BUON MARTEDI’ 13 NOVEMBRE DA OFNEWS AGGREGATOR SPECIALE MANOVRA

USCITA DI MARTEDì 13 NOVEMBRE 2018

ECONOMIA & FINANZA
Milano Finanza
L’Italia rappresenta “il caso più in rilievo” sulle finanze pubbliche nell’area euro, e sebbene ad oggi non si sia assistito ad un “contagio” delle tensioni agli altri Paesi il rischio c’è. “Questo mette in rilievo il richiamo alla disciplina di Bilancio e al rispetto e applicazione delle regole fiscali in Europea”. Queste le parole di monito pronunciate oggi dal vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, nel discorso di apertura della Euro Finance Week a Francoforte. parole che arrivano alla vigilia di un nuovo appuntamento chiave nello scontro tra il governo italiano e le autorità europee. Domani, 13 novembre, infatti l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea il nuovo bilancio per il 2019, ma le recenti dichiarazioni del governo indicano che l’obiettivo del deficit del 2,4% per il prossimo anno non verrà modificato. De Guindos ha aggiunto: “Riguardo alle finanze pubbliche, l’Italia rappresenta il caso più in rilievo, alla luce del livello del debito e delle tensioni politiche che circondano il progetto di bilancio del governo. La forte reazione dei mercati agli sviluppi politici ha riacceso le preoccupazioni sul legame banche-conti pubblici nell’area euro. Anche se finora il contagio è stato limitato resta una possibilità”. Intervenendo alla stessa conferenza la presidente uscente del meccanismo unico di Vigilanza della Bce Danièle Nouy ha invitato le banche a diventare più “etiche”.

Il Sole 24 Ore
La revoca delle misure Antitrust previste nei confronti di Mediobanca – stabilite al tempo della complessa operazione che ha portato Unipol ad acquisire la galassia assicurativa Fondiaria Sai – dimostra che non c’è più «il controllo di fatto» di Piazzetta Cuccia «su Generali». Lo si desume dal testo dell’ultimo bollettino con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha accolto la richiesta di revoca, presentata da Mediobanca lo scorso 23 maggio, dei vincoli legati all’operazione FonSai stabiliti nel giugno 2012. Tra questi, infatti, c’era il divieto di acquistare – sino a quando permarrà il controllo di fatto di Mediobanca su Generali – partecipazioni azionarie in Finsoe, Unipol o altre società del gruppo assicurativo bolognese. Un paletto ora revocato dal Garante della concorrenza e del mercato in virtù del mutato scenario a livello societario: «L’Autorità – si legge – aveva imposto tali misure sul duplice presupposto che vi fosse un controllo esclusivo di fatto di Mediobanca su Generali e a causa dei legami stabili, di natura quasi strutturale, esistenti tra Mediobanca ed il costituendo gruppo Unipol/SaiFondiaria, ritenendo che tale situazione comportasse il rischio che potessero instaurarsi forme di coordinamento tra Unipol e Generali, in ragione dei legami esistenti tra i due diversi gruppi per il tramite di Mediobanca».

Milano Finanza
Lo aveva annunciato giovedì scorso, 8 novembre, in occasione della presentazione dei conti del terzo trimestre di Unicredit e il giorno dopo, puntuale, lo ha fatto. Jean Pierr Mustier, ad della banca di Piazza Gae Aulenti, aveva detto di voler acquistare titoli azionari dell’istituto per 600 mila euro e i suoi bond Addtional Tier 1 per altri 600 milioni, in segno di fiducia verso la banca. E, in base alle segnalazioni di internal dealing alla Borsa Italiana, il 9 novembre Mustier ha comprato azioni in quattro operazioni, tramite la società Tam sarl. Nella prima tranche ne ha acquistate 2.777 al prezzo medio di 11,321 euro, nella seconda 48.347 a 11,3146 euro medi, nella terza 1.395 a 11,324 euro, nella quarta 581 a 11,332 euro.

la Repubblica
La finanziaria attraverso cui Gilberto Benetton controllava il suo 25 di Edizione, si chiama Regia. Ma ora in Regia il regista non c’è più. Chi lo sostituirà?. La linea ereditaria familiare sancisce che sia la figlia Sabrina a prendere il suo posto e ad avere in mano le azioni. Ma un conto sono i titoli, un conto è il comando: questo non si tramanda per successione. Soprattutto se l’impero è vasto e complesso, fatto di infrastrutture, maglioni, ristoranti, immobili. Un terreno ideale per confrontarsi, e magari anche litigare. Chi ha conosciuto Gilberto dice che una delle sue grandi capacità era riportare sempre all’unità la famiglia, convincere Luciano, Giuliana e Carlo a compattarsi nei momenti difficili. Una pacata ragionevolezza che è stata la base per scegliere i manager e governare senza alzare la voce un impero da 12 miliardi, costruito da una base ben più piccola: l’attività tessile oggi rappresenta , dopo essere stata la base di partenza di tutto. meno del 5% del valore complessivo. Gilberto il grande mediatore non c’è più e manca proprio in un momento cruciale. Che faranno le diverse anime della famiglia? Per ora restano alla finestra.Nel breve termine nessuno dei 14 membri della seconda generazione prenderà il suo posto. E se Sabrina e i suoi cugini entreranno nel cda di Edizione, non è previsto che nella holding principale ci sia un nuovo vice presidente.

