OFNEWS AGGREGATOR DEL 28 NOVEMBRE: AMAZON diventa operatore postale

USCITA DI MERCOLEDì 28 NOVEMBRE 2018

ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
È finalmente in dirittura d’arrivo il pacchetto di misure bancarie che Consiglio e Parlamento stanno discutendo da circa due anni dopo una serie di proposte presentate dalla Commissione europea. L’obiettivo è triplice: ridurre i rischi nei bilanci creditizi; rafforzare il patrimonio delle banche; migliorare la capacità degli istituti di credito di finanziare l’economia reale. Proprio sul fronte delle sofferenze creditizie le ultime cifre mostrano un netto calo, anche in Italia. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, il negoziato del pacchetto di norme è vicino a una conclusione che potrebbe essere raggiunta forse già nei prossimi giorni, in vista della riunione dei ministri delle Finanze del 3-4 dicembre. «Siamo alla stretta finale», spiegava venerdì un negoziatore. Aggiungeva un esponente parlamentare: «Ormai stiamo finalizzando i dettagli». Il negoziato, tecnicamente complesso, ha messo in luce due filosofie di fondo: da un lato, il Nord Europa, attento a ridurre i rischi per il contribuente, e per il Meccanismo europeo di Stabilità (ESM) e il Fondo di risoluzione bancaria (SRF), chiamati a salvare una banca in crisi. Dall’altro, il Sud Europa, preoccupato da un balzo dei costi di finanziamento dei nuovi requisiti bancari. Riguardo le sofferenze bancarie, Bruxelles pubblicherà domani dati aggiornati che mostreranno un calo anche in Italia, dal 12,2% nel giugno 2017 al 10% dei prestiti nel giugno 2018.

Milano Finanza
Unicredit ha collocato “con successo” un bond senior non-preferred a cinque anni per un importo pari a tre miliardi di dollari. Lo comunica la banca, sottolineando che l’emissione rientra nel suo Us global mtn program (Gmtn) destinato “a un primario investitore istituzionale”. La transazione, parte integrante del piano di funding della banca ai fini Tlac, “è il secondo senior non-preferred di Unicredit dopo quella inaugurale a cinque anni per un importo pari a 1,5 miliardi di euro collocata a gennaio 2018 ed è la prima transazione senior non-preferred a valere sul programma Gmtn e conferma la capacità di Unicredit di accedere al mercato in qualsiasi condizione”, specifica ancora la nota della banca milanese.

Milano Finanza
Generali migliora il Regulatory Solvency Ratio di gruppo di circa 15 punti percentuali grazie all’estensione del modello interno di Solvency ad Austria e Svizzera Lo ha comunicato la compagnia assicurativa guidata dall’ad, Philippe Donnet, dopo aver ricevuto avuto l’autorizzazione dall’Ivass, l’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, a estendere l’ambito di applicazione del modello interno di gruppo a Generali Versicherung Ag (con l’esclusione del business Health), Bawag Psk Versicherung, Generali Assurances Générales Sa e Generali Personenversicherung Ag (in questi due ultimi casi esclusivamente per il calcolo del requisito di solvibilità di gruppo). Le disposizioni avranno efficacia del primo dicembre prossimo. Il gruppo ha presentato la scorsa settimana il piano industriale triennale Generali 2021 nel quale la compagnia si impegna a realizzare una crescita degli utili per azione, con un target del tasso annuo composto di crescita compreso tra il 6% e l’8%, per il periodo 2018-2021. E tra i pilastri della crescita c’è proprio il consolidamento della prima posizione in Europa dove ha una leadership in Italia e Germania, oltre al proseguimento sulla strada del turnaround in Francia e all’investimento in mercati e segmenti in crescita salute, benefits e assistenza.

Milano Finanza
Le prime due Sim in Italia per margine di intermediazione fanno capo a gruppi bancari. Si tratta di Sanpaolo Invest, che rientra nel gruppo Intesa Sanpaolo , e Cordusio della famiglia Unicredit. Secondo l’ufficio studi di Mediobanca , che ha anlizzato i bilanci delle 30 maggiori società di intermediazione italiane per un fatturato globale di oltre 560 milioni di euro, Sanpaolo Invest ha chiuso il bilancio 2017 con 141,314 milioni di euro e un risultato d’esercizio di 75,88 milioni di euro per 47 dipendenti. Cordusio al 31 dicembre 2017 aveva un margine di intermediazione di 83,642 milioni, 8 milioni di risultato e 242 dipendenti. Terzo è il gruppo torinese Ersel, con una lunga esperienza nel settore del private banking e della gestione dei patrimoni delle grandi famiglie, che ha chiuso il bilancio 2017 con 68,4 milioni di margine di intermediazione e 46,505 milioni di risultato d’esercizio per 127 dipendenti.

