BUON LUNEDI’ 12 NOVEMBRE 2018 DA OFNEWS AGGREGATOR

USCITA DI LUNEDì 12 NOVEMBRE 2018
ECONOMIA & FINANZA — AFFARI PERSONALI — INCHIESTE — COMMENTI —VIAGGI E DENARI — INTERNAZIONALE — TECNOLOGIA —

ECONOMIA & FINANZA
la Repubblica
Unicredit ha chiuso i nove mesi del 2018 con un utile netto di oltre 2 miliardi di euro, dimezzandolo però rispetto all’anno scorso soprattutto per il peso delle rettifiche in Russia. Escludendo dal risultato netto le voci straordinarie, la crescita sarebbe stata del 4,7%. TITOLO DEBOLE IN BORSA. La banca con sede a Milano archivia i primi 9 mesi dell’anno con un utile netto di 2,16 miliardi di euro, in calo del 53,7% sullo stesso periodo del 2017 (+4,7% la crescita rettificata). Nel terzo trimestre, che ha registrato utili per 29 milioni di euro, sono infatti state adottate delle azioni straordinarie che hanno inciso in maniera decisiva sui conti. Nel risultato è incluso l’impairment della quota nella controllata turca Yapi per 846 milioni di euro e degli accantonamenti addizionali a causa dell’imminente liquidazione delle presunte violazioni delle sanzioni americane. “Confermiamo il nostro obiettivo di utile netto al 2019 di 4,7 miliardi di euro, un Rote superiore al 9 per cento, e un Rote per il Group Core superiore al 10 per cento”, ha sottolineato nella nota sui conti il ceo Jean Pierre Mustier. Nel complesso, aggiornando i target del piano Transform 2019 per “riflettere un contesto macroeconomico difficile, parzialmente mitigato dalle decisive azioni intraprese nel terzo trimestre 2018 e dal continuo successo nell’esecuzione” del piano, ‘in anticipo rispetto a quanto previsto”, alcuni numeri sono stati però limati.

Milano Finanza
Nei primi nove mesi del 2018 la partita tra le due più grandi banche italiane è finita sulla parità. Intesa Sanpaolo , che ha comunicato i conti il 6 novembre, ha registrato un utile netto di 3,012 miliardi di euro, in aumento dai 2,388 miliardi dello stesso periodo 2017. E Unicredit ha risposto ieri con un utile netto rettificato dello stesso importo, 3,012 miliardi, in aumento del 4,7% sul 2017. Unicredit. Oggi Equita , dopo la conference call di Unicredit, ha tagliato il target price del 17% a 17,8 euro, confermando il rating buy, sulla scia del taglio dell’utile per azione. “E’ emerso un outlook sostanzialmente confortante sul business domestico che, nonostante le incertezze del contesto, continua a generare volumi in accelerazione e di buona qualità con un quadro competitivo che sta lentamente migliorando in termini di asset spread”, ha detto la sim. Equita ha adottato, come per tutte le banche, un approccio più prudente sulle stime 2019-2020, ipotizzando una crescita sostanzialmente piatta in termini di margine netto da interesse (da +4%) e commissioni (da +4% a +2%), parzialmente compensata da 300 milioni (-3%) di maggior taglio dei costi. Inoltre la sim ha ridotto del 9% l’utile per azione 2019-2020. “Le nostre stime 2019 sono ora del 15% sotto la guidance della società in termini di utile netto, ovvero 4 miliardi rispetto a 4,7 miliardi”.

Il Sole 24 Ore
Nuovo aumento di capitale da 400 milioni in arrivo per Banca Carige. Il consiglio di amministrazione in programma lunedì 12 novembre varerà un’ampia operazione di rafforzamento patrimoniale che si strutturerà in due fasi nell’ambito di un piano unitario. La prima consiste nell’emissione di un bond At1 compreso tra i 300 e i 400 milioni per riportare il total capital ratio entro fine dicembre sopra al livello minimo chiesto dalla Vigilanza Bce. Data la difficile situazione di mercato, e la debolezza individuale di Carige che ha un rating di CCC+ secondo l’agenzia Fitch, la sottoscrizione del bond sarà garantita dal sistema bancario italiano attraverso il braccio volontario del Fondo di garanzia interbancario per circa 300 milioni, mentre per i restanti 100 milioni l’accollo dovrebbe essere a carico dei grandi azionisti di Carige (di cui 50 milioni della famiglia Malacalza che però, alla domenica sera, non aveva ancora dato conferma scritta dell’impegno). Su iniziativa dei due colossi Intesa Sanpaoloe Unicredit, tutte le banche – i contatti sono in corso anche in queste ore – a contribuire pro-quota al finanziamento del fondo interbancario che lunedì, come anticipato dal Corriere della Sera di domenica, riunirà il proprio cda.

Corriere della Sera
Una rete di salvataggio si sta aprendo per Carige, l’istituto genovese da tempo in crisi e che entro dicembre deve trovare nuovi capitali su richiesta della Bce e poi aggregarsi con un’altra banca. Il sostegno arriverebbe dal Fondo Interbancario Volontario, un soggetto privato cui partecipano le banche italiane, seppure nato dal fondo interbancario (Fitd) istituito dalla legge per la tutela dei depositi fino a 100 mila euro. Di fatto la creazione del Fondo Volontario è stata in questi anni l’escamotage per sostenere le banche in crisi evitando però l’azione diretta del Fitd, che l’Europa equipara a un aiuto di Stato. L’intervento del Fondo Volontario — con uno stanziamento tra 220 e 370 milioni di euro per sottoscrivere un bond subordinato di Carige — servirebbe a puntellare il capitale della banca genovese presieduta da Pietro Modiano e guidata da Fabio Innocenzi, in carica da neanche due mesi dopo uno scontro tra azionisti che ha visto imporsi ancora la famiglia Malacalza, azionista al 28%. La ragione è evitare il rischio di nuova crisi bancaria che sarebbe devastante per il sistema creditizio e per il governo, già pressato tra uno spread a 300 punti — insostenibile a lungo, come ha ammesso il ministro dell’Economia, Giovanni Tria — e la bocciatura della manovra da parte della Commissione Europea.