la Repubblica
Tre modelli per far ripartire le fabbriche italiane di Fca. Il piano verrà annunciato il 29 novembre ai sindacati dell’auto che hanno firmato gli accordi con il Lingotto. Il giorno successivo verrà illustrato anche alla Fiom. I sindacalisti si attendono da queste riunioni sostanziali novità di prospettiva sulla produzione italiana. Anche perché in diversi stabilimenti, a partire da Pomigliano e Mirafiori, ammortizzatori sociali come la cassa integrazione sono agli sgoccioli o si avviano alla conclusione. Sarà la prima prova sul campo di Pietro Gorlier, il nuovo responsabile dell’area Europa del gruppo. Quella stessa area che gli analisti giudicano oggi ancora poco produttiva. Questo è, in sostanza, il motivo per cui i dati dell’ultima trimestrale non sono stati accolti con favore dalla Borsa che ha giudicato il bilancio Fca troppo dipendente dal mercato americano. Si tratta, insomma, di invertire la rotta puntando su nuovi modelli made in Italy, in grado di far risalire il Vecchio Continente nella classifica interna delle aree più produttive dell’impero della multinazionale torinese. I rumors sindacali ipotizzano l’annuncio di tre nuovi modelli da far partire entro la fine del 2019. Il più vicino nel tempo dovrebbe essere l’arrivo della produzione della nuova Jeep Compass a Melfi. Una mossa attesa da tempo che servirebbe a risolvere il problema occupazionale nato con la fine della produzione della Punto nello stabilimento della piana di San Nicola. L’assemblaggio della Compass occuperebbe un migliaio di lavoratori e servirebbe a creare una base produttiva per il mercato europeo del restyling di un modello che sta avendo grande successo negli Stati Uniti.

Il Sole 24 Ore
Vivendi non si fida del presidente Telecom Fulvio Conti, Elliott non si fida dell’ad Amos Genish. In questo quadro conflittuale si sta consumando l’ennesimo tentativo di ridisegnare l’organigramma operativo della compagnia telefonica nazionale, all’indomani della discesa in campo del Governo – in particolare si è esposto il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio – per favorire la creazione di una rete unica sulla quale convogliare gli investimenti. L’ultima puntata della tormentata vicenda – a quanto risulta a «Il Sole-24Ore» – è andata in onda nella notte tra domenica e lunedì, quando, nel corso di una conference call che si è prolungata fino alle 2, il consigliere in quota Elliott, Rocco Sabelli, ha declinato l’invito a rendersi disponibile ad assumere le deleghe operative nel caso in cui Genish fosse costretto a fare un passo indietro. Sabelli, un veterano del settore (era entrato in Telecom con Vito Gamberale, ai tempi in cui la compagnia era ancora sotto l’egida pubblica, ricoprendo diversi incarichi di vertice) ha rifiutato perchè convinto che la questione debba essere risolta in assemblea, considerato che la conferma della cooptazione di Genish in cda aveva ottenuto un gradimento plebiscitario all’assemblea di bilancio del 24 aprile e che poi il 4 maggio la lista Elliott aveva conquistato la maggioranza del board proponendo dieci candidati tutti dotati del requisito di indipendenza.

Il Sole 24 Ore
Il Governo scende in campo per favorire l’unificazione delle reti di tlc e promuovere lo sviluppo della fibra che consente velocità di navigazione superiori. A quanto risulta a «Il Sole-24Ore» a giorni, verrà annuciata la creazione di una cornice normativa che aprirà le danze. L’operazione di Governo – che fa perno su Luigi Di Maio, vice-premier e titolare del ministero competente, il Mise – avrebbe già l’accordo della Lega – via Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – e del ministro del Tesoro Giovanni Tria. L’obiettivo è creare una rete unica tra Telecom e Open Fiber in una struttura che sia in grado di raccogliere le risorse per accelerare la sostituzione del rame. Domenica, parlando a “Non è l’arena” su La7, Di Maio ha sostanzialmente confermato le indiscrezioni sulla volontà di favorire una fusione tra la rete di Tim e quella di Open Fiber. «Stiamo lavorando per creare le condizioni affinché si crei un unico player italiano che permetta la diffusione per tutti i cittadini di internet e banda larga», ha detto, assicurando che «non c’è nessuna volontà di fare espropri proletari, lo faremo dialogando con tutti e pensando ai posti di lavoro. Io credo che entro la fine dell’anno anche il dossier Tim vada chiuso».

