OFNEWS: BUON LUNEDI’ 19 NOVEMBRE DA OFNEWS AGGREGATOR

USCITA DI LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
«Stiamo vivendo un momento di debolezza, ma non una vera fase di ribasso del ciclo economico». Mario Draghi, nell’ultima conferenza stampa alla Bce di fine ottobre, era stato chiaro: il rallentamento economico in Europa – aveva detto – è qualcosa di momentaneo. La settimana scorsa il Bollettino economico della Bce aveva confermato questa visione. Ma venerdì Draghi stesso sembra aver aggiustato un po’ il tiro: in caso di un peggioramento delle prospettive di inflazione – ha detto – la Bce potrebbe valutare «un aggiustamento del percorso previsto per l’aumento dei tassi». Insomma: se fino a una settimana fa il messaggio della Bce sembrava orientato a tenere i tassi a zero solo fino all’estate del 2019, ora questo scenario diventa un po’ meno certo. La Bce sembra diventata più cauta. O più preoccupata. Per almeno tre motivi. Uno: l’economia europea sembra rallentare più del previsto. Due: il contesto globale è in frenata. Tre: presto le banche europee si troveranno a dover rimborsare i maxi-finanziamenti chiamati Tltro erogati dalla Bce anni fa. In questo contesto chiudere quasi contemporaneamente il quantitative easing (a dicembre 2018), alzare potenzialmente i tassi (in estate) e costringere le banche a dover rifinanziare la prima tranche dei presiti Tltro (giugno) sembra un po’ troppo.

Il Sole 24 Ore — Alessandro Penati
In 20 anni Tim ha perso il 77% del proprio valore, rispetto al +48% dell’indice europeo di settore. La spiegazione sta nel crollo del rendimento sul capitale investito (ante-imposte) passato dal 27% del 1999 al 7,8% attuale. La prima ragione è che l’incremento in 20 anni del capitale investito trova interamente contropartita all’attivo in avviamenti improduttivi, in bilancio ancora per 27 miliardi: sono il risultato delle contese (a debito) per il controllo. La storia è nota. Ma la seconda è che il margine operativo si è ridotto stabilmente del 40%, segno che Tim, uscita dal monopolio, non è riuscita a competere efficacemente nel nuovo scenario concorrenziale e tecnologico. Le società telefoniche offrono un servizio (trasporto voce e dati) difficilmente differenziabile, utilizzano infrastrutture che operano con tecnologia di terzi, e distribuiscono dispositivi sviluppati da terzi (cellulari), per accedere soprattutto a servizi (Google, Facebook, Twitter) di terzi. Schiacciate fra le società tecnologiche e la concorrenza, vedono i margini erodersi continuamente. Per invertire il declino, la strategia di molte è l’integrazione verticale con i media per veicolare anche contenuti propri. Era questa, pur non dichiarata, la ratio dell’ingresso di Vivendi in Tim e della tentata scalata a Mediaset: distribuire online i contenuti mediatici delle due società e fare concorrenza a Sky (anche lei acquisita da Comcast, nata come società di cavi). Ma Bolloré ha cercato di conquistare il controllo, avendo solo quote di minoranza, con manovre di corridoio e operazioni con parti correlate a lui favorevoli. Il tentativo fallito ha spalancato le porte al fondo Elliott nell’inusitato ruolo, per un fondo speculativo opportunista, di cavaliere bianco

Il Sole 24 Ore
Il consiglio di Telecom Italia, iniziato alle 17,30 di domenica 18 novembre, ha nominato Luigi Gubitosi amministratore delegato e direttore generale. Gubitosi uscirà dal comitato controllo e rischi, essendo diventato consigliere esecutivo, e lascerà l’incarico di commissario in Alitalia. Un problema formale era sorto per il fatto che il manager, da commissario-pubblico ufficiale, aveva firmato la gara di fornitura alla compagnia di bandiera vinta da Tim. E dunque, secondo un parere legale, sarebbe stato in conflitto d’interessi nell’assumere la guida del fornitore telefonico. Problema però risolto con un controparere fornito dallo studio legale GOP, Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners che ha sgombrato il campo alla nomina, già “benedetta” dalla politica. Sul nome di Gubitosi, passata esperienza in Wind e Rai, si è ricompattata la maggioranza del board espressa dal fondo attivista Elliott. Gubitosi è il primo ad della storia di Telecom Italia a non essere nominato all’unanimità. I cinque consiglieri espressi da Vivendi – l’ex ad sfiduciato Amos Genish e l’ex presidente Tim nonché ceo della media company transalpina Arnaud de Puyfontaine – hanno contestato, fin dall’inizio, l’iter che ha portato alla revoca delle deleghe di Genish e la procedura per la sua sostituzione.