la Repubblica
Conti in rosso nei primi nove mesi per Tim, che registra una perdita di 800 milioni legata, spiega la società, alla svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi senza la quale l’utile netto si sarebbe attestato a 1,2 miliardi di euro. La svalutazione “non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse”, “non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte al cda” per “migliorare la performance operativa e finanziaria della società”. Numeri che fanno vivere una giornata difficile al titolo a Piazza Affari che in apertura fatica a fare prezzo e prezzo e poi arriva a cedere quasi 5 punti. Genish, la svalutazione non modifica le priorità del piano. “La svalutazione non è di natura cash e non modifica le priorità del piano di Tim alle quali rimaniamo fedeli”. Così ha sottolineato l’ad di Telecom Italia, Amos Genish, aprendo i lavori della conference call con gli analisti, per illustrare i conti dei primi nove mesi chiusi in perdita per 800 milioni, a causa della svalutazione da 2 miliardi decisa “dalla maggior parte dei membri del cda”. Il manager ha dichiarato che “i target del piano verranno rivisti dal cda a inizio 2018”. Il progetto industriale, comunque, ha spiegato ancora il numero uno di Telecom, continuerà a puntare “sulla riduzione del debito e sull’aumento del free cash flow”

Il Sole 24 Ore
Il Governo scende in campo per favorire l’unificazione delle reti di tlc e promuovere lo sviluppo della fibra che consente velocità di navigazione superiori. A quanto risulta a «Il Sole-24Ore» a giorni, verrà annuciata la creazione di una cornice normativa che aprirà le danze. L’operazione di Governo – che fa perno su Luigi Di Maio, vice-premier e titolare del ministero competente, il Mise – avrebbe già l’accordo della Lega – via Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – e del ministro del Tesoro Giovanni Tria. L’obiettivo è creare una rete unica tra Telecom e Open Fiber in una struttura che sia in grado di raccogliere le risorse per accelerare la sostituzione del rame. Il Governo, che non può intervenire direttamente su Telecom – dal momento che si tratta di una società privatizzata – è consapevole che – per come sono messe le cose oggi – ci sono 22mila posti a rischio che, secondo le stime fatte, potrebbero salire a 30mila nell’arco di un paio d’anni. E c’è preoccupazione che l’incumbent, con una capitalizzazione di Borsa delle ordinarie scesa sotto gli 8 miliardi, possa diventare facile preda di appetiti esteri: il timore è che si allunghi su Tim l’ombra di Orange (l’azionista di riferimento dell’ex monopolista transalpino è lo Stato francese), che già in passato ha mostrato più volte di essere spettatore interessato.

Il Sole 24 Ore
Il documento è di una sola pagina. Ma basta l’incipit per allarmare sii destini dell’azienda Telecom. «Gli eventi degli ultimi anni hanno di fatto minato, probabilmente irrimediabilmente, la capacità del Gruppo Tim di competere sul mercato come una unica impresa. Al fine di estrarre il massimo valore possibile e cercando di mettere in sicurezza alcuni asset strategici per il Sistema Paese, la soluzione potrebbe essere quella di fare un break-up del gruppo», si legge nel documento di cui è venuto in possesso Il Sole 24Ore, in piccola parte anticipato ieri. Un documento “anonimo” che ricorda nella formula quello che era stato recapitato all’allora presidente Telecom, Marco Tronchetti Provera, con un biglietto di accompagnamento di Angelo Rovati, consigliere dell’allora premier Romano Prodi. La differenza è che il cosiddetto piano Rovati – che in realtà era stato preparato da uomini Rothschild, anche se non era intestato – consisteva in 28 pagine zeppe di grafici e dati a corredo del suggerimento di scorporare la rete Telecom.

la Repubblica
Monte dei Paschi di Siena ha realizzato nei nove mesi un utile netto di 379 milioni di euro, rispetto ai 3 miliardi di ‘rosso’ dello stesso periodo 2017, dato non pienamente comparabile. Lo rende noto l’istituto di credito, segnalando che il risultato operativo lordo nei tre trimestri è stato di 803 milioni di euro, contro 1,33 miliardi nello stesso periodo 2017. I ricavi dei nove mesi calano a 2,51 miliardi (3,22 miliardi). Il patrimonio netto in nove mesi è calato di 1,5 miliardi a 9 miliardi per l’impatto negativo dell’applicazione del principio contabile ifrs9 e delle variazioni negative delle attività finanziarie al fair value. L’utile del trimestre è stato di 91 milioni di euro superiore alla stima di consenso (40 milioni) degli analisti. I ricavi del trimestre ammontano a 809,5 milioni e il risultato operativo lordo a 248,3 milioni stabile rispetto al trimestre precedente. Calano i costi operativi, migliorano gli indicatori di qualità degli asset e cala leggermente il ratio patrimoniale cet1 dal 13% a giugno al 12,8% a settembre. Sul risultato del terzo trimestre hanno avuto un impatto positivo 55 milioni di crediti d’imposta.

la Repubblica
Al 30 settembre 2018 UnipolSai realizza un utile netto consolidato pari a 862 milioni di euro (430 milioni di euro al 30 settembre 2017), comprensivo della plusvalenza derivante dalla cessione di Popolare Vita (309 milioni di euro). Ricalcolando i risultati economici consolidati a perimetro omogeneo, il risultato consolidato si attesta a 568 milioni di euro contro 567 milioni del 2017. Nel periodo in esame la raccolta diretta assicurativa, al lordo delle cessioni in riassicurazione, si attesta a 8,6 milioni di euro (+5,1%, 5,6 miliardi da assicurazione danni e 3,1 miliardi da assicurazione vita). Il combined ratio si attesta al 94,7% dal 97,9%.

Milano Finanza
Cattolica Assicurazioni è riuscita a confermare l’indice di solidità patrimoniale, il Solvency II, al 160%, livello raggiunto a giugno scorso, nonostante nel frattempo lo spread fra titoli di Stato italiani a 10 anni e quelli tedeschi sia salito di alttri 100 punti base in media. Banca Imi in merito si attendeva un valore attorno al 150%. Il titolo, intanto, ha aperto positivo, oggi, +0,33% a 7,6 euro, nonostante il Ftse Mib ceda lo 0,69%, ma alle ore 10:00 Cattolica scivola del 4,22% a 7,225 euro. Quanto ai conti, il gruppo assicurativo ha registrato, al 30 settembre scorso, una raccolta premi complessiva per 4,272 miliardi di euro nei nove mesi (+16,7% anno su anno), contro attese di Banca Imi per 4,3 miliardi di euro. Il settore Danni ha inciso per 1,475 miliardi (+2,8% anno su anno a termini omogenei), rispetto a 1,493 miliardi che si aspettavano gli analisti di Banca Imi. Leggermente sotto le stime anche il dato sulla raccolta Vita a 2,797 miliardi di euro contro attese per 2,807 miliardi, che comunque rappresenta un +23% anno su anno. Il risultato prima delle imposte si è attestato a 166 milioni di euro e qui ha battuto le attese di Banca Imi per 149 milioni ma non di Equita Sim che erano di 170 milioni (in linea). L’utile netto di 93 milioni, invece, è superiore ai 72 milioni di Banca Imi e ai 75 milioni di Equita .

