo uno studio dell’Harvard Business School, anziché alimentare una collaborazione faccia a faccia tra colleghi sempre più vivace, gli open space scatenano una naturale risposta umana a ritirarsi socialmente dai colleghi d’ufficio e interagire invece via email.

INTERNAZIONALE
Bloomberg
The European Central Bank singled out Italy as an example of how quickly investors lose confidence in a government if they’re confronted with policy uncertainty, as it said the risks to financial stability in the bloc have become “more challenging.” In its twice-yearly Financial Stability Review, the ECB said concerns relating to debt-sustainability and liquidity at investment funds have both risen since the previous report. Two other key risks — disorderly adjustments in financial markets, and the ability of banks to provide credit — were largely unchanged….Still, the ECB noted that contagion from Italy’s surging bond yields to other euro-area countries — unlike at the height of the financial crisis in 2012 — was limited.

The New York Times
Deutsche Bank’s efforts to escape a history of scandal, wrongdoing and mismanagement suffered a serious setback Thursday after the German police raided its headquarters in Frankfurt as part of an investigation into whether the lender helped criminals launder money through offshore tax havens. Arriving in a fleet of blue-and-white police vans, 170 prosecutors, federal agents, police officers and tax authorities searched the headquarters and five other sites in the area, prosecutors in Frankfurt said. The officers seized paper documents and electronic records related to the case, which involved hundreds of millions of euros, and were still at the bank late Thursday. The investigation stems from information contained in the so-called Panama Papers and Offshore Leaks, a trove of confidential documents that helped to expose the workings of global money laundering and tax evasion, prosecutors said. Deutsche Bank employees, who were not identified, are suspected of guiding customers to establish companies in offshore tax havens and transfer money earned through criminal activity using Deutsche Bank accounts, the prosecutors said. A subsidiary in the British Virgin Islands is under intense scrutiny.

Financial Times
Twenty years ago today, Deutsche Bank announced the deal that made it the biggest bank in the world — and sealed its fate. The German bank paid $10.1bn for Bankers Trust, the largest foreign takeover of an American bank and an acquisition that saw Deutsche leapfrog UBS and Citigroup to become the world’s largest bank by assets. In a sign of things to come, Deutsche committed $400m in bonuses to retain Bankers Trust staff. Some individuals received $10m each. Since then no other foreign institution has committed more capital to making it on Wall Street. At times during those two decades, the land grab looked to have paid off. Before the crisis, with a balance sheet that could outmuscle the competition and star bankers attracted by Deutsche’s willingness to pay above the market rate, Deutsche brought in hundreds of millions of dollars on daring derivatives trades. Trader Greg Lippmann was immortalised in The Big Shortfor an outrageously successful bet against the US housing market.

Financial Times
Ardo Hansson, governor of Estonia’s central bank, is fidgety as he drinks coffee in a hotel in Frankfurt — perhaps with reason to be distracted by matters 2,000km away back home. The small Baltic state has been at the centre of one of the biggest-ever money laundering scandals. Between 2007 and 2015 €200bn of money from Russia and the ex-Soviet Union flowed through the tiny Estonian branch of Danske, Denmark’s biggest lender, which is facing fines from prosecutors around the world. “Obviously what you don’t like is reading all these stories where your country’s name is used in a headline. You convince yourself that you have a good story and so on, but the impression that it leaves, just the narrative that gets created, is not a healthy one,” the governor said in an interview. …Mr Hansson said there were few signs that the dispute between Rome and Brussels over the Italian government’s spending plans was affecting markets in other member states. The design of the region’s €2.6tn quantitative easing bond-buying programme means that, in an attempt to appease northern member states — including Mr Hansson’s own — the vast majority of bonds are bought by national central banks. That keeps much of the risk of sovereign defaults contained at the national level. Tensions over Italy around the table at the ECB governing council would, he said, “be much higher without that”.

Financial Times
A global resurgence in protectionism, political turbulence within the single currency area and turmoil in some emerging markets have made the eurozone’s financial system more vulnerable to shocks, the European Central Bank has acknowledged. The ECB said in the latest edition of its twice-yearly Financial Stability Review the risks to the region’s financial system had risen since May, and identified four threats to the eurozone that is yet to fully recover from the financial crisis ten years on. The biggest threat was that investors dump risky assets, which could lead to a “disorderly” drop in the value of such stocks and bonds. The second was that concerns over the debt sustainability of sovereigns such as Italy could grow. The bank emphasised there had been few signs that the rise in borrowing costs for Italy had impacted the market for other sovereigns.