Milano Finanza
Di fatto un editore di libri con una valutazione interessante. Così Banca Akros intitola una nota di oggi su Mondadori di cui ha alzato il target price da 1,85 a 2 euro, ribadendo il rating buy. E in borsa al momento l’azione schizza del 3% a quota 1,414 euro. “Stiamo aggiornando le nostre previsioni su Mondadori per riflettere i risultati dei primi nove mesi di quest’anno nei quali le attività dei periodici francesi sono state classificate come attività da cedere. In particolare, ci aspettiamo che la società annunci un accordo entro la fine dell’anno e la chiusura dell’operazione all’inizio del 2019 con i proventi inclusi nelle nostre stime 2019”, si legge nella nota di Banca Akros. Le previsioni di Banca Akros sull’ebitda adjusted di Mondadori per il business rimanente sono state complessivamente confermate, mentre la banca d’affari ha aggiornato le stime sugli oneri finanziari e l’aliquota fiscale per riflettere il nuovo perimetro. “Mondadori è ora de facto un editore di libri, settore che conta per quasi il 90% dell’ebitda adjusted stimato per il 2019 con le attività restanti legate alle riviste italiane. Trattando implicitamente a 7 volte l’ev/ebit 2019, quindi con uno sconto di oltre il 50% rispetto ai multipli di alcune recenti operazioni di M&A nel settore dei libri, pari a 15 volte l’ev/ebit, l’attuale livello di prezzo rappresenta un convincente punto d’ingresso”, consigliano gli analisti di Banca Akros.

Il Sole 24 Ore
Il consiglio di amministrazione della Rai, su proposta dell’amministratore delegato, ha espresso parere favorevole alle nomine di Teresa De Santis a direttore di Rai1 e di Carlo Freccero a direttore di Rai2. Approvate anche le indicazioni di nomina di Auro Bulbarelli alla guida di Raisport e di Antonio Preziosi alla direzione di Rai Parlament 0. Apprezzamento è stato espresso dall’organismo di vertice per i nomi proposti ed ha ringraziato i direttori uscenti di rete e di testata Angelo Teodoli, Andrea Fabiano, Bruno Gentili e Nicoletta Manzione per il prezioso lavoro svolto. Le proposte dell’amministratore delegato sono state approvate ad ampia maggioranza. «Si tratta ancora una volta di scelte tese alla valorizzazione di eccellenti professionisti con una lunga storia aziendale con le quali rafforzare la leadership televisiva del servizio pubblico e renderla ancor più autorevole ed universale», ha commentato Fabrizio Salini.

AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
A Piazza Affari in vetta le blue chip Banca Generali (+3,77%). Il titolo ha recuperato terreno dopo i cali da fine settembre, con l’attenzione degli operatori che sale in vista dell’Investor Day 2018, in agenda lunedì. Contrastati i bancari: Ubi -0,29%, Unicredit -0,23%, Bper -3,51%, Intesa Sanpaolo -0,05%, Mediobanca +0,42%, Banco Bpm +1,75%, Mps -1,3%, Carige +5,88%. In rosso Ferrari (-3,72%) che, secondo alcuni analisti di borsa, paga il rischio di possibili nuovi dazi commerciali, e in calo Moncler (-2,93%) e Luxottica (-1,22%) in scia alle notizie riportate oggi da MF-Milano Finanza, circa le tensioni in Francia sul ruolo di Francesco Milleri: giovedì 29 è in calendario la prima assemblea del colosso dell’occhialerie EssilorLuxottica . In ascesa invece Salvatore Ferragamo (+0,63%). Denaro, tra le altre blue chip, su Mediaset (+1,54%), dopo che il Tribunale di Milano ha emesso un’ordinanza di rigetto dell’istanza di sospensione delle due delibere dell’assemblea degli azionisti del gruppo tv, impugnate da Simon Fiduciaria (il trust che per conto di Vivendi detiene il 19,19% del Biscione), Unipol (+0,81%) e Tim (+0,7%).

Milano Finanza
La guerra commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo, con la Cina in testa su tutti, è stato uno dei temi centrali del 2018, da molti indicata come una delle cause della volatilità che ha caratterizzato i mercati in questo anno così diverso dal tranquillo 2017. Non stupisce quindi che le investment bank abbiano i fari puntati sul nuovo appuntamento della saga, ossia l’incontro giovedì prossimo 29 novembre tra il presidente Usa Donald Trump e Xi Jinping al G20 di Buenos Aires. D’altronde finora molte asset class hanno dato risultati, in termini di total returm, deludenti quindi un buon esito dell’incontro potrebbe dare il via a un possibile rally di Natale per chiudere con un segno più l’anno. Come sottolinea lo strategist di Anthilia Giuseppe Sersale: “Di solito, il Ringraziamento da il là alla stagione natalizia, piena di occasioni festive e di inviti a presentazioni per l’anno a venire. Ma quest’anno il panettone ce lo dobbiamo ancora guadagnare: si apre un periodo denso di eventi importanti, ed in alcuni casi caratterizzati da enorme incertezza”.