Milano Finanza
Tim è favorevole alla creazione in Italia “di un singolo network di rete per evitare inutili duplicazioni di investimenti infrastrutturali e siamo aperti a possibili collaborazioni con Open Fiber”. E’ quanto ha chiarito in una nota l’amministratore delegato del colosso tlc, Amos Genish, all’indomani delle indiscrezioni di stampa secondo cui il governo starebbe lavorando all’ipotesi di unire la rete di Tim (il book value è pari a 15 miliardi di euro ma una fonte vicina al dossier ha segnalato che ora merita una valutazione più bassa) con quella di Open Fiber per accelerare sulla fibra. Nell’operazione la Cassa depositi e prestiti svolgerà un ruolo fondamentale dal momento che detiene il 5% del capitale sociale di Tim e il 50% di Open Fiber (il restante 50% è controllato da Enel ). Naturalmente qualsiasi operazione tra Tim ed Enel richiederebbe l’approvazione di Vivendi che con la sua quota del 23,943% in Tim potrebbe bloccare qualsiasi operazione straordinaria. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha confermato l’ambizione di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. In un’intervista a La7 l’11 novembre ha infatti rivelato che il governo sta lavorando per stabilire le condizioni per creare un unico operatore nel Paese della banda larga, aggiungendo: “Credo che il dossier possa essere chiuso entro la fine dell’anno”. Non ha fornito dettagli, ma ha detto che il governo ha già avviato i colloqui con tutti i player coinvolti.

Il Sole 24 Ore
Il cda di Banca Carige ha dato il via libera al piano di rafforzamento del capitale che comprende, in primis, l’emissione di un bond subordinato sottoscritto, per 320 milioni, dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. A questo seguirà un aumento di capitale da 400 milioni che dovrebbe essere deliberato nell’assemblea straordinaria dei soci, che sarà convocata nei prossimi giorni per il 21 dicembre. Con questa operazione, ha detto il presidente Pietro Modiano «Carige è messa in sicurezza». Con 400 milioni, ha aggiunto l’a.d., Fabio Innocenzi, «siamo abbondantemente superiori agli obblighi 2019 di Cet1 e in linea con quelli di Total Capital Ratio 2019 ed è quello che ci serve per essere conforme alle richieste del regolatore». Una situazione che apre allo scenario di una possibile aggregazione che potrebbe anche andare in porto, hanno detto i vertici della banca, entro il 2019. Al momento, il socio di riferimento di Carige, Malacalza Investimenti (27,5%), non partecipa all’operazione relativa al bond e sulla stessa linea appare il socio Gabriele Volpi (9%). Il terzo azionista di peso della banca, Raffaele Mincione (5,4%), ha invece annunciato di «aver comunicato alla banca il proprio irrevocabile impegno (sul bond, ndr) per l’importo di 20 milioni». Ma condiziona «il proprio impegno alla individuazione e definizione di una adeguata remunerazione da concordarsi tra le parti».

Milano Finanza
Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fidt) dovrebbe venire in soccorso ddi Carige con un prestito da 350 milioni di euro rispetto ai 400 legati all’emissione di un bond subordinato AT2. Altri 50 milioni dovrebbe metterli l’imprenditore Vittorio Malacalza, attuale socio di riferimento dell’istituto ligure, che per ora non ha dato conferma. Se ne parlerà oggi pomeriggio in occasione dei contri trimestrali. L’emissione del subordinato AT2 dovrebbe avvenire prima dell’aumento di capitale che il gruppo genovese dovrebbe fare ad aprile 2019 per pari importo, sempre 400 milioni. Il bond andrebbe a sostituire le azioni non sottoscritte (inoptato). Il rafforzamento di capitale si è reso necessario a causa della maggior copertura, a quanto pare, di Utp e di altre voci. Pare che 257 milioni di rettifiche non sarebbero state comunicate dal precedente cda all’attuale, risultato dell’ispezione di Bankitalia per conto della Bce, e che appesantirebbe in maniera notevole i conti dell’istituto. A fine mese, verso il 20 di novembre, si riunirà l’assemblea del Fidt e in quella sede sarà necessario il 90% dei soci per dare il via libera all’operazione, che non è scontata per ora. Verrebbero chiamate a sottoscrivere l’operazione le Spa, non i gruppi più piccoli quali le banche locali. Come ricordano gli analisti di Banca Akros, il Fidt ha deciso la scorsa settimana di finanziarsi per 2,7 miliardi di euro, grazie ai maggiori istituti (Intesa Sanpaolo, Unicredit , Mps , Banco Bpm , Ubi Banca ), in vista anche della probabile operazione su Carige .