Il Sole 24 Ore
Amos Genish è ancora amareggiato per il modo in cui è stato accompagnato alla porta in Telecom. Proprio quando era in Asia per stringere importanti accordi e i suoi interlocutori improvvisamente non sapevano più chi rappresentasse. Una situazione incresciosa. In questa intervista ripercorre le tappe della storia – terminata con la revoca delle sue deleghe di ad in Telecom Italia martedì scorso – così come l’ha vissuta sulla sua pelle. Il manager israeliano è ancora convinto che il break-up del gruppo sarebbe una follia, perchè priverebbe l’Italia dell’incumbent nazionale. Ritiene che il percorso che ha portato alla sua defenestrazione non possa ritenersi del tutto corretto, nè trasparente. E che spetti all’assemblea di tutti gli azionisti giudicare se il cambio repentino alla guida di Telecom e l’inevitabile cambio di rotta nella strategia che ne seguirà, in particolare per quanto riguarda la rete, sia il meglio per il futuro del gruppo

Il Sole 24 Ore
Vivendi in evidenza alla Borsa di Parigi con uno dei maggiori rialzi del listino, dopo l’annuncio del fatturato al 30 settembre superiore alle attese, sulla spinta della controllata Universal Music Group. I titoli del gruppo francese, primo azionista di Telecom Italia, hanno sfiorata quasi un +5% in mattinata a fronte di un indice Cac 40 poco sopra la parità, per poi ridurre leggermente nel pomeriggio con l’indebolimento generale delle Borse europee. Avanza anche il titolo Bolloré (intorno al 2%) , che di Vivendi è il principale socio e a sua volta ieri ha annunciato i ricavi. Le vendite di Vivendi nel trimestre a settembre sono aumentate del 5,5% a 3,4 miliardi di euro, grazie alla performance di Universal Music Group (Umg) con un +13,6% a 1,5 mld . «E’ un dato del 2% superiore alle attese» per il gruppo e del 3% per Umg, commentano gli analisti di Bryan Garnier

Il Sole 24 Ore
«Con l’emissione del bond entro la fine dell’anno e poi l’aumento di capitale a inizio 2019, la banca è in sicurezza. E avrà più forza per trattare l’aggregazione chiesta da Bce. Malacalza e gli altri grandi soci? Credo che ci resteranno vicini. Per ora diciamo grazie al fondo interbancario e all’intero sistema per avere agevolato la transizione in un contesto di mercato difficile». Fabio Innocenzi è da circa due mesi il nuovo ad di Banca Carige ed è stato da subito alle prese con l’emergenza di un istituto che da anni fatica risollevarsi dalla crisi. Nella sua prima intervista, ecco come punta al rilancio con il presidente Pietro Modiano. Partiamo dalla discussa emissione del bond necessaria a ripristinare i coefficienti patrimoniali. Doveva essere di 200 milioni, invece sarà di 400. Perché? Accogliendo le richieste dell’ispezione Bce, il nuovo cda ha ritenuto indispensabile effettuare una rigorosa politica di accantonamenti su crediti. Le rettifiche sono così aumentate di 200 milioni portando la copertura dei crediti dubbi al 53%. Per questo motivo l’importo del rafforzamento patrimoniale è raddoppiato rispetto a quanto previsto.

Il Sole 24 Ore
La famiglia Benetton è in cerca di un nuovo equilibrio. La recente scomparsa di Gilberto Benetton, custode principale delle dinamiche societarie, nonché le prossime scadenze in materia di governance abbinate alla fase particolarmente delicata che sta vivendo il gruppo Atlantia, hanno recentemente fatto emergere in seno alla famiglia la necessità di un confronto sulle prossime mosse. Dialettica che avrebbe fatto affiorare punti di vista non perfettamente coincidenti. Soprattutto in tema di rinnovo delle cariche. Al punto che, anche per rispondere a quella fetta di mercato che vede nella discontinuità una possibile soluzione alle forti pressioni cui è sottoposto il gruppo infrastrutturale, avrebbe pensato a un’ipotesi alternativa alla conferma di Giovanni Castellucci al vertice di Atlantia.

Il Sole 24 Ore
I treni ad alta velocità delle Ferrovie dello Stato stanno per arrivare all’aeroporto di Roma Fiumicino. Dalla seconda settimana di dicembre quattro treni al giorno arriveranno nel principale scalo italiano e da qui ripartiranno. L’operazione è finalizzata ad evitare ai passeggeri che prendono l’aereo di cambiare treno a Roma Termini, come avviene oggi con la navetta Leonardo Express, che rimarrà in servizio. I treni arriveranno a Roma Termini e da qui proseguiranno per Fiumicino, anche se in questa tratta i convogli non potranno viaggiare ad alta velocità.

Il Sole 24 Ore
Il board dello Iasb (International Accounting Standards Board) ha deciso di rinviare l’applicazione del Ifrs 17 di un anno: dal 2021 al 2022. La decisione, assunta ieri dall’organismo responsabile dell’emanazione dei principi contabili internazionali, ha generato reazioni positive nel mondo assicurativo che, grazie a questa scelta, incassa anche un altro beneficio: ossia la possibilità di prorogare al 2022 l’esenzione dell’applicazione del nuovo principio Ifrs 9 sugli strumenti finanziari. Ma cosa comporta l’introduzione dell’Ifrs 17 e perché le compagnie brindano alla possibilità di potere aggiustare il tiro sulla nuova normativa contabile? Quel che chiede il settore delle polizze, sostanzialmente, è un dibattito aggiuntivo che permetta di conciliare i più elevati standard di trasparenza previsti dal nuovo principio contabile con le esigenze più strettamente operative delle compagnie.

AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
A Milano deboli le banche: Banco Bpm -0,29%, Bper -1,81%, Mediobanca +0,28% Intesa Sanpaolo -1,76%, Unicredit -0,91%, Ubi -2,59% e Mps -2,37%. Giù pure Carige (-10,53%), al nuovo minimo storico di 0,0017 euro. “Sono assolutamente fiducioso”. Così Fabio Innocenzi, ad dell’istituto ligure, ha riposto a margine del 14° Forum Private Banking in merito all’apporto che i grandi soci potrebbero dare all’operazione di rafforzamento patrimoniale che comprende l’emissione di un bond e un aumento di capitale da complessivi 400 milioni. Il primo azionista Malacalza Investimenti non ha ancora sciolto la riserva mentre Raffaele Mincione si è detto disposto a contribuire, ma a determinate condizioni. “Leggendo le dichiarazioni rilasciate” dagli azionisti, ha aggiunto, “dico di essere fiducioso”.

Milano Finanza
A Piazza Affari ci sono una trentina di titoli che rendono più del 5%. Una constatazione che ha due facce. Da una parte è un’opportunità per gli investitori, ma dall’altra, essendo la conseguenza del calo delle quotazioni a cui si è assistito dall’inizio di ottobre, rischia di ridurre, se il trend negativo dovesse continuare, proprio la componente della performance nel total return (performance più rendimento della cedola). In uno scenario che resta molto volatile e che in teoria indurrebbe all’uscita dagli asset più rischiosi, come le azioni, per l’investitore una strada percorribile può essere quella di selezionare le società che offrono dividendi attraenti, ma che nel contempo garantiscono solidità finanziaria e buone prospettive di crescita degli utili. A questo proposito MF-Milano Finanza, sulla base dei dati di consenso (Factset) sulle cedole stimate per l’esercizio 2018, ha realizzato la tabella pubblicata in questa pagina, dalla quale spiccano ai primi posti Banca Farmafactoring (dividend yeld dell’11,8%), Intesa Sanpaolo (10,2%), Unieuro (9,56%), Dea Capital (9,48%) e Azimut (9,4%). Scorrendo la classifica, nelle altre posizioni in graduatoria è interessante osservare accanto alle blue chip la presenza mid e small cap, senza che ci sia una predominanza netta di un settore rispetto agli altri. Nel dettaglio, Banca Farmafactoring ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile netto rettificato di 58 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Milano Finanza
Si potrà andare di persona nella propria banca o alle Poste. Ma i più tecnologici potranno sottoscriverli direttamente online. Lunedì 19 novembre il ministero dell’Economia e delle Finanze emetterà la 14ª edizione del Btp Italia. Si tratta di un’asta con caratteristiche speciali che, fino a mercoledì 22, sarà aperta al pubblico, mentre la giornata di giovedì 23 sarà dedicata agli investitori istituzionali. Lo Stato emetterà Btp alla pari (valore 100) con una durata di quattro anni e cedola semestrale calcolata in base all’inflazione italiana registrata nel periodo. Il capitale nominale è garantito a scadenza, scrive il Mef, anche in caso di deflazione, e per il privato che tiene i Btp in portafoglio fino alla fine è previsto un premio di fedeltà pari al 4 per mille. Il taglio minimo è di mille euro per i singoli, di 100mila euro per gli istituzionali. Per quanto sia guardato costantemente con un occhio preoccupato, per via dell’elevato indebitamento dello Stato italiano, che espone i suoi titoli pubblici a una forte volatilità, il tasso d’interesse necessariamente sopra la media attira investitori di varia provenienza e si calcola che circa un quarto del totale di questo debito sia detenuto da investitori esteri. Citi Research ha calcolato che spagnoli e francesi hanno accumulato nelle loro tasche titoli di Stato italiani per un controvalore di oltre 100 miliardi di dollari (tabella qui accanto), gli americani per circa 90 miliardi, i tedeschi per 63, l’Olanda per 52 e gli inglesi per 27. Certo, questo occhio di favore con cui dall’estero si guarda all’Italia è una prerogativa che va salvaguardata con attenzione, evitando che si diffondano tra gli investitori timori come quelli che agitano i mercati nelle ultime settimane sulla scorta dello scontro tra governo italiano e Unione europea sulla manovra di bilancio.