Morningstar
Occhio ai titoli delle società che estraggono petrolio. La costante debolezza dell’oro nero, dicono gli analisti di Morningstar, ha pesato sulle azioni di questo segmento del comparto energy, rendendolo interessante dal punto di vista dei prezzi. Per restare al passato più recente, il petrolio ha chiuso la seduta di venerdì 23 novembre con il calo maggiore dal luglio 2015. Il contratto gennaio a New York è scivolato del 7,7% a 50,42 dollari al barile. Si tratta di nuovi minimi dall’ottobre 2017. In questo modo il WTI ha archiviato la settima settimana di fila in ribasso. La flessione rispetto al venerdì precedente è stata di quasi l’11%. L’indice Morningstar WTI Commoditiy da inizio hanno si è lasciato dietro (in dollari) l’11,6%.

Morningstar
Continental deve la sua profittabilità superiore alla media all’elevata efficienza operativa, agli investimenti nelle nuove tecnologia estrattive, ma soprattutto alla vantaggiosa ubicazione dei suoi centri estrattivi. L’azienda ha i suoi principali siti produttivi di petrolio di scisto nella regione del Bakken, nel North Dakota, ed essendo una delle prime ad aver investito in questa regione è riuscita ad aggiudicarsi alcuni dei giacimenti più interessanti a prezzi ragionevoli. Ha evitato investimenti troppo onerosi come successo per gli operatori che sono entrati sul mercato dopo il boom dello shale oil. In base alle stime prudenziali dell’azienda, lo sfruttamento dei siti migliori sarà completato entro i prossimi 10 anni e solo tra 20 anni sarà esaurito il lavoro di esplorazione in tutta l’area di competenza. Continental è presente anche in Oklahoma dove, grazie all’applicazione di tecniche di perforazione orizzontale e del fracking, ha la possibilità di sfruttare questi siti per molti decenni ancora. L’azienda è in grado di produrre in utile anche in fasi di mercato caratterizzate da un basso prezzo del petrolio e questo le consente di battere la concorrenza e di essere, in prospettiva, anche un’opzione interessante per investitori in cerca di dividendo.

Milano Finanza
Quest’anno il dollaro è stato il bene rifugio per eccellenza, ogni volta che è aumentata la tensione geopolitica sullo scacchiere internazionale gli investitori si sono rifugiati nel biglietto verde, in molti casi attraverso l’acquisto di Treasury che presentano rendimenti più appetibili rispetto al passato. Mentre l’oro restava nell’ombra. Ora, però, la situazione sembra destinata a cambiare. Il metallo giallo sta passando di mano a 1.222,11 dollari l’oncia con un movimento laterale del prezzo. Il tutto in attesa dell’incontro in occasione del G20 a Buenos Aires tra Donald Trump e Xi Jinping. Secondo alcuni operatori se Trump e Xi non troveranno un accordo sul commercio la Fed prendere una pausa nel rialzo dei tassi l’anno prossimo per placare l’aumentata volatilità e questo farebbe salire i prezzi dell’oro. Senza dimenticare che anche l’incertezza legata alla Brexit e all’Italia potrebbe portare gli investitori a riscoprire l’oro come bene rifugio.

Il settore delle assicurazioni è in continua evoluzione, proponendo agli utenti servizi sempre più innovativi e al passo con le nuove esigenze sociali. Una conferma arriva dal rapporto dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), che con un’indagine semestrale (gennaio-giugno 2018) sul comparto ha rilevato il diffondersi crescente delle polizze “micro” e di nuove tariffe RC Auto basate sulla condotta dell’automobilista (anche definite tariffe comportamentali). Il successo delle micropolizze Si tratta di polizze stipulate su misura per una specifica esigenza temporanea. Un esempio è quella messa a disposizione per i voli aerei, che assicura in caso di ritardo del volo. L’utente che abbia già acquistato il biglietto può attivare la copertura entro le 2 settimane che precedono la partenza: una volta stipulata, il sistema blockchain gestirà autonomamente i pagamenti. L’indennizzo scatterà automaticamente non appena il sistema registrerà il ritardo del volo, indipendentemente dalla causa che ha creato il posticipo della partenza. Le micropolizze coinvolgono anche il settore delle auto condivise. Una società di car sharing ha infatti proposto un prodotto assicurativo, rilasciato da una compagnia partner, che tutela ogni veicolo oggetto di condivisione. Una polizza integrativa rispetto a quella già presente sul mezzo che comprende la copertura Kasko, il servizio di assistenza stradale, il furto e incendio e il bonus protetto (che non attiva il meccanismo del bonus-malus)