Il Sole 24 Ore
Il colosso bancario elvetico Ubs rischia multe miliardarie su due diversi fronti giudiziari aperti negli Stati Uniti e in Francia. Giovedì il Dipartimento della giustizia Usa ha depositato i documenti per due cause contro il colosso bancario svizzero a New York e ad Atlanta, con l’accusa di aver fatto «perdere miliardi di dollari ai suoi clienti» vendendo bond garantiti da mutui immobiliari alla vigilia della crisi suprime. In un altro procedimento giudiziario in Francia la banca elvetica è accusata invece di aver sollecitato e aiutato i suoi clienti francesi a esportare capitali all’estero e a evadere le tasse: l’accusa in questo caso ha chiesto il pagamento di una multa di 3,7 miliardi di euro. Sono due test importanti per il ceo Sergio Ermotti, dal 2011 ai vertici dell’istituto elvetico, arrivati in un momento in cui il banchiere spinge sulla crescita globale del ramo wealth management, cercando peraltro di attirare nuovi investitori proprio negli Stati Uniti.

Milano Finanza
Nonostante il settore sia in crisi e la raccolta pubblicitaria sulla carta stampata sia in costante calo, il gruppo Rcs Mediagroup continua a macinare ricavi e margini. E ad abbattere il debito. Anche se ad avere un effetto rilevante in questa ripresa è soprattutto l’applicazione dei nuovi principi contabili IFRS 15. Risultato: alle 16:20 il titolo Rcs saliva del 3,6% a 1,03 euro. Così la casa editrice di via Rizzoli, controllata e guidata da Urbano Cairo, ha chiuso i nove mesi di competenza con un giro d’affari che è balzato da 657,7 a 713,3 milioni, anche se su base omogenea, come si legge nella nota dell’azienda, “escludendo quindi dal confronto con i dati dei primi nove mesi 2017 gli effetti derivanti dall’adozione del nuovo principio contabile IFRS 15 (+57,3 milioni, riconducibili a ricavi editoriali per +75,9 milioni, a ricavi pubblicitari per -8,1 milioni e a ricavi diversi per –10,5 milioni), si evidenzierebbe una sostanziale stabilità dei ricavi rispetto al pari periodo 2017”.

Il Sole 24 Ore
È l’uomo più ricco di Francia e quasi certamente tra i più ammirati e invidiati, nel suo Paese e nel mondo. Non è solo questione di patrimonio (valutato in circa 55 miliardi di euro): Bernard Arnault ha creato e gestisce Lvmh, il più grande gruppo del lusso che si conosca, con un portafoglio di 70 maison, che danno lavoro a 145mila persone nel mondo. Nel 2017 i ricavi sono arrivati a 42,6 miliardi, quasi tre volte quelli del numero due del lusso, il rivale di sempre, il gruppo Kering, fondato e guidato dalla famiglia Pinault. Arnault fa una vita tutto sommato riservata, ma a Parigi tutti sanno che frequenta i ristoranti più esclusivi ed è ospite d’onore a vernissage, visite private di gallerie e di eventi, anche sportivi, ai quali quasi nessuno può accedere. O meglio: Arnault ha sempre l’accesso e il punto di osservazione più privilegiato che esista, se così si può dire. È tutto molto logico, in fondo: ci si interroga da secoli su cosa significhi lusso e l’imprenditore francese impersona la definizione migliore. Lusso è potersi concedere il meglio, sempre. A chi rispondesse che in realtà il lusso è il tempo, potremmo ribattere che, come detto all’inizio, Arnault non è un presenzialista né un mondano di professione.

AFFARI PERSONALI
Il Sole 24 Ore
ue utility, Italgas e Snam Rete Gas (rispettivamente +6,6% e +5,55% nell’ottava), precedute da Campari (+10,15%). Le peggiori sono invece state Leonardo – Finmeccanica (-7,94%, penalizzata dal -8,8% di venerdì sulla scia della trimestrale), Brembo (-7,75%) e Cnh Industrial (-7,35%). Venerdì Europa in rosso, Milano la peggiore. Il 9 novembre gli indici europei hanno chiuso con segno meno (Parigi -0,48%, Madrid -0,45% e Londra -0,5% circa%), con l’eccezione di Francoforte (+0,02%), all’indomani delle decisioni della Federal Reserve, che ha confermato una nuova stretta sui tassi a dicembre. Sono andati male soprattutto titoli industriali, auto e il comparto petrolifero (Saipem-5,12% ed Eni -0,76%), schiacciato dal fatto che il Wti è scivolato temporaneamente sotto quota 60 dollari in vista del summit dell’Opec che si terrà nel weekend. Piazza Affari (-0,88%), ancora una volta la peggiore nel Vecchio Continente, ha comunque ridotto i ribassi rispetto al -1,5% toccato durante la seduta, complice il fatto che lo spread tra BTp e Bund, in precedenza tornato sopra 300 punti, ha chiuso a 299 punti.

Il Sole 24 Ore
Il BTp Italia torna all’antico. Lo fa con una scadenza breve, quattro anni, che non si vedeva dal 2013, nove emissioni fa. E con i rendimenti. I numeri ufficiali arriveranno venerdì, ma sul mercato le attese puntano a una cedola intorno all’1,2-1,25%, e c’è chi non esclude qualche punto base in più. Un livello come questo riporterebbe le lancette all’autunno 2014. E l’accoppiata cedola-scadenza può accendere l’interesse dei piccoli risparmiatori, per i quali il BTpI è pensato. La possibilità di offrire una remunerazione del genere con un calendario breve è un effetto collaterale del rialzo degli interessi che accompagna i titoli italiani dalla fine di maggio. Il nuovo BTp Italia, che sarà offerto da lunedì 19 a mercoledì 21 (o martedì 20 in caso di chiusura anticipata), arriva nel pieno del dibattito politico sull’opportunità o meno di spingere il debito pubblico italiano nei portafogli delle famiglie, idea alla base del progetto dei Cir che dovrebbe approdare in manovra.

Il Sole 24 Ore
I titoli tecnologici, nonostante il calo della scorsa settimana, dominano Wall Street. Amazon, dopo Apple, ha tagliato anch’essa il traguardo dei mille miliardi di dollari in capitalizzazione. Non solo. Il Nasdaq, indice simbolo dell’hi-tech “made in Usa”, ha raggiunto a fine agosto il massimo storico intraday di 8.132 punti. Ancora. Secondo BofAML la strategia operativa su “Faang e Bat” (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google più le cinesi Baidu, Alibaba e Tencent) è la più gettonata tra gli investitori globali. Insomma: la tecnologia vive, dal punto di vista borsistico, un momento magico. La concentrazione hi-tech. Sennonché c’è chi invita a tenere i piedi per terra. I motivi per essere prudenti non mancano. Uno tra questi è il rischio connesso al sempre maggiore peso che i grandi dell’hi-tech hanno sull’S&P 500. Per rendersene conto basta guardare l’andamento storico dell’incidenza targata Facebook, Amazon, Alphabet (Google), Microsoft ed Apple. Ebbene: all’inizio del 2013 le “big five” valevano il 4,41% della capitalizzazione del più importante indice di Wall Street. Un anno dopo il peso era arrivato al 5,99% per, poi, raggiungere il 7,71% in avvio del 2017.