Il Sole 24 Ore
Piccolo è bello, ma in Borsa non sembra. Almeno guardano l’andamento dei titoli delle Small & Medium Cap al listino di Milano i cui indici da inizio anno scambiano con performance inferiori rispetto a quello principale. Per aziende che hanno una forte penetrazione sui mercati esteri, la guerra tariffaria innescata dagli Usa insieme alle tensioni domestiche, sono fattori che da alcuni mesi stanno pesando sugli scambi: da gennaio, il FTSE Italia Small Cap è in calo del 19,4% e il FTSE Italia Mid Cap arretra del 14,5%, andamenti al di sotto di quanto ha fatto nello stesso periodo il FTSE Italia All-Share (-12,2 per cento). Il gap si allarga se si guarda l’andamento degli indici europei dove in questo caso lo Stoxx Europe Small 200 risulta in calo del 7,3% da inizio anno e lo Stoxx Europe Mid 200 soltanto del 4,5 per cento. Secondo un report di Alantra, la banca d’affari specializzata nelle Mid-Cap che ha analizzato un campione di aziende che saranno protagoniste della giornata a Piazza Affari di oggi, a soffrire di più sono le Small Cap rispetto alle Mid Cap perché si trovano ad affrontare le difficoltà dei mercati con strumenti meno incisivi rispetto alle altre categorie dove accanto a nomi come Astaldi che da inizio anno ha perso il 71% si affiancano Eurotech che ha beneficiato di una performance del 188%, Fiera Milano+97%, Reno De Medici (+57 per cento). Lo stesso vale per le Mid-Cap in grado di mettere a segno performance del 55% per Juventus Fc Football club e del 26% per Technogym (+26%), ma anche perdite del 72% come nel caso di Ovs.

Milano Finanza
Per la prima volta dal 1861, cioè dall’unità d’Italia, la popolazione italiana con più di 60 anni è più numerosa di quello degli under 30. Nel 2018 gli over 60 (il 28,7%) superano i cittadini con meno di 30 anni (il 28,4%), come rileva l’istituto di studi e ricerca Carlo Cattaneo analizzando dati Istat. Una tendenza destinata a proseguire. Secondo le analisi di Swiss Re «gli over 65 nel mondo raddoppieranno entro il 2050, passando dall’8,3% al 15,8% della popolazione mondiale. Questo allungamento della vita è un trionfo della medicina e della società che, però, pone a tutti noi sfide sulla sostenibilità economica e umana, poiché gli anziani non hanno bisogno soltanto di garantirsi un sostegno finanziario, ma anche servizi e aiuti concreti contro la non autosufficienza». Oggi la spesa complessiva nel mondo per gli over 65 è di 11mila miliardi di dollari, con una media pro-capite all’anno di 41 mila dollari (35.700 euro). «Le aziende che contribuiranno a rendere la nostra vita più salutare saranno fra gli investimenti a lungo termine più interessanti sul mercato azionario globale. Non trascuriamo la salute e, come investitori, non lasciamoci sfuggire le opportunità offerte dalla ricerca di una vita sana nel campo della nutrizione, della sanità, della biotecnologia e dell’ambiente», sottolinea Manuel Noia, country manager Italia di Pictet Asset Management. Non a caso sono nati molti strumenti del risparmio gestito per investire proprio nel business dell’invecchiamento della popolazione.

Milano Finanza
Le autorità di regolamentazione dei titoli stanno indagando sulla vendita di criptovalute da 50 milioni di dollari e persone che hanno familiarità con la vicenda hanno riferito che l’accertamento prevede anche di verificare se un importante imprenditore del bitcoin abbia infranto la legge partecipando alla raccolta di fondi. L’imprenditore, Erik Voorhees, è il ceo di ShapeShift, un exchange di asset digitali che si sospetta sia stato usato per riciclare milioni di dollari di presunti guadagni illeciti, come riportato dal Wall Street Journal all’inizio di quest’anno. Funzionari delle forze dell’ordine negli Stati Uniti e all’estero hanno esaminato il ruolo di ShapeShift nella gestione di asset in diversi procedimenti penali. Ora la Sec sta indagando su un’altra società affiliata a Voorhees, Salt Lending Holdings. La società, che concede prestiti a persone che utilizzano criptovalute come collaterale, a febbraio ha ricevuto una citazione dalla Sec, alla ricerca di documenti relativi a una vendita di 50 milioni di dollari in token digitali che si è tenuta l’anno scorso.

Il Sole 24 Ore
L’improvvisa inversione di rotta del petrolio ha tradito anche Pierre Andurand, uno dei pochi gestori di hedge funds che non solo erano sopravvissuti, ma avevano prosperato persino nel periodo più buio della crisi del settore. Il suo fondo – l’Andurand Commodities Funds, con oltre un miliardo di dollari in gestione – ha perso il 20,9% a ottobre, quando il prezzo del greggio dopo essere volato ai massimi da 4 anni ha avviato una discesa sempre più rapida, che l’ha portato questo mese in «bear market». La performance mensile, rivelata dal Wall Street Journal, è la peggiore mai realizzata da Andurand ed è un grave smacco per il francese, che ha guadagnato una stima tale da essere consultato persino dall’Opec sugli orientamenti del mercato.