la Repubblica
Salgono le compravendite di immobili, e continua il calo dei prezzi. Un trend che fa sì che gli appartamenti acquistati, in gran parte come prime case, sono per oltre la metà di fascia medio alta, un terzo di tipo economico, mentre aumentano anche le compravendite di immobili di valore intorno ad un milione di euro. E in parallelo sale anche l’importo dei mutui concessi. A fotografare il trend del mercato è l’indagine semestrale del Notariato, sulla base delle compravendite effettuate da gennaio a giugno scorsi. Più acquisti e prezzi ancora contenuti. Dall’indagine emerge dunque che nel primo semestre 2018 sono state registrate 443.337 compravendite di immobili di qualsiasi genere. Tra queste 334.979 atti hanno riguardato i fabbricati che registrano un aumento del 10,72% rispetto allo scorso anno a fronte di una continua riduzione dei prezzi. Infatti, se già il 2017 aveva fatto segnare un calo del -17% sui valori medi delle vendite di fabbricati (da 147 mila a 126.512 euro), tale calo si accentua di un ulteriore -5% nel primo semestre 2018 (118.356 euro). Da registrare però anche l’aumento del +26,73% delle compravendite di valore superiore ai 900.000 euro.

Il Sole 24 Ore
Nel primo semestre 2018 sono state registrate 443.337 compravendite di immobili di qualsiasi genere, di cui 334.979 compravendite di fabbricati che registrano un aumento del 10,72% rispetto allo scorso anno a fronte di una continua riduzione dei prezzi. Infatti, se già il 2017 aveva fatto segnare un calo del -17% sui valori medi delle vendite di fabbricati (da 147 mila a 126.512 euro), tale calo si accentua di un ulteriore -5% nel primo semestre 2018 (118.356 euro). Accanto ad un aumento pressoché omogeneo di compravendite di fabbricati su tutte le varie fasce di prezzo, il dato più interessante appare l’aumento del +26,73% delle compravendite di valore superiore ai 900.000 euro. Questi i principali dati emersi nel Rapporto Dati Statistici Notarili relativo al primo semestre 2018 relativo alle compravendite di beni mobili e immobili, mutui, donazioni, imprese e società.

SPECIALI
la Repubblica
La lunga maratona con Bruxelles per consentire all’Italia di frenare prima dell’impatto e di attenuare la procedura su debito è deficit, è ormai cominciata. La girandola di incontri e dichiarazioni testimoniano una accelerazione dei negoziati che saranno non stop: oggi, dopo le visite di Moscovici e Centeno, è toccato al vice cancelliere tedesco Olaf Scholz atterrare a Roma per incontrare il nostro ministro dell’Economia Giovanni Tria e il leader dei grillini Luigi Di Maio. «Dibattito costruttivo», è stato il suo giudizio lasciando la Capitale anche se ha precisato che la Commissione «fa il suo lavoro». Il pressing dell’Europa va avanti e, dopo aver messo la pistola sul tavolo dell’attivazione della procedura d’infrazione, ora cerca di smarcarsi dalle accuse di “rigorismo” e “intenti punitivi” verso l’Italia e al tempo stesso di fornire una sponda al partito della trattativa che da Francoforte, passa per il Quirinale (Mattarella ha incontrato negli ultimi giorni Salvini e Di Maio) e arriva a Via Venti Settembre.

Corriere della Sera — Federico Fubini
Luigi Di Maio e soprattutto Matteo Salvini hanno ottenuto un risultato questa settimana, ma non si tratta di un accordo sul bilancio dei due vicepremier con il resto d’Europa. Quello per ora non c’è. L’ingranaggio della procedura per deficit eccessivo «basata sul debito» continua dunque a girare, in vista della conferma dei capi di Stato e di governo della Ue probabilmente già da domani. Il massimo della concessione possibile è che potrebbero slittare l’innesco formale della procedura e dunque anche la conta del tempo dopo il quale l’Italia rischia una sanzione: la clessidra forse inizierà a scorrere a febbraio, non più in gennaio. Ma questo, per il momento, è tutto nel confronto fra Roma e Bruxelles. Il risultato che Di Maio e Salvini hanno ottenuto è piuttosto di natura tattica e durata necessariamente provvisoria: l’apertura del governo a una parziale revisione della legge di Bilancio, per quanto vaga, è riuscita a far divorziare l’approccio dei mercati finanziari da quello delle istituzioni europee. Sempre attenti a coprirsi dai rischi di una scommessa ribassista sbagliata e a cogliere le occasioni al rialzo, gli investitori hanno deciso di concedere all’Italia il beneficio del dubbio. Lo spread, il differenziale fra titoli tedeschi e italiani a dieci anni, resta sempre poco sotto i trecento punti e dunque a livelli alla lunga insostenibili. Ma la parte più breve della curva dei rendimenti del debito si è distesa molto negli ultimi due giorni, a riprova dell’atteggiamento meno negativo del mercato.