AFFARI PERSONALI
la Repubblica
A Piazza Affari occhi puntati sulle banche, con il cda di Carige che oggi ha dato il via libera all’operazione di rafforzamento patrimoniale in due fasi, con l’intervento a sostegno da parte del Fondo Interbancario, quindi dell’intero sistema bancario. Vola Tim, che riduce lo slancio sul finale e termina a +2,79%. A sostenere il titolo è il progetto del governo di scendere in campo per favorire l’unificazione delle reti di tlc e promuovere lo sviluppo della fibra che consente velocità di navigazione superiori. L’obiettivo è creare una rete unica tra Telecom e open fiber in una struttura che sia in grado di raccogliere le risorse per accelerare la sostituzione del rame. Oggi Genish ha dichiarato di essere favorevole ad una unificazione della rete ma solo a patto di mantenerne il controllo. Dopo una raffica di sedute in calo torna a salire decisamente il prezzo del petrolio. Pesa la decisione dell’Arabia Saudita di ridurre le vendite a dicembre e la possibilità discussa dai Paesi Opec/non Opec di procedere a un nuovo taglio alla produzione per sostenere i prezzi della commodity. I contratti sul greggio Wti guadagnano 63 centesimi a 60,82 dollari al barile. Il Brent cresce a 70,98 dollari al barile.

Il Sole 24 Ore
Il BTp Italia torna all’antico. Lo fa con una scadenza breve, quattro anni, che non si vedeva dal 2013, nove emissioni fa. E con i rendimenti. I numeri ufficiali arriveranno venerdì, ma sul mercato le attese puntano a una cedola intorno all’1,2-1,25%, e c’è chi non esclude qualche punto base in più. Un livello come questo riporterebbe le lancette all’autunno 2014. E l’accoppiata cedola-scadenza può accendere l’interesse dei piccoli risparmiatori, per i quali il BTpI è pensato. La possibilità di offrire una remunerazione del genere con un calendario breve è un effetto collaterale del rialzo degli interessi che accompagna i titoli italiani dalla fine di maggio. Il nuovo BTp Italia, che sarà offerto da lunedì 19 a mercoledì 21 (o martedì 20 in caso di chiusura anticipata), arriva nel pieno del dibattito politico sull’opportunità o meno di spingere il debito pubblico italiano nei portafogli delle famiglie, idea alla base del progetto dei Cir che dovrebbe approdare in manovra.

Morningstar
Man mano che gli investimenti sostenibili diventano meno di nicchia e più mainstream, il menù dei fondi passivi che includono esplicitamente criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) continua ad arricchirsi. Al 30 settembre 2018, Morningstar conta 199 fondi indicizzati sostenibili domiciliati in Europa (144 fondi passivi tradizionali e 55 Exchange traded fund). Di questi, 14 detengono uno specifico focus ambientale, mentre il resto (185 fondi) dichiara di integrare nel proprio processo di investimento i criteri ESG. A fine settembre, i replicanti europei sostenibili gestiscono complessivamente 97,6 miliardi di euro (il 6,8% del totale delle attività gestite passivamente in Europa), in aumento rispetto agli 84,2 miliardi di fine 2017. Questi fondi hanno raccolto 8,65 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (0,01% della raccolta netta totale verso strumenti passivi in Europa), in calo dai 9,3 miliardi di euro raccolti nello stesso periodo del 2017.

Milano Finanza
L’Osservatorio di Assioreti ha rivelato che il patrimonio di reti e private bank è cresciuto nei 9 mesi, toccando un nuovo massimo storico a quota 531 miliardi. Merito della raccolta che ha più che compensato l’effetto negativo dei mercati. Da inizio anni la raccolta netta delle reti si è infatti attestata a 23,76 miliardi di euro. Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking resta il campione per masse, seguito da Banca Mediolanum , FinecoBank e Banca Generali . Nel dettaglio la rilevazione effettuata da Assoreti evidenzia una valorizzazione a fine settembre dei prodotti finanziari e dei servizi di investimento distribuiti dagli intermediari associati, tramite l’attività dei propri consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, pari a 531,2 miliardi di euro, con una crescita congiunturale dell’1,0% e un incremento tendenziale pari al 4,7%. Il patrimonio complessivo dei prodotti del risparmio gestito si attesta sui 387,5 miliardi di euro (+0,8% su giugno 2018; +4,6% su settembre 2017), mentre la valorizzazione delle posizioni in regime amministrato è pari a 143,7 miliardi di euro (+1,6% su giugno 2018; +5,1% su settembre 2017). Il patrimonio dei fondi sottoscritti direttamente è pari a 185 miliardi di euro, con una crescita congiunturale contenuta (+0,3%) e un’incidenza complessiva sul portafoglio totale pari al 34,8%. In particolare, la valorizzazione delle gestioni collettive domiciliate all’estero è pari a 163 miliardi di euro, pari al 30,7% del portafoglio totale, mentre le masse investite in fondi aperti di diritto italiano ammontano a 20,8 miliardi di euro, con una incidenza del 4,0%.