Il Sole 24 Ore
Il fatto che Wall Street e le Borse mondiali a caldo abbiano reagito bene alle elezioni di metà mandato statunitensi, semp licemente perché il risultato uscito dalle urne era quello atteso, non ha un grande significato. I rialzi di ieri delle Borse (+1,33% a Milano, +0,74% a Francoforte e oltre l’1% a Wall Street) non indicano un trend. Ma solo un rimbalzo su una notizia già scontata. La realtà è invece un’altra: la mezza sconfitta di Donald Trump rischia di aggiungere un ulteriore elemento incertezza sui mercati finanziari nel medio termine. Potenzialmente elimina infatti uno dei “pilastri” che dal 2017 avevano guidato al rialzo Wall Street: i super-stimoli fiscali voluti dal Presidente Usa. Se questo sia negativo o positivo per le Borse è tema di dibattuto tra gli economisti. Le opinioni divergono. Ma una cosa è certa: questo è solo l’ennesimo “pilastro” a venire potenzialmente meno. Buona parte della narrazione che ha guidato al rialzo Wall Street e le Borse globali negli ultimi anni (politiche monetarie ultraespansive, tassi a zero, utili in aumento, crescita economica sincronizzata globale) sta infatti venendo meno. Lo scenario globale sta cambiando.

Il Sole 24 Ore
Da inizio anno l’indice generale di Piazza Affari, il Ftse italia all share, e il paniere delle blue chip, il Ftse Mib, hanno messo a segno più o meno la stessa performance negativa: il primo (alla chiusura di giovedì scorso) cede l’11,6% e il secondo l’11,1%. In ribasso, seppure con un valore più contenuto, il Ftse italia Star (-9,1%). Più ampia la perdita, invece, delle medie capitalizzazioni (-14,1%). Al di là delle performance e dei dati è chiaro che la Borsa milanese, fin qui, paga un pesante dazio nel 2018. Una dinamica negativa che, dal 14 maggio 2018 (giorno in cui sono comparse le prime bozze del contratto di Governo tra Lega e M5S), è ancora peggiore. Dal quella data il Ftse all share cede il 19,4%. In un simile contesto molti titoli segnano il passo. I migliori da inizio anno… E tuttavia c’è anche chi va controcorrente. Nel gergo delle sale di trading sono i titoli «salmone». Società che, per differenti motivi, sono riusciti a risalire il fiume ribassista. Vediamo innanzitutto quali sono queste azioni, partendo dalle top 10 nelle performance da inizio anno. Su tutti si staglia Eurotech (+211,9%). A seguire troviamo: Fiera Milano (+112%), Reno de Medici (+61,4%), la Juventus (+45,1%), Technogym (+27,9%), Basicnet (+26,9%), la Lazio (+26,3%), Amplifon (+23,7%), Mutuionline (+22,9%) e Saipem (+22,7%) e Moncler (+20,6%).

Morningstar
Morningstar aggiorna la metodologia di calcolo del Sustainability Rating per integrare le migliori competenze maturate nella copertura di un più lungo orizzonte temporale e di più ampie categorie di fondi. Cosa cambia I miglioramenti includono l’incorporazione dei punteggi storici di sostenibilità, l’aumento della copertura necessaria perché un fondo riceva il Sustainability Rating dal 50% al 67% del patrimonio, l’ampliamento dei gruppi di riferimento attraverso l’utilizzo del Morningstar global category system, l’incremento a 30 del numero di portafogli analizzati dal punto di vista ESG, necessari per l’assegnazione dei globi. I cambiamenti metodologici sono guidati dall’evoluzione del settore degli investimenti sostenibili e Morningstar considera questo aggiornamento un significativo passo in avanti nell’aiutare gli investitori a valutare i propri investimenti dal punto di vista della sostenibilità. I vantaggi. Uno dei benefici principali è la maggior stabilità del Rating, grazie all’analisi dei portafogli degli ultimi dodici mesi, anziché di quello più recente, e più ampie categorie di riferimento. L’introduzione dei dati storici permette di valutare meglio le decisioni di lungo periodo del gestore, che difficilmente possono emergere se si considera solamente il portafoglio più recente, e quindi di verificare se i criteri ESG sono applicati in modo coerente nel tempo. Inoltre, l’aumento della soglia minima di patrimonio coperto al 67% dà maggior rigorosità al calcolo.

Milano Finanza
In uno scenario che resta molto volatile, ecco secondo i gestori come orientare le scelte di investimento nei prossimi mesi. Partendo dall’esito delle elezioni di midterm. Che conseguenze avranno? «Le ripercussioni politiche interne dovrebbero essere minime», ha detto Martin Moeller, responsabile Global & Swiss equity di Union Bancaire Privée (Ubp), «poiché la fiducia dei consumatori e delle pmi è a livelli elevati. Purtroppo altre fonti di incertezza legate alla situazione italiana e alle guerre commerciali continueranno a competere con fattori positivi, come la crescita degli utili e delle valutazioni». L’asset allocation consigliata in un portafoglio da 200 mila euro con un profilo di rischio bilanciato prevede il 25% in azioni Usa, il 17% in azioni internazionali, il 14% in hedge fund e il 44% in obbligazioni Usa. Nella selezione dei singoli titoli, fra quelli preferiti dagli esperti di Ubp, ci sono Goldman Sachs, che tratta solo 9,1 volte l’utile 2019 e offre un’interessante strategia di crescita che comprende un’iniziativa online di prestito al consumo e di raccolta depositi. Poi c’è Amazon , che sta continuando a incrementare i margini con la crescita di Amazon Web Services e con il business legato alle transazioni di beni di terzi (ora circa il 50% del totale delle transazioni di Amazon ) che sta guadagnando ulteriori quote.