Roberto Perotti
Il governo forse farà un “ritocco” alla manovra, ma la pezza, se ci sarà, sarà peggiore del buco. Dopo i primi mesi in cui era giusto dare il beneficio del dubbio e dell’adattamento alla novità, è ora chiaro che questa manovra è frutto di dosi massicce di dilettantismo e ciarlataneria, un problema non risolvibile trattando con Bruxelles. Anzi, la ricerca di un compromesso di facciata costringerà il governo a ricorrere a finzioni ed ipotesi ancora più assurde e incredibili di quelle utilizzate finora. Il risultato sarà un documento che, come già ora, in ambito privato si qualificherebbe come pubblicità ingannevole, o più facilmente come falso in bilancio. Purtroppo qui emergono tutti i limiti di un movimento in gran parte in buona fede ma cresciuto all’ombra di un cattivo maestro, il cui modo di pensare e comunicare non è l’analisi pacata ed informata della realtà e la ricerca di soluzioni realistiche e costruttive, ma l’invettiva personale e l’urlo isterico dentro un microfono.

La Voce — Francesco Daveri
Dopo aver schiacciato sul pedale dell’acceleratore per settimane a dispetto della plateale evidenza che la manovra di bilancio per il 2019 stava portando l’Italia a schiantarsi contro il muro dell’Europa e dei mercati, il governo ha cominciato a fare qualche passo indietro. Prima è partito il ministro Paolo Savona. Dopo il suo Piano B per l’uscita dall’euro – inclusivo di dettagli relativi alla necessaria segretezza delle cose da fare nel weekend precedente all’Italexit (slide 23-26) – ora il ministro degli Affari comunitari si è accorto che gli altri 26 paesi della UE e l’Europa nel suo complesso non hanno colto l’occasione del bilancio italiano per aprire gli occhi sulle stupide e rigide regole dell’Unione ma si attrezzano invece a tirare dritto, preparando la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo contro l’Italia. E così Savona ha discretamente espresso alcuni dubbi sulla direzione di marcia presa dall’esecutivo nel suo disegno di legge di bilancio. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire, anche se si potrebbe aggiungere anche un: “Se vedeva”. Per capire che il bilancio proposto dal governo italiano non sta in piedi, infatti, non serviva il professor Savona né l’accumulo dei pareri negativi di tutte le istituzioni italiane ed estere chiamate a esprimersi nelle ultime settimane sulla qualità e la quantità delle misure proposte. Sarebbe bastata l’algebra, facendo le somme del costo delle misure proposte. E invece niente.

INCHIESTE
Corriere della Sera
Cambia volto il capitalismo familiare italiano. Negli ultimi dieci anni cinque tra le più importanti famiglie imprenditoriali sono, infatti, uscite dalla classifica dei primi 25 gruppi del Paese. Sarebbero sei se si fosse contato anche Astaldi, uno degli emergenti in concordato dallo scorso ottobre e in questi giorni oggetto di un’offerta di acquisto da parte di Salini-Impregilo. L’unica famiglia che resta al suo posto — in cima alla graduatoria, tratta dal 10° Osservatorio Aub realizzato da Guido Corbetta, Fabio Quarato e Alessandro Minichilli dell’Università Bocconi — è quella degli Agnelli, che si presenta, però, con un gruppo trasformato dal lungo periodo a guida Elkann-Marchionne. Accanto a chi è uscito dal vertice della classifica, altri nomi storici sono scesi di posizione lasciando spazio a un tipo diverso di famiglie e di imprese che paiono sempre meno fondate sul cosiddetto capitalismo relazionale e sempre più esposte invece al confronto internazionale. Come se ci si avviasse alla fine di un ciclo di cui la crisi dei Marzotto, all’inizio del 2000, era stata anticipatrice. «Questo è un Paese che continua a generare imprenditori, persone che per ambizione personale mettono in piedi imprese che poi crescono anche in modo significativo e vanno a sostituire i campioni che non ci sono più. È un segnale importante. Speriamo che non si stanchino», dice Guido Corbetta, professore di Strategia delle imprese familiari e titolare della cattedra Aidaf-Ey.

la Repubblica
Scende ancora la fiducia di consumatori e imprese. Lo certifica l’Istat secondo cui a novembre l’indice è sceso da 116,5 a 114,8 per i consumatori e calato per le aziende da 102,5 a 101,1, in flessione per il quinto mese consecutivo. Il clima di fiducia delle imprese – spiega l’Istat – continua a registrare flessioni: l’indice, dopo la crescita registrata nella seconda metà del 2017, “entra in una fase di stasi nel primo semestre del 2018 e comincia a diminuire da luglio 2018”. Nella manifattura la diminuzione è concentrata soprattutto nel settore dei beni di investimento.

Il Sole 24 Ore
In un articolo precedente abbiamo raccontato qual è la situazione della disuguaglianza dei redditi, oggi, usando una piccola metafora: immaginando di mettere in fila tutte le persone e ordinarle a seconda di quanto guadagnano. E poi dividerle in parti uguali per verificare, per esempio, come se la passa il 10% più povero o il più ricco. Per mettere le cose in prospettiva però aiuta anche tornare indietro nel tempo, e usando sempre i dati dell’istituto europeo di statistica controllare se la situazione di chi non se la passa bene è migliorata o meno. Troviamo così che negli ultimi vent’anni circa la percentuale di reddito totale guadagnata dal 10% più povero degli italiani non ha fatto che calare passando dal 3% del 1998 all’1,8 del 2016, per poi risalire leggermente proprio lo scorso anno.