SPECIALI
Corriere della Sera
Servirà tutta la giornata di oggi, e una buona dose di impegno e di diplomazia, per mettere a punto la risposta del governo alla Commissione Ue, che chiede di modificare la manovra del 2019.Tra il ministero dell’Economia, Palazzo Chigi e i due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, le posizioni sulla linea da opporre a Bruxelles sono ancora molto distanti. Aperto al dialogo e a qualche concessione il titolare dei conti, Giovanni Tria. Indisposti a concessioni i capi di M5S e Lega. Preso atto dell’ulteriore rallentamento dell’economia, Tria vorrebbe quanto meno ritoccare al ribasso l’obiettivo della crescita programmata per il 2019, così da rendere più credibili le coerenze della manovra. Portandola dall’1,5% previsto tre settimane fa a un più realistico 1,3%, senza con questo modificare l’obiettivo di deficit del 2,4%. Dal fronte del Movimento, però, sono arrivate chiusure nette, e dalla Lega forti perplessità. La discussione è aperta e accesa, tra il Tesoro e i due partiti di maggioranza, anche sul meccanismo per blindare i conti e rassicurare Bruxelles. Alla Ue si confermerà che il deficit al 2,4% è un tetto massimo, ma bisogna trovare un meccanismo credibile per frenarlo in caso di scivolamento. Esclusa la possibilità di un aumento automatico delle tasse, che nessuno vuole, Tria propone un rubinetto sulla spesa.

Il Sole 24 Ore
Le decisioni che il governo italiano prenderà, rispondendo alle osservazioni della Commissione europea sul bilancio pubblico, non condizioneranno solo i prossimi mesi, ma l’intera legislatura e, in caso di voto anticipato, anche buona parte della legislatura successiva. Come anticipato su queste colonne l’11 ottobre, la Commissione europea sta considerando di contestare all’Italia la violazione della “regola del debito”, anziché di quella del deficit. La differenza è che nel primo caso è necessaria una correzione del bilancio pubblico che potrebbe durare diversi anni, forse cinque, durante il quale la politica economica del paese e i piani di riforma strutturale sarebbero sottoposti a vigilanza europea trimestrale. Sarebbe certamente un esito politicamente critico per un governo che ha fatto della retorica sovranista il proprio baricentro elettorale. Nel corso dell’ultima riunione dell’Eurogruppo il tono del dialogo da parte delle istituzioni europee è stato definito «molto costruttivo» e a Bruxelles si spera ancora che il governo italiano modifichi in extremis la proposta di bilancio, ma se questo non avverrà entro domani sarà molto difficile non aprire una procedura di infrazione. Sarebbe sufficiente, spiegano a Bruxelles, che il governo dimostri un approccio cooperativo abbracciando lo spirito delle regole che richiedono un profilo discendente del rapporto debito-Pil, ma i segnali che sono arrivati da Roma non sono stati di questo tipo e spesso hanno avuto carattere apertamente conflittuale.

The Wall Street Journal tradotto da Milano Finanza
Non è esagerato constatare che l’Unione europea sia sull’orlo di un’altra crisi, a motivo della battaglia in corso contro l’Italia sulla nuova legge di bilancio del Paese. In nessun punto del saggio L’arte della negoziazione o altro testo simile si consiglia di arrivare nel corso di un negoziato alla seguente situazione: nessuna delle due parti può tirarsi indietro senza un imbarazzo inaccettabile, ma il restare ognuno sulle sue posizioni porterà a una catastrofe inaccettabile. Al di fuori della Germania, i più vogliono incolpare Bruxelles per questo triste stato di cose. I mandarini dell’UE insistono sul fatto che l’Italia mantenga l’impegno precedente di mantenere il deficit allo 0,8% del prodotto interno lordo invece del 2,4% proposto dalla coalizione populista che ora gestisce il paese. Se non fosse per la promessa dello 0,8% fatta da un governo italiano (che è stato estromesso dal potere dagli stessi italiani), l’UE ha normalmente il diritto di montare su un cavallo così alto solo quando il deficit di un membro raggiunge il 3%. E allora, perché intraprendere questa battaglia? Non è una cattiva domanda, ma coloro che dicono “è colpa di Bruxelles” trascurano un punto chiave. Il resto d’Europa è essenzialmente a rischio, per colpa della spesa pubblica italiana, perché l’Italia è troppo grande per fallire. Parlare di sovranità e di volontà popolare da parte degli arrabbiati leader italiani sarebbe più considerevole se gli italiani fossero preparati ad affrontare i mercati globali sulla base della non eccelsa reputazione del merito di credito del loro paese. Non lo sono.