Milano Finanza
Nella sua nuova offerta attiva sino a fine anno Chebanca! offre un conto di deposito a sei mesi con un tasso annuo lordo dell’1,5% (1,11% netto). Anche Banca Mps ha una promozione che offre l’1,5% annuo sul conto vincolato semestrale di Widiba. Le proposte di parcheggio della banca del gruppo Mediobanca e dell’istituto senese non sono le uniche in questo momento. Anche Banca Mediolanum è tornata sul mercato con uno prodotto di liquidità dal tasso aggressivo: il gruppo offre fino a fine anno un pronti contro termine a sei mesi con tasso dell’1,7% annuo netto riservato ai nuovi clienti titolari di conto corrente e deposito titoli presso il gruppo (e per importi oltre 15 mila euro). D’altra parte i risparmiatori sono alle prese con un andamento di borse e bond che pesa sui rendimenti. Logico quindi che le politiche di collocamento delle reti in questa fase siano orientate soprattutto verso strumenti più liquidi. Come emerge anche dagli ultimi dati di Assoreti, a settembre i consulenti finanziari hanno raccolto poco più di 1 miliardo di euro grazie al traino di titoli e cash: le movimentazioni sui prodotti del risparmio gestito sono state negative per 120 milioni, mentre gli investimenti netti sui prodotti in regime amministrato sono stati positivi per poco meno di 1,2 miliardi, di cui ben 878 milioni affluiti su strumenti liquidi. Su questo fronte l’offerta può contare sui conti di deposito che nella scadenze più a lungo termine, in base alle rilevazioni di ConfrontaConti (gruppo MutuiOnline ), arrivano a superare anche il 2% di rendimento.

Il Sole 24 Ore
Rallentano gli investimenti immobiliari nel terzo quarter 2018 (-23% circa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), ma i volumi restano in linea con la media quinquennale dei primi nove mesi dell’anno. I volumi del terzo trimestre 2018, secondo un report elaborato da Ipi, si fermano a quota 1,7 miliardi di euro. Con una quota pari al 40%, le preferenze degli investitori vanno verso il retail (in aumento di quasi il 14% sul secondo trimestre 2018). Il segmento, che si conferma un asset strategico per gli investimenti, registra la transazione più importante di un centro commerciale a Torino. Si segnala il crescente interesse verso tipologie di asset alternativi quali le residenze sanitarie, student housing, cinema, che stanno acquisendo quote percentuali sempre più importanti rispetto al volume totale investito. In generale il mercato milanese si conferma il più liquido fra quelli italiani: gli investimenti a Milano si mantengono sostanzialmente stabili mentre si riduce notevolmente la quota di capitale investito su Roma. Ottime performance per la piazza di Torino.

Il Sole 24 Ore
Circa 50 giorni al debutto e la fattura obbligatoria tra privati è ancora un grande cantiere aperto. Sul piano legislativo, con le misure contenute nel decreto fiscale in corso di conversione e su cui sono già arrivati gli emendamenti parlamentari come quello del M5S sulla conservazione riservata solo alle Entrate (come raccontato ieri su queste colonne). Sul piano tecnologico, con Agenzia e Sogei che lavorano a implementare i servizi già messi a disposizione dopo aver lanciato in settimana la procedura tecnologica. In questa direzione sono almeno tre le novità già in preparazione. La possibilità, per il prodotto web di compilazione e per la App, di “precompilare” l’e-fattura attingendo ai dati dell’Anagrafe tributaria, una volta che l’operatore avrà indicato la partita Iva della controparte.

Il Sole 24 Ore
Il quesito. La moglie di un socio di una società in nome collettivo può prestare attività occasionale nella società del marito (socio al 50%) entro i 90 giorni, senza obbligo di versamento dei contributi? F.D. – Tursi La risposta. Sulla questione era intervenuto il ministero del Lavoro, con lettera circolare 0010478/2013, e aveva precisato che, nella maggior parte dei casi, la collaborazione resa nell’ambito di un contesto familiare costituisce un’obbligazione di natura morale basata sul legame solidaristico ed affettivo proprio del contesto familiare, che si articola nel vincolo coniugale, di parentela e di affinità e che non prevede la corresponsione di compenso. In particolare, si precisava che appare opportuno legare la nozione di occasionalità al limite quantitativo di 90 giorni, intesi come frazionabili in ore, ossia 720 ore nel corso dell’anno solare. Se ricorrono tali condizioni, vengono esclusi gli adempimenti di carattere previdenziale.

INCHIESTE
la Repubblica
Un provvedimento concepito in modo affrettato e maldestro, che lascia tanti e tali vuoti interpretativi e applicativi da far dubitare perfino della sua reale utilità, fatto ancor più imbarazzante per il governo viste le polemiche politiche che provoca. È l’opinione sul maxi-condono contenuto nel decreto 119 del 23 ottobre scorso che inizia questa settimana il suo cammino parlamentare, e viene non solo da autorevoli economisti ma anche dalla Corte dei Conti, dall’ufficio bilancio del Senato (a Palazzo Madama comincia la discussione sotto il peso di 587 proposte di emendamento molte delle quali vengono dagli stessi partiti di governo) e infine dall’Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli, che ha rifatto ancora una volta i conti concludendo con una scoperta sconfortante: il gettito reale complessivo potrebbe ridursi a poco più di 3 miliardi in quattro anni. Niente a che vedere con i 10 miliardi sbandierati dal governo. È la stessa relazione tecnica allegata al provvedimento paradossalmente a dare, a pagina 40, la spiegazione: sarebbe di ben 7 miliardi il minor introito rispetto a quello che si potrebbe prevedere di raccogliere con le normali procedure di esazione più o meno forzata, appena un po’ potenziata. Anziché contribuire ad aumentare il gettito, insomma, questo condono sottrae risorse all’erario. E di quei 10 miliardi non ne restano che 3 o poco più.

Il Sole 24 Ore
Giuseppe Antoci aveva ricevuto minacce più di una volta. «Finirai con la gola tagliata» avevano scritto su un biglietto, mettendo insieme singole lettere tagliate a caso da giornali e riviste. Nel maggio 2016 si sono fatti vivi. Antoci, all’epoca presidente del Parco Nazionale dei Nebrodi, area protetta nel nord est della Sicilia, stava tornando a casa accompagnato dalla sua scorta di agenti. Quando la sua Lancia Thesis blindata ha imboccato una curva nella foresta di Miraglia, si è trovata davanti un tratto della carreggiata di montagna disseminato di pietre e massi. E l’autista ha dovuto fermarsi. Per prima cosa, due sicari hanno mirato agli pneumatici per immobilizzare l’automobile. Poi c’è stata la sparatoria. Alla fine, gli aspiranti assassini sono scappati, ma Antoci ricorda bene il terrore di quella sera: «Gli agenti cercarono di farmi salire su un’altra auto ma, spaventato com’ero, non li ho riconosciuti. Ho pensato che volessero rapirmi. Ho pensato alla mia famiglia e ho pregato che fossero al sicuro». Antoci crede che il tentato omicidio sia stato ordinato dalla mafia siciliana per ritorsione contro le nuove regolamentazioni, da lui volute, che avrebbero bloccato i sussidi all’agricoltura dall’Ue per milioni di euro. Si è trattato dell’attentato contro lo stato a più alta risonanza dagli anni Novanta, quando furono assassinati molti procuratori italiani famosi.