TECNOLOGIA
la Repubblica
Pagano poche tasse, tanto che in cinque anni grazie ai paradisi fiscali hanno risparmiato 48 miliardi di euro, crescono a doppia cifra, valgono tantitssimo in Borsa, ma non amano avere azionisti che dicano la loro, La americane sono le più dinamiche, ma lec cinesi crescono di più. Sono queste le 21 websoft (Software & Web Companies) delle 397 multinazionali di cui R&S Mediobanca traccia l’identikit e operano nei settori dell’internet retailing, nello sviluppo di software e negli internet services (social, search engine, web portal). 13 hanno sede operativa negli USA, 5 sono cinesi, 2 giapponesi, mentre l’Europa – e la Germania nello specifico – vede una sola società. Sono, in ordine di fatturato, Amazon, Alphabet, Microsoft, Jd.com, Facebook, Oracle, Alibaba, Tencent, Sap, Paypal, Baidu, Booking, Automatic Data processig, Netflix, Vipshop, Salesforce, Qurate retail, Expedia, e Bay, Nintendo e Rakuten.

Il Sole 24 Ore
Sta per scattare il diritto al modem libero per la linea fissa (Adsl e fibra): dal primo dicembre per i nuovi contratti e dal primo gennaio 2019 per quelli già attivi. È il diritto – sancito da nuove regole Agcom – a usare un nostro modem, di propria scelta, invece di essere obbligati (e in certi casi anche a pagare) quello del proprio operatore. Vediamo che cosa cambierà in effetti. E perché è una novità importante per l’utente. Qual è l’attuale situazione e il problema? Ad oggi gli utenti non hanno avuto il diritto al modem libero. Questo si è tradotto in diversi problemi, vari a seconda del tipo di contratto e dell’operatore. •Obbligo a pagare un modem proprietario fornito dall’operatore, a prezzi (rateizzati) che spesso erano più alti del mercato. In quasi tutti i nuovi contratti il modem ora è gratuito, ma chi li ha stipulati tempo fa è ancora costretto a pagare. I modem proprietari non possono essere usati su altre linee. L’utente quindi, se cambia l’operatore, si ritrova un prodotto che ha pagato (o che deve continuare a pagare, se le rate non sono finite) non utilizzabile in nessun modo (se non come ferma porta).

Corriere della Sera
Il 2019 sarà l’anno del debutto delle reti mobili di quinta generazione. Tutti i pezzi del puzzle 5G stanno andando al loro posto e un altro tassello è stato allineato. Tim, in collaborazione con Ericsson e Qualcomm, ha effettuato con successo la prima connessione 5G in Italia su rete «live» utilizzando un prototipo di smartphone (i modelli commerciali non sono ancora disponibili). È avvenuto presso i laboratori Tim di Torino, dove sono stati completati i primi test di connessione Ota (Over the Air) sulla rete 5G Nr (New Radio) in tecnologia Ericsson conforme allo standard 3Gpp di Release 15 che sfrutta la soluzione Massive Mimo. Il dispositivo era basato sul chipset Qualcomm Snapdragon X50 5G, che verrà inserito negli smartphone 5G commercializzati l’anno prossimo.

Il Sole 24 Ore
Electronic Arts e Dice scelgono la strada della simulazione per questo sparatutto che prova a suggerire una narrazione più realistica e meno scontata. Sopravvivere nell’era post-Fortnite non sarà semplice per nessuno. Le War Stories. La campagna in single player è sostituita da tante piccoli mini-missioni che fungono da tutorial. La scrittura non è esaltante ma l’intento appare quello di portare il giocatore dentro alla guerra raccontando anche la tragedia e la miseria del conflitto. Belle le ambientazioni, si passerà dalla gelida Norvegia alla Libia alla Provenza. Sono tre capitoli, un format nuovo, tutto sommato sensato.

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OFNEWS AGGREGATOR: La retromarcia di Salvini e Di Maio per arrivare alle europee senza sanzioni ultima modifica: 2018-11-30T08:27:48+00:00 da Redazione LeggoNewsletter

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