COMMENTI
La Voce — Rony Hamaui
Il salvataggio di Carige è avvenuto senza clamore, come vuole la miglior prassi. La regia è rimasta saldamente nelle mani di Banca d’Italia; i protagonisti sono stati le banche italiane, mentre il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) ha offerto la scena. Tutti hanno lavorato secondo una trama in larga parte già stata sperimentata lo scorso anno per il salvataggio delle banche del Centro. Tuttavia, il copione è stato migliorato in più punti. Vediamo come. Quando le autorità di vigilanza hanno capito che la banca genovese aveva bisogno di un ennesimo aumento di capitale, che in questo momento il mercato difficilmente avrebbe sottoscritto, è partito l’allarme. Prima che fossero avviate procedure di insolvenza si è pensato di mobilitare lo Schema volontario di intervento dell’Fitd, costituito nel novembre del 2015, per rispondere alle obiezioni della Commissione europea, che non vedeva di buon grado un intervento diretto del Fondo, perché considerato alla stregua di un aiuto di stato. Quest’ultimo, infatti, è regolato da una legge (il Dl n. 30/2016), che recepisce una direttiva europea (la Directive on Deposit Garantee Schemes del 2014), e obbliga tutte le banche a parteciparvi. Allo Schema, invece, hanno volontariamente aderito all’ultima chiamata alle armi l’84 per cento delle banche consorziate nel Fitd, che rappresentano il 96,1 per cento dei depositi protetti.

Il Sole 24 Ore — Morya Longo
Non c’è solo il differenziale tra i BTp e i Bund a pendere sull’Italia come una spada di Damocle. Esiste anche un altro «spread», meno evidente, che rischia di avere effetti negativi sull’economia nazionale prima ancora che la Manovra del Governo riesca a produrre i suoi (auspicabilmente positivi): è lo «spread» della fiducia. Diversi indicatori dimostrano che la fiducia in Italia sta calando vistosamente. Diminuisce in tutta Europa, bene inteso, perché l’economia sta frenando ovunque. Ma in Italia, secondo alcuni indicatori, si sta deteriorando più velocemente. Ieri gli indici di fiducia pubblicati dall’Istat hanno mostrato un ulteriore peggioramento: l’indicatore del morale delle aziende è infatti sceso per il quarto mese di fila tornando ai minimi dal dicembre del 2016, mentre l’indice sulla fiducia dei consumatori (che fino ad ottobre era risultato in aumento) è caduto più del previsto tornando ai minimi da giugno. Ma sono soprattutto altri indicatori a mostrare l’aumento dello «spread» tra la fiducia in Italia e quella nel resto d’Europa.

Il Sole 24 Ore — Andrea Franceschi
«Le parole sono importanti» diceva Nanni Moretti in una celebre scena del film Palombella rossa. Soprattutto sui mercati. In questi mesi più volte lo ha ricordato il presidente della Bce Mario Draghi, uno che di parole se ne intende dato che è riuscito a salvare l’euro solo pronunciando una frase (l’ormai celebre “whatever it takes” del 26 luglio del 2012). I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono potuti rendere conto chiaramente di quanto le loro parole abbiano un peso constatando la reazione positiva della Borsa e dei titoli di Stato alle loro recenti aperture nella trattativa con Bruxelles sulla manovra. È stato in particolare nella giornata di lunedì che è calato molto lo spread Bund BTp così come si è visto un netto recupero della Borsa trainata dal settore bancario. Se i titoli se li è conquistati soprattutto lo spread a 10 anni è anche vero che i grossi movimenti si sono visti altrove. In particolare sul BTp a 2 anni di scadenza che ha abbondantemente beneficiato del calo della tensione politica: dai massimi dell’ultima settimana (1,45%) ai minimi toccati lunedì (0,65%) c’è stata una flessione di ben 80 punti. Superiore a quella che si è vista sul BTp a 10 anni, che pure è stata importante dato che c’è stato uno sbalzo di mezzo punto percentuale.

INTERNAZIONALE
Financial Times
Thirty European tech bosses, including the founders and chief executives of iZettle, TransferWise and Delivery Hero, are set to warn policymakers that employees do not own enough of the continent’s start-ups because of “inconsistent and often punitive rules” that limit stock options. In a letter that will be sent to policymakers across Europe in January, the entrepreneurs will argue that rules governing employee ownership “are often archaic and highly ineffective” and could cause “a brain drain of Europe’s best and brightest”. Employees own only around 10 per cent of late-stage European start-ups, compared with 20 per cent in the US, because of taxes and other rules, according to research by venture capital group Index Ventures. Founders have long argued that this makes it difficult to persuade talented workers to leave stable jobs at big companies to join start-ups.