Financial Times
Why is Italy’s economy so sickly and has the country’s new government found the cure for its economic ills? As Rome locks horns with Brussels over a draft Italian budget that the European Commission has rejected for breaching EU rules, the Financial Times has consulted leading economists, academics and industrialists about the root causes of the country’s sluggish growth. The experts’ answers, ranging from corporate culture to public debt, provide little backing for the Italian government’s case that its plans to increase the fiscal deficit to up to 2.4 per cent of gross domestic product will kick-start growth after years of poor performance.  THE DEPTHS OF ITALY’S PROBLEM The challenge facing the Italian government is to get Italy out of a slow or no-growth trap it has been caught in throughout this century.

Bloomberg
What could the European Central Bank realistically do to help Italy, even if it were so minded? Not much, is the depressing answer — in specific new aid anyway. That’s unless Italy ends up getting itself in such a mess that it’s forced to hand over financial control and enter into another ECB bailout program. We’re nowhere near that point, of course, and it’s certainly not something the ruling populist coalition would countenance. In the meantime, Italian government bond investors will have to fend for themselves through Rome’s ongoing budget battle with the European Union up until May’s European Parliament elections. The only thing ECB boss Mario Draghi can realistically do is try not to make the situation worse.

INCHIESTE
Il Sole 24 Ore
Il tempo stringe. E se non si inverte la rotta entro pochi mesi le Pmi potrebbero subire una nuova stretta sui prestiti. A lanciare l’allarme à Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, proprio nel giorno in cui la maggiore territoriale di Confindustria avvia gli stati generali del credito, due giorni di dibattito articolati attorno alla presentazione del libro bianco sul settore, il terzo dopo i capitoli dedicati a Lavoro e Fisco. Ma prima delle proposte, dei suggerimenti per migliorare il rapporto tra banche e imprese, dell’analisi delle nuove alternative possibili al credito tradizionale, viene la preoccupazione per il momento attuale, segnato soprattutto dall’incertezza. «A lungo andare questo livello di spread si scaricherà a valle sulle imprese – spiega Bonomi- e con un livello attorno a quota 350 del resto ci saranno problemi per la sostenibilità del sistema bancario, molte banche potrebbero andare in difficoltà».

Il Sole 24 Ore
L’accordo su Brexit c’è quasi, a grandi linee è stato definito, titola il Financial Times citando il capo negoziatore Ue Michel Barnier, ora manca l’appoggio politico. «Restano ancora non risolte alcune questioni chiave come il confine Irlanda – Irlanda del Nord» recita il comunicato del Consiglio che riporta le informazioni rese dallo stesso Barnier agli altri 27 Paesi. A leggere bene la notizia di stampa e il dispaccio ufficiale non vi è però molta differenza: il testo con cui la Gran Bretagna si separa dall’Unione europea sarebbe pronto, la questione dei confini irlandesi che da mesi agita il governo di Londra e rallenta i negoziati è una delle questioni che più politica non potrebbe essere. Ed è qui che tutto si blocca: ha Teresa May la forza di proporre e imporre un accordo al suo governo e alla sua maggioranza? Perché è nel Regno che si decide se effettivamente la data del 29 marzo 2019 sarà un più o meno quieto passaggio dallo status di membro Ue a quello di partner o un salto nel vuoto senza un accordo che farebbe male soprattutto alla Gran Bretagna e getterebbe nel panico i mercati – venerdì scorso in una nota ai suoi clienti Goldman Sachs si diceva sicura di un accordo la cui probabilità stimava al 70 per cento.

la Repubblica
Più persone in movimento, ma per meno tempo e percorrendo distanze più brevi. E sempre più attraverso mezzi sostenibili. È questo l’identikit degli spostamenti degli italiani secondo il 15° rapporto sulla mobilità realizzato da Isfort e che verrà presentato lunedì in Parlamento. La fotografia di un Paese che per la prima volta sembra veramente avviato se non a dire addio all’auto almeno a rinunciarci sempre di più, quando possibile. I numeri in questo senso parlano chiaro: dal 2015 al 2017 il tasso di mobilità sostenibile, cioè la percentuale di spostamenti compiuti a piedi o con bici e mezzi pubblici sul totale dei viaggio, è cresciuto dal 27,6% al 37,9%. Allo stesso tempo l’auto comincia a perdere terreno: nel 2017 il 58,6% degli spostamenti degli italiani è stato fatto in auto, quasi sette punti in meno rispetto a dodici mesi prima. Parallelamente è in forte espansione il fenomeno della condivisione. Non tanto, o solo, quello più strutturato attraverso piattaforme come Blablacar ma soprattutto quello più informale e autorganizzato. Gli italiani insomma sembrano più orientati di un tempo a dividere gli spostamenti con altri. Del 58,86% sopra citato, il 12,3% si riferisce a viaggi come passeggeri, mentre l’anno precedente il dato si fermava all’8,5%.

COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Vittorio Da Rold
Parafrasando la celebre frase di Mark Twain in risposta a chi lo aveva dato per prematuramente scomparso possiamo dire che la previsione secondo cui il dollaro potrebbe perdere il suo status di valuta di riserva principale del mondo «è fortemente esagerata». Parola di Adam Slater, economista di Oxford Economics ed estensore di un ricco report sull’argomento. Analizzando una selezione di usi internazionali, il dollaro rappresenta tra il 40 e il 60% delle transazioni – una quota che è stabile o addirittura in aumento negli ultimi anni. I potenziali rivali sono molto indietro, l’euro ha frenato la sua ascesa dopo la crisi dei debiti sovrani del 2012, lo yen appesantito dal ventennio di deflazione e in particolare il renminbi cinese, che rappresenta solo l’1-2% delle transazioni. Di conseguenza, sembra improbabile che la supremazia del dollaro sia seriamente minacciata nei prossimi anni. Ma attenzione perché i guadagni degli Stati Uniti dal ruolo globale del dollaro potrebbero anche essere più modesti di quanto si pensi normalmente: qualche decimale di punto percentuale di Pil secondo il premio Nobel Paul Krugman, lo 0,4% del Pil secondo stime della società di consulenza aziendale McKinsey.

INTERNAZIONALE
Bloomberg
One of Warren Buffett’s real estate brokerages waited 18 years to sign its first overseas franchise deal. Now the firm is extending its reach to regions from Italy to Japan and the Middle East. Berkshire Hathaway HomeServices this month teamed up with London-based Kay & Co., its second franchisee in Europe, after Rubina Real Estate in Berlin. The company hopes to add Milan, Vienna and Dubai to its network before the year’s out. “We’ve got a number of markets already teed up,” Gino Blefari, who oversees a business that operates franchise networks, said in an interview in Berlin. “Eventually we’ll be in all the major metropolitan markets.” The company is also in talks with prospective partners in Paris and Madrid, and is looking at Mexico City, Hong Kong and Tokyo as well.

Financial Times
US stocks fell sharply on Monday, as technology stocks erased their November rebound and selling spread across the wider market. Apple was at the centre of the day’s negative mood, ending down 5 per cent on worries that demand for the iPhone has peaked, while the S&P 500 as a whole closed 2 per cent lower at 2,726.22. Concerns at other large companies, including General Electric and Goldman Sachs, also soured sentiment. The sell-off spread to Asia on Tuesday morning with tech stocks in Japan and South Korea leading equity benchmarks lower across the region. Tokyo’s Topix fell as much as 3.1 per cent, the Kospi Composite in Seoul shed 2 per cent, and Hong Kong’s Hang Seng dropped 1.5 per cent. In China the CSI 300 index of companies listed in Shanghai and Shenzhen lost as much as 1.4 per cent.

Financial Times
Tencent has had a horrid year, even by tech industry standards. One year ago, the Hong Kong-listed social media group overtook Facebook in terms of market capitalisation. Today, it is worth 80 per cent of its Silicon Valley-based peer, having struggled with regulatory roadblocks, increased competition and weak sentiment as a result of the China-US trade war. Investors will be looking for further signs of damage when the company’s third-quarter results are announced on Wednesday. Government interventions in gaming Tencent dominates the gaming sector in China, but it has come under scrutiny from the Chinese government for the “addiction” it engenders in children. Since March, its gaming business has been hit by a bureaucratic process that has left thousands of games awaiting commercial approval. More recently, Beijing has set out additional plans to curb video game releases and time spent playing online. 

Bloomberg
In a world where iPhone demand is on the wane, Apple Inc. has a Plan B. As customers wait longer between upgrades and the smartphone market saturates, Apple can fall back on charging higher prices for each handset and raking in more money from services such as streaming music, digital videos and data storage. But there’s no back-up for many of the companies that supply components for the iPhone. The latest evidence that what’s bad for Apple can be terrible for suppliers came on two continents within hours of each other. Japan Display Inc., which gets more than half its revenue from the iPhone maker, cut forecasts. Then Lumentum Holdings Inc., a top maker of iPhone facial-recognition sensors, lowered its second-quarter outlook.