Il Sole 24 Ore
Dai Mini-bond alle «avveniristiche» Ico – i collocamenti di token digitali su Internet grazie alla tecnologia emergente della blockchain – passando per crowdfunding, invoice trading, direct lending, private equity, venture capitale naturalmente lo sbarco in Borsa. C’è da sbizzarrirsi a enunciare tutte le forme alternative di credito a disposizione delle piccole e medie imprese italiane. Quando si pensa alle fonti di finanziamento, il nostro mondo produttivo resta pur sempre storicamente«banco-centrico» rispetto a quanto si registra negli altri Paesi europei, ma questo non significa che altre forme si stiano ricavando uno spazio sempre più significativo, in molti casi fra lo scetticismo e la diffidenza generale. La ricerca del Politecnico di Milano. Superano gli 1,2 miliardi di euro le risorse finanziarie che i canali alternativi hanno messo a disposizione delle Pmi del nostro Paese nei primi sei mesi del 2018 e, se si include nel conteggio anche lo scorso anno, il saldo positivo sfiora i 3,6 miliardi. A rivelarlo è il Quaderno di ricerca «La Finanza Alternativa per le Pmi in Italia» che il Politecnico di Milano presenta proprio questa mattina al pubblico. Si tratta di un dato che potrebbe apparire quasi insignificante nel mare magnum delle centinaia di miliardi erogati attraverso il canale bancario, ma che pure denota i progressi e la vivacità di un settore in pur sempre costante crescita – a tratti anche esponenziale – negli ultimi tempi.

COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Andrea Goldstein
Vuole la leggenda che nel 1972 Chou En-Lai, interrogato sulla Rivoluzione francese, abbia risposto che era troppo presto per esprimere un giudizio. A soli cinque anni dai discorsi di Astana e Jakarta in cui Xi Jinping ne parlò per la prima volta, è legittimo affermare lo stesso a proposito della nuova Via della Seta. Ma così come nel 1794 era già chiaro che nel 1789 era cambiata la storia, non ci sono dubbi che il mega progetto per connettere Asia ed Europa ha rapidamente acquisito straordinaria visibilità e credibilità: non è prematuro affermare che la Belt & Road Initiative (Bri) sta già imprimendo il suo sigillo alle relazioni politiche ed economiche globali. A giustificare questa affermazione non concorrono per il momento grandi realizzazioni. Non c’è ancora un porto o una ferrovia targati Bri, e un progetto emblematico come l’autostrada dallo Xinjiang al porto pakistano di Gwadar, sul Mar Arabico, non è ancora completato (e comunque la sua concezione è precedente all’ascesa di Xi). Per quanto riguarda le rotte del commercio estero di Pechino, e soprattutto l’energia, perdura la preminenza dello Stretto di Malacca e del Mare della Cina del Sud, entrambe sotto il parziale controllo della Marina americana. E le tratte ferroviarie sino-europee, che pure sono cresciute rapidamente (ad agosto è transitato il vagone numero 10mila), rappresentano una parte infima del traffico merci.

Il Sole 24 Ore — Shang-Jin Wei
Nel 2013, la Cina ha lanciato la Belt and Road Initiative, un ampio progetto pensato per sviluppare un’infrastruttura fisica e creare un trait d’union fra le politiche in più di sessanta Paesi di Asia, Africa ed Europa. Chi critica l’iniziativa teme che la Cina sia talmente determinata a espandere la sua influenza geopolitica per competere con Stati Uniti e Giappone, da arrivare a perseguire progetti poco sensati a livello economico. In realtà, se vengono assolte alcune condizioni, i progetti dal punto di vista economico hanno senso, eccome. Come conferma un recente rapporto della Banca Asiatica di Sviluppo, molti Paesi coinvolti nella Belt and Road hanno un bisogno urgente di investimenti infrastrutturali su ampia scala, esattamente il tipo di investimenti che la Cina ha promesso. Alcuni Paesi come il Bangladesh e il Kyrgyzstan non hanno ancora reti elettriche decenti e questo sta ostacolando lo sviluppo del loro settore manifatturiero e soffocando la loro capacità di esportare. Altri Paesi come l’Indonesia, mancano delle infrastrutture portuali adeguate all’integrazione economica interna o al commercio internazionale.

Il Sole 24 Ore — Vittorio Da Rold
Per i britannici l’Atlantico, inteso come distanza politica dagli Stati Uniti d’America, è poco più uno stagno; per i francesi invece sta tornando ad essere un oceano. Riprendendo un famoso titolo di un fortunato libro di Giovanni Spadolini sul “Tevere più largo, i rapporti tra cattolici e stato italiano”, potremmo dire che dopo l’incontro di Parigi per il centenario dell’armistizio della Prima Guerra mondiale tra Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron l’Atlantico è tornato ad essere più largo, cioè più distante tra la visione unilaterale di Washington e quella multilaterale di Parigi. I continui abbracci e gli scambi di cordialità con Emmanuel Macron che avevano contrassegnato la calorosa visita a Parigi di Donald Trump il 14 luglio del 2017 sugli Champs-Elisée sono molto lontani, poco più di un ricordo ingiallito. All’arrivo all’Eliseo per il loro incontro, Trump e Macron sono apparsi tesi. Soprattutto il presidente americano.

Il Sole 24 Ore — Alessandro Penati
Negli Stati Uniti, la campagna per le elezioni di mid-term si è svolta su temi socio-economici interni (immigrazione, sanità, ambiente) che presumibilmente rimarranno il terreno di scontro tra repubblicani e democratici per il resto della legislatura. Probabile, quindi, che Trump continui con determinazione la sua guerra commerciale, cercando un successo da reclamare nelle elezioni presidenziali del 2020. I dazi, penalizzando i produttori esteri, spostano la domanda a favore di quelli americani. Che però, non potendo aumentare facilmente l’offerta perché negli Usa c’è piena occupazione, avranno convenienza ad aumentare i prezzi. Inoltre, molte importazioni sono componenti di prodotti assemblati negli Usa. Anche qui, i dazi aumentano i prezzi, o riducono i margini delle aziende, danneggiando consumatori e aziende americane. Ci sarà poi l’effetto negativo sulle esportazioni, a causa delle immancabili rappresaglie.