Bloomberg
Banks from Greece to Italy that are struggling to get rid of a mountain of bad loans may soon get some help from European Union lawmakers. A bill that’s nearing the finish line in Brussels would soften the capital hit banks usually face when they sell non-performing loans at a loss. That could give a boost to Italian lenders, which are sitting on the EU’s biggest pile of soured debt — 174 billion euros ($196 billion) — that’s often difficult to unload. “This should make it easier for banks to clean up their balance sheets from bad assets without unduly impairing their lending capacity,” according to a Nov. 27 document seen by Bloomberg. The document lays out out a proposed compromise on the legislation reached by officials from the European Parliament and the Austrian government, which is leading work on the bill on behalf of the EU’s 28 member states. The proposal is the latest sign that EU policy makers are easing new capital and liquidity rules in response to pleas from the bloc’s banks, which are struggling to boost profits after a long period of low interest rates and stiff competition from foreign rivals. The new treatment of “massive disposals” of bad loans is part of a broad overhaul of EU banking laws that has been grinding along for two years.

Marketwatch
In a rare treat for beaten-down stock-market bulls, headlines out of Rome and London were credited with helping to lift global equities and other assets perceived as risky on Monday, though analysts questioned how lasting the relief would prove to be. The upbeat tone was inspired, in party, after Italy’s coalition government signaled its willingness to give some ground on the size of its budget gap, with Reuters reporting that officials were willing to trim the 2019 deficit target to around 2% to 2.1% of gross domestic product from the 2.4% figure previously submitted. It wasn’t clear, however, whether the move would appease the European Union, which has threatened a disciplinary procedure over what it sees as a violation of its fiscal rules.

The New York Times
The world’s new top bank cop faces a political stress test. The Financial Stability Board on Monday confirmed that it had picked Randal Quarles as its new chair. Mr. Quarles, who is currently the U.S. Federal Reserve’s vice chair for supervision, is a strong choice to lead the organization. But he faces many challenges: A divided U.S. Congress is fighting about whether to be tough or soft on Wall Street; Brexit and other forces will also test cross-border unity. Picking Mr. Quarles to replace the Bank of England governor Mark Carney, whose term as chair of the F.S.B. ends on Saturday, helps ensure that America remains solidly involved in devising global bank rules. That’s an important counterweight to President Trump’s habit of undermining international bodies. In a speech in the summer, Mr. Quarles presented a robust defense of the F.S.B., which sets standards but doesn’t have enforcement powers. While Mr. Carney focused on post-crisis reforms, Mr. Quarles faces a trickier set of issues.

Financial Times
Cutting carbon emissions to zero in line with the Paris climate accord could require up to €290bn a year in additional investment in Europe, the EU will say as it prepares the ground for a bruising battle at next week’s UN climate talks.  Brussels’ new climate strategy road map, to be published on Wednesday, outlines a range of scenarios aimed at reducing carbon emissions and preventing damaging global warming.  Together they show the far-reaching changes and huge investments that will be needed for European nations to comply with the Paris deal and cut emissions to net zero by 2050. Lowering carbon emissions to net zero by 2050 is crucial if global warming is to be limited to 1.5C, according to a recent report by the UN Intergovernmental Panel on Climate Change.

TECNOLOGIA
Corriere della Sera
Ogni cittadino ha in media sullo smartphone 80 applicazioni, anche se ne usa solo la metà. Nel 2008 era un mercato che non esisteva, nel 2016 valeva 1.300 miliardi di dollari, indotto compreso, nel 2021 secondo la società di analisi App Annie, l’economia che ruota intorno alle app potrebbe diventare la terza a livello mondiale con 6.350 miliardi di dollari, e una crescita del 385% rispetto al 2016. Il numero di utenti, grazie al boom degli smartphone nei Paesi asiatici, nel 2023 toccherà i 6,3 miliardi. A livello globale a ottobre 2016, per la prima volta, gli accessi a internet da smartphone e tablet hanno superato gli accessi da Pc fisso e portatile. Il negozio di App Google Play è quello più grande: nel 2017 erano disponibili oltre 2,8 milioni applicazioni e ha generato ricavi complessivi per 21 miliardi di dollari. Il giro d’affari del negozio di Apple,con oltre 2,2 milioni di App, ha sfiorato i 40 miliardi di dollari. Primi i cinesi con quasi 35 miliardi di dollari (+270% rispetto al 2015), seguiti da Stati Uniti e Giappone con circa 15 miliardi (rispettivamente +75% e +60% rispetto al 2015). (video e testo)

la Repubblica
Amazon entra nel novero degli oltre 4mila operatori postali iscritti all’apposito elenco depositato presso il Ministero dello Sviluppo economico. Risolve così una partita aperta la scorsa estate con l’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni, che aveva comminato al gigante dell’e-commerce una multa da 300mila euro per aver esercitato in maniera abusiva l’attività postale di consegna completa dei pacchi. In particolare, nel mirino dell’Authority erano entrati alcuni processi svolti dagli addetti di Amazon nei centri di distribuzione, nei cosiddetti “centri di snodo interregionale” e nei depositi di Amazon Logistics. Le condotte illecite identificate dall’autorità riguardavano, in particolare, “l’organizzazione di una rete unitaria per svolgere il servizio di consegna dei prodotti di venditori terzi e la gestione dei punti di recapito”.