Il Sole 24 Ore
Si chè chuisa ieri a Cannes la 24a edizione di Mapic, a cui hanno partecipato 8.500 delegati provenienti da 80 Paesi e, tra questi, 2mila retailer. L’Italia ha avuto un ruolo da protagonista: «Con 1.100 partecipanti e un nutrito calendario di summit e convegni – ha dichiarato Francesco Pupillo, deputy director di Mapic Markets – l’Italia è stata quest’anno il primo Paese per rappresentanza, subito dopo la Francia che ospita i lavori». Purtroppo però non abbiamo portato a casa nessun Mapic Award, gli Oscar dell’immobiliare-commerciale. Mapic, The international retail property market, è l’appuntamento più importante dell’anno per il mondo del real estate legato alla distribuzione commerciale e alle strategie dei maggiori brand internazionali e detta le linee guida di sviluppo del settore e degli investimenti internazionali.

Corriere della Sera
La salita dello spread ha cominciato a far sentire i suoi effetti su chi è intenzionato a stipulare o cambiare un mutuo. Per ora si tratta di aumenti contenuti, attorno ai 20 centesimi in media, ma con punte che arrivano a 70 centesimi. Gli operatori danno per scontato che il trend si accentuerà nei prossimi mesi, con la formulazione dei budget 2019, se i Btp e i conti pubblici non cambieranno rotta. Presentando i conti dell’ultima trimestrale di Intesa Sanpaolo, ad esempio, l’amministratore delegato Carlo Messina ha parlato di aumento del pricing dei finanziamenti entro la fine dell’anno e sarebbe la terza volta dall’estate, mentre Unicredit giovedì scorso ha aumentato i tassi tra i 10 e i 30 centesimi dopo avere effettuato a ottobre un’altra manovra di analoga entità.

Corriere della Sera
Crescono le richieste dei privati cittadini di aprire conti correnti all’estero, motivate dai timori sulla situazione economica italiana e la stabilità del sistema finanziario. Lo dicono le fiduciarie, lo conferma la ritrosia a parlarne delle banche italiane. L’operazione è legittima e non troppo complicata. Ma conviene? Non è detto. Per dirla con Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria: «Fate bene i conti, non è tutto oro quel che luccica». Perché i costi possono essere alti — 5 euro per un prelievo allo sportello automatico, per esempio, in Francia, 10 euro a Monte Carlo — e, comunque, la tracciabilità fiscale rimane. Inoltre può esserci il problema della soglia d’ingresso. Non sempre bastano poche migliaia di euro per aprire un conto. «Se l’obiettivo è tutelarsi dall’eventuale patrimoniale, che il denaro sia in Italia o altrove non sarà possibile aggirare l’ostacolo», dice Leo De Rosa, managing partner dello Studio Russo De Rosa. A meno di spostare davvero la residenza.

SPECIALI
Milano Finanza
Già mercoledì 21 novembre la Comissione europea avvierà di fatto la procedura d’infrazione contro l’Italia. Si tratterà dei primi passi di un’azione disciplinare senza precedenti nella storia dell’Eurozona, per le mancate correzioni al documento programmatico di bilancio fuori dalle regole comunitarie. Una decisione presa consapevolemente dal governo che ha confermato per il 2019 un obiettivo di deficit al 2,4%. Fonti europee, citate dalla Reuters, riferiscono che il giorno la Commissione potrebbe presentare il rapporto sull’andamento del debito pubblico italiano (oggi al 131% del pil). L’Italia potrebbe essere il primo Paese a subire una procedura per eccesso di debito, caldeggiata da diversi governi e della quale si sono fatti portavoce i ministri delle Finanze di Austria e Paesi Bassi. Le regole Ue che la Commissione deve far applicare fissano il tetto al 60%, e i Paesi con debito in eccesso devono ridurne il valore progressivamente ogni anno. Già in primavere l’esecutivo Gentiloni era riuscito a scampare l’infrazione, per merito di una crescita sopra le attese, impegnandosi però a un percorso di riduzione che la legge di bilancio presentata dai governi a detta di Bruxelles non sembra garantire.

la Repubblica
Stop al condono. “Scompare la dichiarazione integrativa, quindi sarà possibile regolarizzare solo il dichiarato”. Al termine del vertice a Palazzo Chigi sul decreto fiscale, fonti M5S accreditano questo scenario. E fonti della Lega confermano. La cancellazione della dichiarazione integrativa sarebbe effetto di un emendamento al decreto fiscale, ora all’esame del Senato. Nello stesso tempo, per ora non ci saranno inasprimenti per le norme che prevedono il carcere per gli evasori. Anche se fonti del governo fanno sapere che c’è accordo in maggioranza per un futuro disegno di legge ad hoc.