TECNOLOGIA
la Repubblica
L’assistente virtuale del colosso sudcoreano sarà lanciato nella nostra lingua entro pochi mesi. Ma soprattutto diventerà una vera piattaforma d’intelligenza artificiale integrata in app e hardware di terze parti DOPO che Justin Denison, vicepresidente mobile marketing di Samsung, ha (semi)svelato il primo smartphone pieghevole del gruppo (dotato di Infinity Flex Display, dovrebbe arrivare al Mobile World Congress di Barcellona a febbraio) Samsung ha anche annunciato l’arrivo in Europa dell’assistente Bixby. Il meno diffuso e utilizzato fra i sistemi di questo genere, surclassato d’altronde come versatilità e capacità da Siri, Cortana, Google Assistant e Alexa di Amazon. Di fatto, era un modo per usare il telefono con la voce e poco più. Adesso cambia tutto. Bixby sarà infatti aperta agli sviluppatori, potrà dunque integrarsi ad app, servizi e prodotti e – lo ha svelato DJ Koh, presidente e Ceo It & Mobile Communications di Samsung Electronics alla Developer Conference in corso a San Francisco – supporterà anche altre lingue. Nei prossimi mesi, infatti, l’assistente di Samsung sarà disponibile anche in italiano. Ma arriverà anche in inglese britannico, francese, tedesco e spagnolo, con una bella scommessa sull’Europa. Resterà da capire il grado di raffinatezza e precisione.

la Repubblica
ALLARME in Gran Bretagna per l’uso dei microchip sui lavoratori. A quanto pare la società BioTeq, che si occupa appunto di questo tipo di impianti per organizzazioni ma anche per privati, ne ha già realizzati oltre 150 nel Paese. Sia per singoli individui che per dipendenti di piccole società. Impensierendo non poco i sindacati. Fra l’altro, il gruppo dell’Hampshire ne ha spediti anche in Spagna, Francia, Germania, Giappone e Cina. I piccoli chip, piazzati sottopelle fra il pollice e l’indice, sono simili a quelli che si utilizzano per gli animali da compagnia. Consentono per esempio alle persone di sbloccare la porta di casa e accendere l’auto semplicemente avvicinando la mano nonché di memorizzare una certa mole di dati. Anche un’altra società, la svedese Biohax, se ne occupa. E così molte altre nel mondo. Secondo il Sunday Telegraph anche la società scandinava starebbe trattando con diverse compagnie legali e finanziarie britanniche per programmare l’installazione di questi chip, grandi come un chicco di riso, nei loro dipendenti. Fra queste c’è anche una società molto nota con migliaia di impiegati.

Wired
Il gruppo di hacker Lazarus, collegato alla Corea del nord, ha condotto più attacchi alle reti che gestiscono le transazioni dei bancomat prelevando illecitamente del denaro. Il 2 ottobre il governo degli Stati Uniti, tramite il dipartimento del Tesoro, in collaborazione con Fbi ed Nsa, ha emesso un avviso secondo il quale Hidden Cobra (nome in codice per Lazarus) avrebbe condotto attacchi rinominati “Fast Cash” rubando dai bancomat di Asia e Africa. Lazarus è un gruppo di cyber criminali e cyber spie. È responsabile degli attacchi del 2014 alla Sony Pictures e al furto di 81 milioni di dollari alla banca centrale del Bangladesh. Sono stati collegati anche alla diffusione del ransomware Wannacry nel maggio del 2017.

Wired
Perché nessuno conosce il video più raccomandato di YouTube Il video più raccomandato su YouTube, per il Pew Research, è una compilation per bambini. Il che la dice lunga su come gli algoritmi scelgano per noi Uno screenshot del video più raccomandato su YouTube (da YouTube) Uno screenshot del video più raccomandato su YouTube (da YouTube) Il mondo degli algoritmi, come l’universo, è vasto e affascinante. E proprio come accade con l’universo, le informazioni in nostro possesso sono spesso troppo limitate per poter emettere giudizi definitivi sul suo modo di funzionare. Per esempio, avete presente un video titolato Bath Song | +More Nursery Rhymes & Kids Songs – Cocomelon (ABCkidTV)? Probabilmente no. E normalmente tale lacuna sarebbe considerata assolutamente marginale (quando non apertamente incentivata). Ma secondo Pew Reasearch – il più importante centro statistico americano – quello è titolo del video più raccomandato da YouTube e converrebbe buttarci un occhio, perché potrebbe tornarvi molto utile nella prossima discussione da pub….Lo studio di Pew Reasearch non può, per ovvi motivi metodologici, essere esaustivo, ma apre uno squarcio interessante riguardo al modo in cui gli algoritmi ci prendono per mano nella scoperta di cose nuove.

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BUON MARTEDI’ 13 NOVEMBRE DA OFNEWS AGGREGATOR SPECIALE MANOVRA ultima modifica: 2018-11-13T09:26:07+00:00 da Redazione LeggoNewsletter

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