Il Sole 24 Ore
Se per caso l’idea di mettere radici a New York, storica capitale della pubblicità dall’era di Mad Men a quella di Internet, a qualcuno non dava ancora l’impressione che Amazon intende diventare una potenza incontrastata nei media, nel marketing e nell’advertising, basta dare un’occhiata ai numeri che già vanta. Il re dell’e-commerce – pensate a metà di tutte le vendite online negli Usa – e asso pigliatutto del web ha scalato rapidamente e silenziosamente le vette della raccolta di inserzioni digitali: è salito prepotentemente al terzo posto in classifica alle spalle dei più noti, nel campo, Google di Alphabet e Facebook. Certo, quel terzo posto è al momento in percentuale “soltanto” pari al 4% del mercato. Ma le strategia di conquista di Amazon non si smentiscono: non resterà ferma a simili dimensioni, intende continuare a mettere il turbo alla crescita con l’ambizione di strappare la leadership assoluta. Qualcuno, visti i propositi, potrebbe prevedere guerre senza esclusioni di colpi per posizioni di dominio monopolistico tra i grandi marchi dell’economia digitale. E Google e Facebook faranno bene a guardarsi alle spalle, sentendo il fiato sul collo dell’impero di Jeff Bezos.

Milano Finanza
L’ottimo stato di forma di Microsoft ha trovato l’ennesima conferma nel testa a testa con Apple sulla capitalizzazione a Wall Street. Il colosso di Redmond, tornato sotto la guida di Satya Nadella ai fasti del passato, ha infatti inanellato ottimi risultati trimestre dopo trimestre ed ha anche subito molto meno di altri giganti hi-tech la recente correzione. Nella seduta di oggi Microsoft si è portata a metà seduta a una capitalizzazione di 817 miliardi di dollari, di poco inferiore agli 829 miliardi di Apple , per il momento lontana dal record di un trilione di dollari toccato ad agosto. Un risultato che sottolinea la validità della strategia di Satya Nadella, centrata sul cloud e declinata in una serie di servizi e prodotti in grado di supportare al meglio la produttività di tutti i clienti della società, dai professionisti alle grandi società senza dimenticare studenti e consumatori. Uno dei pilastri di questa strategia è naturalmente il pacchetto Office, la suite di produttività individuale che Microsoft continua a fare evolvere su base mensile con nuove funzionalità e che vende sotto forma di canone periodico più che di licenza perpetua.

la Repubblica
La sindaca di Torino, Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino hanno sperimentato questa mattina l’auto a guida autonoma, utilizzata per la prima volta in Italia in un contesto di traffico urbano. L’occasione è stata data dal Vtm, il meeting dedicato alle nuove tecnologie applicate all’automotive. La macchina, una Ford Mondeo allestita con sensori e radar da Fev, azienda tedesca da anni impegnata nello sviluppo di veicoli intelligenti, ha dato dimostrazione di guida agile nel traffico dell’ora di punta. VIDEO

Il Sole 24 Ore
La sedia di Mark Zuckerberg vuota, nella sala del parlamento inglese dove è in corso una lunga requisitoria su Facebook e il trattamento dei dati personali, è l’immagine più significante della giornata. Il ceo del social network più grande e potente al mondo, finito nel mirino della critica per un antipatico susseguirsi di scandali relativi alla privacy degli utenti, ha disertato l’invito a comparire giuntogli dai parlamentari britannici. E all’inizio dell’udienza, la commissione ha condiviso la foto della sedia lasciata vuota da Zuckerberg, con tanto di targhetta del suo nome, aggiungendo: «Nove Paesi, 24 rappresentanti ufficiali, 447 milioni di persone rappresentate, una domanda: dov’è Mark Zuckerberg?». Eppure la sua assenza non ha impedito ai legislatori inglesi, e a quelli di altri Paesi arrivati a Westminster per l’occasione (Argentina, Brasile, Canada, Irlanda, Lettonia e Singapore), di mettere sotto torchio Richard Allan, uno dei vicepresidenti di Facebook, con delega alle questioni politiche, che di fatto ha preso il posto di Zuckerberg.

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OFNEWS AGGREGATOR DEL 28 NOVEMBRE: AMAZON diventa operatore postale ultima modifica: 2018-11-28T10:04:20+00:00 da Redazione LeggoNewsletter

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