Milano Finanza
Lo spread a 300 punti base ha messo sotto pressione fino ad oggi soprattutto il sistema bancario, ma gli effetti inizieranno ora sentirsi anche sull’economia reale, toccando famiglie e imprese da vicino. Entro la prossima primavera il costo dei prestiti salirà di un iniziale 0,3%, mentre nel 2020 l’effetto sarà più che doppio, con un rialzo dello 0,7%. E’ quanto scrive il team di economisti di Unicredit , che ha calcolato gli effetti del differenziale fra titoli di Stato decennali italiani e tedeschi su mutui e linee di credito alle aziende. Questo significa che per 10 milioni di euro di prestito fra sei mesi le aziende andranno a pagare 30mila euro l’anno in più di interessi alle banche, nel 2020 la cifra salirà a 70mila euro. Se si pensa che nel frattempo gli economisti hanno previsto una recessione globale (già la Cina sta rallentando la crescita ora) a partire dagli Usa, che sarà evidente a metà del 2019, i due fattori combinati andranno a mettere sotto pressione il settore industriale italiano. E non a caso le previsioni sull’equity di Piazza Affari non sono propriamente rosee.

INCHIESTE
Milano Finanza
Mentre in Gran Bretagna il cammino verso l’approvazione da parte del Parlamento inglese di un accordo per una soft Brexit resta accidentato, è arrivata una buona notizia per le banche europee. L’autorità di risoluzione unica potrebbe considerare di concedere più tempo per rimettere i piani in ordine. Lo ha deciso la stessa autorità in un documento che chiarisce la sua posizione pubblicato ieri. Secondo Mediobanca Securities la scelta di concedere più tempo alle banche che hanno emesso bond sotto la legislazione britannica sarebbe guidata dal buon senso ed sarebbe una notizia positiva. Intanto il premier britannico Theresa May continua la sua guerra di trincea per tenere in piedi il governo ed ottenere in Parlamento il via libera all’accordo per una soft Brexit. Ieri sono stati sei i membri del Governo, incluso il segretario alla Bexit, Dominic Raab, che hanno lasciato la propria carica. Il patto ha infatti suscitato feroce disapprovazione non solo da parte del partito laburista dell’opposizione, ma anche da figure chiave del partito conservatore. I prossimi giorni saranno critici per la stessa leadership della May, messa già a dura prova dalla presentazione di diverse lettere di sfiducia a un Comitato speciale, da parte di alcuni parlamentari, tra cui l’euroscettico Jacob Rees-Mogg. Se viene raggiunto un numero di lettere pari ad almeno 48, la sfiducia del premier britannico può essere messa al voto.

la Repubblica
Cinque mesi sono passati da quando l’avvocato genovese Luca Lanzalone è stato arrestato. Cinque mesi durante i quali è successo di tutto, nelle aziende pubbliche. Le epurazioni gialloverdi procedono senza sosta. Quasi non passa giorno senza che salti una testa, anche se poi la società resta acefala perché non c’è chi mettere al suo posto. Non c’è da scandalizzarsi, naturalmente: succede più o meno la stessa cosa ogni volta che cambia una maggioranza politica. Ma è quel “più o meno” che talvolta fa la differenza. Qui invece si applica la regola spietata che coniò nel 1994 un certo Cesare Previti quando Silvio Berlusconi vinse le elezioni per la prima volta. “Non faremo prigionieri”. Con una piccolissima differenza. Perché invece un prigioniero c’è: l’avvocato Lanzalone. Ma prigioniero proprio in senso tecnico. L’ex superconsulente dell’amministrazione grillina di Virginia Raggi si trova agli arresti domiciliari per l’inchiesta sullo stadio della Roma. Ragion per cui si è dimesso dalla presidenza dell’Acea: conservando però la poltrona nel consiglio di amministrazione della municipalizzata romana che, dettaglio non trascurabile, è una società quotata in borsa. Con un consigliere sottoposto da cinque mesi cinque a custodia cautelare. Tutto in regola, probabilmente. Ma di sicuro assai poco opportuno.

Il Sole 24 Ore
I più richiesti sono i programmatori, gli agenti di commercio e i tecnici elettronici. Gli «emergenti» sono i full stack devoloper, i big data analyst e i manager digitali. E infine gli introvabili:  esperti di privacy e Gdpr, addetti alla manutenzione, diplomati tecnici (dall’informatica alle tlc, dall’elettronica-elettrotecnica fino alla meccatronica) È questa la fotografia del mercato del lavoro scattata dall’osservatorio web di Monster.it per Il Sole – 24 Ore: le opportunità di lavoro aperte da qui a fine anno sono tra le 25 e le 30mila e sono in gran parte concentrate nel variegato mondo dell’information technology.

COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Marco Niada
I drammatici sviluppi degli ultimi giorni, con dimissioni a catena dal Governo May, che barcolla paurosamente prima ancora di presentare l’accordo raggiunto con Bruxelles al Parlamento, stanno mettendo a nudo tutta la scelleratezza del progetto Brexit. Comunque andrà a finire, la decisione di David Cameron di porre all’elettorato la scelta di rimanere o uscire dall’Unione Europea si è rivelata una sciagura per il Paese. Una calamità che rischia di durare per almeno una generazione. Vediamo perché. Il compromesso raggiunto da Teresa May con Bruxelles è, sul piano negoziale, l’unica scelta possibile, ma non certo una scelta nell’interesse del Regno Unito. Strattonata a destra e sinistra tra remainers e leavers del partito, oltre che confrontata con una Unione Europea decisa monoliticamente a difendere la propria integrità, la May ha partorito l’unico accordo possibile sul piano del rapporto di forze. La UE è soddisfatta e sia i remainers che i leavers si trovano bloccati in uno stallo. I primi vorrebbero ovviamente un legame più stretto con la UE, mentre i secondi vorrebbero lasciare la UE senza mediazioni il 29 marzo, preferibilmente senza neppure pagare il conto dei progetti avviati con il consenso di Londra e messi a budget dalla Commissione