La Voce — Fabiano Schivardi
La legge di bilancio 2019 contiene, all’articolo 19, una serie di interventi per sostenere le imprese e l’innovazione. Sono misure molto eterogenee, che vanno dal rifinanziamento delle “nuova Sabatini”, alla promozione del made in Italy, al sostegno del venture capital, al voucher per il manager per l’innovazione nelle piccole e medie imprese. Il titolo dell’articolo è condivisibile. Lo svolgimento decisamente meno. Negli ultimi anni sono emersi i limiti del nostro sistema imprenditoriale, caratterizzato dalla prevalenza di piccole imprese con basso tasso di innovazione. Da qui, una serie di provvedimenti per cercare di superarli: agevolazioni alle startup tecnologiche (con la Sezione speciale nel registro delle imprese a loro dedicata), incentivi all’innovazione (iperammortamento e patent box), misure per il rafforzamento patrimoniale e la crescita dimensionale delle imprese (Aiuto per la crescita economica, Ace). In termini di modalità di intervento, si erano preferite le misure automatiche a quelle discrezionali (basate cioè su bandi), data l’evidenza soverchiante della scarsa efficacia delle seconde rispetto alle prime.

VIAGGI E DENARI
OFTravel.it
Come ogni anno, con il suo Best in Travel, Lonely Planet consiglia quali sono le mete imperdibili da visitare. E come ogni anno propone 3 classifiche differenti: la top ten dei paesi, quella delle regioni (dove al primo posto c’è il Piemonte, leggi lo speciale qui) e quella delle città in cui vale la pena organizzare un viaggio nel 2019. A svettare tra i 10 paesi da non perdere nel 2019 c’è lo Sri Lanka, conosciuto anche come “La lacrima di Buddha” per la sua forma. Perché visitare questo paese del subcontinente indiano? Per Lonely Planet il paese sta vivendo una fase di rapida evoluzione ed è già la meta preferita di un grande numero di viaggiatori per il suo mix di culture e religioni. Imperdibili i suoi templi, la vivace scena del surf sulle coste meridionali e la fauna abbondante. E si possono vivere nuove scoperte anche nelle aree nel nord e dell’est del paese, prima chiuse al pubblico a causa della guerra civile. OF riassume in questo speciale alcune delle mete più suggestive da visitare nel paese, sempre con i consigli della guida Lonely Planet dedicata allo Sri Lanka. LA TOP THREE Se lo Sri Lanka occupa il gradino più alto del podio perché si sta aprendo a tutti i tipi di turismo, da quello per le famiglie a quello dedicato agli amanti dello sport o della natura, al secondo posto si trova la Germania soprattutto per la sua spinta innovativa e per i festeggiamenti del centenario dalla nascita del movimento Bauhaus, con decine di mostre e iniziative organizzate principalmente a Weimar, Dessau e Berlino. Il terzo gradino del podio è invece occupato dallo Zimbabwe, uno dei paesi più sicuri dell’Africa che vanta favolosi parchi nazionali, siti archeologici Patrimonio dell’Umanità e meraviglie della natura come le Cascate Vittoria.

INTERNAZIONALE
Bloomberg
The euro area’s highest investment-grade bond yields are simply too good to pass for some investors even as another round of dust-up between Italy and European Union looms large this week. M&G Investments is dipping back into Italian short-dated debt, while BlueBay Asset Management LLP has a long position in the securities known as BTPs. The near doubling of yields since the start of the year has also tempted retail investors back into the market, who tend to hold the bonds until maturity, according to the nation’s debt agency head Davide Iacovoni. That’s despite an ongoing standoff with the EU, which saw the bloc dismiss Rome’s budget targets as overly optimistic. While Italy has until Nov. 13 to submit a revised version of its spending plans, the government has signaled it won’t bow to pressure from Brussels. A pullback in Italy’s yield premium over Germany suggests the market is soft-pedaling the risk of populist politics in Rome destabilizing the EU, not least because similar fears have already played out from France to Greece in recent years with little long-term consequence. Past episodes of euro-breakup anxiety were typically resolved by last-minute compromises, and that may be fueling market expectations for a similar outcome to the ongoing Italian imbroglio.

Financial Times
The sector-wide NPL rate remains low, standing at 3.22 per cent in September — up from 2.95 per cent at the end of 2017. Analysts warn, however, that the figure is likely to increase in the months ahead. Some expect the rate to rise above 10 per cent by the end of next year. “I think the recent developments imply a lower likelihood of a credit crunch and immediate bank recapitalisations,” Mr Kemeny said. “But the most impactful part of the credit cycle has yet to come. That means that we are likely to see troubled loans increase for several quarters and banks deleveraging.”

Financial Times
Online banking customers are a third more profitable than traditional bank-based clients, Piyush Gupta, chief executive of Singapore’s biggest bank, DBS, told investors a year ago during a presentation of the bank’s digital strategy. The remark sent DBS shares sharply upwards. Since launching its mobile phone-based “disrupter” banks in India and Indonesia in the past two years, DBS has signed up more than 2.6m people by using fingerprint recognition to match them against biometric national identity cards. Such new digital customers generate on average a 27 per cent return on equity for the bank, compared with the 18 per cent return it earns on its traditional branch-based customers.

Financial Times
When Noah Breslow rang the opening bell at the New York Stock Exchange in the week before Christmas 2014, it was a high point — perhaps the high point — for the fledgling online lending industry. The company he ran, OnDeck, had grown rapidly in the years after the financial crisis by supplying quick and fuss-free credit to small businesses over the internet. By then hundreds of similar online platforms had sprung up, trying to bypass Main Street lenders like Chase and Bank of America, which were grappling with a whole host of tougher regulations brought in after the 2008 collapse of Lehman Brothers. One company targeting consumer loans, Lending Club of San Francisco, had made a splashy market debut two weeks before OnDeck, talking of transforming “the entire banking system, making it more transparent, more cost efficient, more consumer friendly”.

Financial Times
Finally banks may have found problem that blockchain is able to solve now and at scale: cross border currency transfers. The banking sector has seen years of overhype and experimentation surrounding distributed ledger technology, but one project led by JPMorgan Chase, the Interbank Information Network (IIN), is quietly producing results at scale. The IIN is essentially a more efficient way for participating banks to transfer US dollars across borders and institutions. Its elevator pitch is that problematic payments, which are currently being held up for as much as two days for compliance issues or to resolve errors, could go through almost instantly under the new system.  The network does not have the wow factor of other fintech innovations like chatbots and robot traders, but its obscurity does not detract from its significance. A success would buoy spirits in an industry that has spent $1.7bn on blockchain projects which have yet to meet banks’ “lofty expectations”, according to analysts at market intelligence advisory Greenwich Associates. 