INTERNAZIONALE
Financial Times
Investors who once thought little about what their portfolios were supporting have elevated purpose and impact towards the top of their agendas in recent years. The spark came from a group of Swedish pension funds a decade ago. Alert to the threat of climate change, they wanted to find investments that supported climate-friendly outcomes. They also wanted high-quality, liquid products that would not carry project risk, and transparency on how their investments would achieve stated goals. The group approached the World Bank in 2008 to design what became the green bond — a product that has raised more than $500bn since then. Green bonds help investors address the environmental, social or governance risks that can have a material effect on returns. The concept behind it is now expanding into other types of so-called labelled bonds, namely those dedicated to a specific social purpose.

Financial Times
What threat do Italy’s bond market woes pose to the yields on other eurozone nations’ debt?Yields on Italian bonds have been ratcheting up since a populist Eurosceptic coalition took power in May. The government’s recent agreement of an aggressive budget plan for 2019 has provided a further upward momentum, leading to a fresh sell-off of Italian debt and a fall in the country’s bank stocks. So far there has been little sign of contagion. In the five months since the Italian sell-off began, 10-year Spanish debt has risen 34 basis points to 1.64 per cent, and the equivalent Portuguese yield climbed 38 bps to 1.96 per cent. These pale in comparison to the rise in Italian yields: at one point, the 10-year rose 190 bps to 3.67 per cent — its highest for more than four years — though it has since retrenched to about 3.5 per cent.

Bloomberg
Italy managed to scrape by with its 5.5 billion-euro ($6.2 billion) monthly auction of three, seven and 20-year government bonds on Tuesday. It has now completed nearly 95 percent of its annual funding target, but that’s where the good news ends. It is still visibly struggling to place longer-dated paper. Benchmark 10-year yields stayed high, even after the auction got away. Meanwhile, the sale of the 2038 bond was covered only 1.4 times, down from 1.9 times last month. In fairness, the amount of those 20-year bonds sold was higher this time around, but there was a 3.9 percent yield on offer — 11 basis points higher than October’s sale. With more than 250 billion euros to sell next year, nearly 100 billions euros of which will be 10-year or longer debt, Rome’s funding problems are just beginning.

Financial Times
Israeli-listed Bank Leumi is in talks with potential partners about launching its acclaimed online-only bank Pepper in the US, in what would mark the latest challenge to the high fees that America’s main street lenders have enjoyed for decades. Launched in mid-2017 to “disrupt from the inside”, Pepper has won praise for its technology and is opening more accounts per day than its parent bank does across its 250 bricks and mortar branches in Israel. “We said we wanted to go overseas and we searched wide,” Rakefet Russak-Aminoach, Bank Leumi’s chief executive, told the Financial Times in New York, adding that the desire to expand was influenced by inquiries from foreign banks and potential partners.

The New York Times
Lenders shouldn’t expect much help with their bad debts from Europe’s new senior financial watchdog. The European Central Bank on Wednesday nominated Andrea Enria as chair of its supervisory board, which oversees the continent’s 118 biggest lenders. Mr. Enria, from Italy, is currently the respected head of the European Banking Authority, and is unlikely to take a softer line on tackling lenders’ bad debts. The industry’s chronic low profitability and poor money-laundering controls present bigger challenges. Some might hope that his promotion would lead to softer treatment of Italian lenders, many of which are still grappling with bad debts. They are likely to be disappointed. Colleagues joke that Mr. Enria, a former Bank of Italy economist, is sufficiently northern that he may as well be Austrian. His orthodox credentials, and his experience of dealing with large, international financial institutions as chair of the European Banking Authority since 2011, helped him secure the nomination over Sharon Donnery, the deputy governor of Ireland’s central bank.

TECNOLOGIA
Il Sole 24 Ore
Lo scontro tra operatori telefonici storici e Iliad sta raggiungendo nuovi livelli. Tim, Vodafone e Wind hanno lanciato altre offerte low cost dedicate agli utenti Iliad (e di operatori mobili virtuali). Al contempo, mentre da una parte cercano di tenere testa al nuovo avversario con tariffe competitive, presentano novità di altro genere, utile a differenziarsi dal nuovo arrivato: annunci con cui sottolineano la propria qualità della rete (presente o futura). Lo scontro è comunque destinato a crescere ancora di intensità, dato che anche Iliad sta lavorando a migliorare i propri servizi, preparandosi a lanciare una propria rete (tra fine 2018 e inizi 2019, stando ad alcune indiscrezioni che circolano nel settore) e poi a lavorare sul 5G (di cui si è aggiudicato frequenze importanti all’ultima asta, anche grazie a regole di gara che le hanno facilitato il compito). Ma per tutto questo bisognerà aspettare. Intanto, al presente, lo scontro si vede perlopiù sulle tariffe di fascia base.

la Repubblica
Le startup tecnologiche di Francia e Gran Bretagna si contendono il primato dei fondi ricevuti: secondo i dati portati al Web Summit di Lisbona da Tech.eu, Stripe e Techstars, nonostante le nubi di Brexit alle britanniche è andato il 24,6% del totale dei capitali iniettati, contro il 24% delle francesi che però hanno il sorpasso nel mirino. Nel primo semestre del 2018, in Europa sono fluiti 3,6 miliardi verso le aziende in primissima fase di sviluppo dei prodotti. “L’accesso a un mercato che sappia offrire sviluppatori qualificati è uno dei principali motivi a frenare il dato di paesi come Spagna (3,9%), Italia (1,92%), o Portogallo (0,26%)”, dicono gli esperti. Infatti gli sviluppatori italiani sono il 2% del numero globale: tanti in valori assoluti, pochi rapportati alla popolazione.

Il Sole 24 Ore
Quello del cloud è una partita muscolare. Contano i numeri, i server, la tecnologia e anche le distanze. Amazon Web Services, la nuvola di Jeff Bezos che da sola vale il 60% degli utili operativi del gruppo ha annunciato martedì che porterà i proprio datacenter in Italia. Parliamo di almeno 900mila server che verranno accesi all’inizio del 2020. Tra i primi quattro del mercato come Microsoft, Google e Alibaba, Amazon è il primo che decide di aprire in Italia raggiungendo così quota 19 Paesi nel mondo. Ibm invece ha portato qui da noi il suo primo datacenter nel 2015. Per Amazon si tratterebbe di tre Availability Zones” (centri di calcolo) tutti localizzati nella zona di Milano. “Per una azienda italiana avere un datacenter sul territorio vuole dire potere contare su latenza più bassa e sulla certezza di potere mantenere il controllo completo sulla posizione dei loro dati” commenta a Nova-Il Sole 24 Ore Miguel Avala, capo della divisione South Europe di Amazon Aws. Bassa latenza vuol dire per il manager servizi più efficiente in particolare nel settore delle transazioni elettroniche legati all’e-commerce o per le startup del fintech. Ma anche per alcuni settori della pubblica amministrazione, parliamo di quelle che gestiscono infrastrutture più critiche che chiedono di avere una parte dei dati residenti sul proprio territorio. Secondo Roberta Bigliani vice president Europe del centro di ricerca Idc, Robera, l’Italia non è refrattaria a questa tecnologia, anzi.

Il Sole 24 Ore
Durante una riunione globale svoltasi giovedì nel quartier generale di Amazon, a Seattle, Usa, Jeff Bezos, Ceo della società, si è lasciato andare a una affermazione a suo modo sorprendente. Bezos infatti, a una domanda rivolta da un dipendente, ha risposto che «Amazon non è troppo grande per fallire». Come riporta la Cnbc, che ha avuto modo di ascoltare la registrazione della riunione, il Ceo della società ha detto di prevedere che «un giorno Amazon fallirà, andrà in bancarotta. Se si guarda alle grandi aziende -ha continuato Bezos- la durata della loro vita tende ad essere più di 30 anni, ma non più di cento anni». La chiave per posticipare il più possibile questa fine, ha continuato Bezos, è che l’azienda «sia ossessionata dai clienti» ed eviti di guardare al suo interno, preoccupandosi unicamente di se stessa. «Se iniziamo a concentrarci su noi stessi, invece di concentrarci sui nostri clienti, questo sarà l’inizio della fine», ha proseguito Bezos. «Dobbiamo cercare di rimandare quel giorno il più a lungo possibile».

Il Sole 24 Ore
Le previsioni sono difficili, soprattutto se riguardano il futuro. In questo aforisma sta anche il senso della sfida che, vista dall’Italia, attende lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (Ai) in campo legale. Sia chiaro: la spinta sui sistemi evoluti di Ai si sta già consolidando in diverse funzioni, dalla ricerca giuridica alla consulenza contrattuale; e sta già scardinando il lavoro “routinario” degli avvocati, senza per questo scatenare i temuti effetti di appiattimento della professione. E intanto si guarda alla frontiera delle applicazioni predittive, pur costellata di molti distinguo e altrettante premesse. Perché quando si parla di intelligenza artificiale, “aumentata”, si parte da un dato di fatto: «Il divario tra i Paesi anglosassoni e il resto del mondo – come spiega Giovanni Lega, managing partner di Lca –. Se il mercato dei grandi studi americani e inglesi è florido di investitori, e vede oltre cento applicazioni di Ai già attive, il mondo della civil law, e dunque anche quello italiano, risente di alcuni freni e viene purtroppo smarcato da differenze linguistiche. L’adattamento di applicativi pensati per l’estero richiede tempo e investimenti»

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