Financial Times
European financial regulators are discussing whether to supervise big technology companies more closely in response to recent moves into financial services by groups such as Amazon and Google, according to one of Europe’s most senior central bankers. Olli Rehn, governor of Finland’s central bank and a member of the European Central Bank’s governing council, said the issue of big tech’s encroachment into the financial sector had prompted “a very lively discussion by financial supervisors and central banks in Europe”. His comments on Sunday at the Financial Times Middle East Banking Forum in Dubai will be welcomed by many senior bankers who have been complaining about the uneven playing field as they worry about competing head-on with big tech groups.

Financial Times
When the Development Bank of Singapore was looking for a chief executive, one name stood out. “There really was no contest,” says one board member. “He was so impressive.” But Piyush Gupta, a respected executive at Citigroup who had served in senior banking roles across Asia, had reservations. Nearly a decade ago DBS was regarded as conservative. “I was worried that Temasek [the investor and the bank’s largest shareholder] would be a back-seat driver,” he recalls, “and whether I could transcend what was then regarded as the government-department culture of the place”. Mr Gupta thought turning DBS, Singapore’s largest bank, into a meritocracy would be his greatest leadership challenge. The bank was losing market share. “It was not run as a professional, meritocratic organisation.” But it turned out he would face a second, even bigger problem.

Financial Times
Excessive executive pay is under greater scrutiny in Europe as investors rebuff big pay packets for chief executives and take aim at directors who refuse to tackle concern over bumper bonuses. A report by Georgeson, the shareholder engagement and governance consultancy, said that this year at least one in 10 shareholders opposed pay report resolutions at 53 per cent of annual meetings in Italy, up by 20 per cent compared with 2017. In the FTSE 100 index of the UK’s biggest companies, challenges were up 39 per cent, while in the Netherlands, 22 per cent of remuneration proposals were opposed by at least one in 10 shareholders, up by close to half compared with 2017.

TECNOLOGIA
Milano Finanza
Intelligenza artificiale, AI: è l’acronimo più comunemente usato in fatto di tecnologia e di potenzialità ad essa legate. Ma siete sicuri di sapere esattamente a che cosa ci si riferisce quando si parla di AI? La domanda può sembrare scontata, ma come spiega The Algorithm, la newsletter del Mit di Boston, la risposta è un po’ complicata. Nel senso più ampio, l’AI si riferisce a macchine che possono imparare, ragionare e agire da sole. Possono prendere le proprie decisioni di fronte a nuove situazioni, allo stesso modo in cui lo possono fare gli esseri umani e gli animali. Allo stato attuale, la stragrande maggioranza dei progressi e delle applicazioni dell’IA di cui sentite parlare si riferiscono a una categoria di algoritmi noti come apprendimento automatico (machine learning). Questi algoritmi usano le statistiche per trovare dei modelli tratti da enormi quantità di dati. Usano poi questi modelli per fare previsioni su temi come che cosa vi potrebbe piacere su Netflix , cosa state dicendo quando parla con Alexa, l’assistente vocale di Amazon , o se avete un rischio di tumore basato sulla vostra risonanza magnetica.

Milano Finanza
Le reti di telecomunicazione di quinta generazione, il 5G di cui sempre più spesso si parla, avranno un impatto significativo sull’intera industria e sulla stessa società che va ben oltre la maggiore velocità di trasmissione dei dati che garantiscono. Il 5G, grazie a caratteristiche come l’accesso istantaneo ai dati (paragonabile a quello delle connessioni fisse in fibra ottica), il numero di connessioni contemporanee gestite, la quantità di dati mille volte superiore a quella delle reti attuali e il consumo energetico pari a un decimo, consente infatti di portare le potenzialità del cloud, e dell’intelligenza artificiale in particolare, in ambiti decisamente più ampi di quelli attuali, estesi dalle grandi organizzazioni ai singoli consumatori. Uno scenario in cui Huawei si muove da protagonista lungo l’intera catena del valore, dalle infrastrutture di rete sino ai terminali, senza trascurare il cuore di questo nuovo mondo, ovvero l’intelligenza artificiale per il trattamento in tempo reale di un’enorme mole di dati. «La nostra società si prepara a vivere il sesto grande ciclo di innovazione, che si basa su una nuova infrastruttura digitale che vede il 5G come tassello fondamentale per abilitare le potenzialità dell’Internet delle Cose e dell’intelligenza artificiale sul cloud per elaborare ed estrarre valore da queste informazioni», ha spiegato Vincent Pang, presidente di Huawei West European Region nel corso del convegno European Innovation Day 2018 organizzato a Roma dal colosso cinese. «Una rivoluzione digitale di questa portata non può essere sostenuta da un singolo player e Huawei sta infatti lavorando a stretto contatto con tutti i partner dell’ecosistema».

Business Insider
Tra gli indici che valutano una azienda e che incidono sul suo andamento in Borsa, cresce di importanza quello legato agli sforzi e agli investimenti che l’azienda compie nel curare la propria clientela. Al punto che gli stessi iniziano a figurare come voce di bilancio. Durante la Idc (una delle più grandi aziende di analisi dati e tendenze) Customer Experience Conference 2018 tenutasi a Milano, è stato mostrato un dato particolarmente significativo. In 17 anni, dal 2000 al 2017, il Customer Satisfaction Portfolio – un portafoglio azionario che comprende un gruppo di aziende con un alto indice di soddisfazione della clientela – ha realizzato performance da sogno.

Il Sole 24 Ore
Il futuro dipinto da William Gibson nel suo libro Neuromante sembra ancora molto lontano, ma non a Nir Zuk, fondatore e CTO di Palo Alto Networks. Durante il suo intervento all’Ignite 18 di Amsterdam, Zuk ha puntato tutta la sua attenzione sulla sicurezza fatta di big data e per un motivo ben preciso: “Se c’è una cosa che abbiamo ormai capito” – ha detto dal palco – “è che le macchine sono molto più efficaci degli uomini nei compiti che riusciamo ad assegnargli e gli attacchi informatici sono per lo più automatizzati al giorno d’oggi. Per questo è anacronistico pensare di mettere degli uomini a difendere le aziende”. Detto così sembra un po’ esagerato, ma durante l’intervista che gli abbiamo fatto Nik Zur alza addirittura la posta. “Quando ci troviamo davanti a un attacco informatico, non dobbiamo credere che dall’altra parte ci sia un ragazzo con il cappuccio della felpa alzato intendo a digitare comandi su di una tastiera. Ormai è tutto automatizzato”.

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BUON LUNEDI’ 12 NOVEMBRE 2018 DA OFNEWS AGGREGATOR ultima modifica: 2018-11-12T08:28:11+00:00 da Redazione LeggoNewsletter

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